Sul “Corriere
della Sera” di sabato scorso Gian Antonio Stella dedica un lungo e ben
documentato articolo
alla progressiva e, sembra, inesorabile “frana” del turismo straniero in
Italia, che si verifica contemporaneamente a un vero e proprio boom mondiale
del turismo. Andiamo giù, “nonostante il turismo sia l’industria del futuro”.
Stella passa in rassegna le più importanti deficienze del nostro sistema
turistico, in gran parte riconducibili a una mentalità provinciale che sembra
appagata dall’idea di essere il paese più bello del mondo. Ma che
l’Italia sia sulla china per perdere gran parte della sua impagabile bellezza è
sotto gli occhi di tutti: paesaggi disfatti, siti archeologici che si
sbriciolano a ogni acquazzone, musei che alle 14 chiudono i portoni d’ingresso
e che spesso sono collocati (e prigionieri) in tristi strutture ottocentesche.
Abbiamo vie di comunicazione che escludono dai grandi circuiti turistici quasi
la metà, forse la più bella, del paese, oltre naturalmente ad una generale mancanza
di vera e propria cultura dell’ospitalità. Problema, questo, che si coglie da
qualsiasi parte, ma soprattutto nelle città dai grandi flussi turistici. La
scuola, e questo Stella non lo scrive, ci ha messo del suo per confermare i
nostri vizi. Infatti, a partire dai primi anni ’90 si è pensato bene di
scollegarla dal mondo del lavoro, pensando che questo contatto la contaminasse
e la snaturasse. I risultati – non ci stanchiamo di ripeterlo perché i
sacerdoti della pedagogia sono restii ad aprire gli occhi sulla realtà – sono
palesemente disastrosi. Però la distanza troppo ampia tra scuola e mondo del
lavoro è anche responsabilità di quest’ultimo, per essersi troppo a lungo
accontentato delle sue posizioni di rendita (per esempio aprendosi troppo poco
all’esempio di altri paesi). Vale la pena di aggiungere che il mondo del lavoro
appare spesso assai impreparato nel seguire in modo adeguato gli studenti
in stage, ignaro che “perdere tempo“ oggi con i giovani per rafforzare in loro
i saperi pratici rappresenta un ottimo investimento per il domani. Insomma, per
migliorare il modo di accogliere i turisti è importante preparare ragazzi
competenti, appassionati al proprio ruolo, rispettosi degli altri e futuri
generosi ospiti. Ma se il nel mondo del lavoro non trovano analoghe
disposizioni, allora è tempo perso e tutto lo sforzo fatto dalla comunità per
formarli è reso vano. Se chi li ospita negli stage pensa a ottenere il maggior
profitto col minimo sforzo, magari frodando anche il fisco (nel settore turistico
purtroppo l'evasione è assai diffusa) non ci sarà scuola che tenga. Ben vengano
dunque le critiche nei confronti del mondo scolastico, ma che le associazioni
degli imprenditori evitino di scagliare la prima pietra, come spesso purtroppo
amano fare. (VV)
lunedì 31 marzo 2014
martedì 25 marzo 2014
UN INTERVENTO SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE DURANTE "LA GIORNATA DI ASCOLTO DELLA SCUOLA"
Intervento
di Giorgio Ragazzini a nome della Fondazione “La Prova del Nove” dell’Istituto
alberghiero “Saffi” di Firenze nella
“Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico e
tenutasi a Roma lo scorso lunedì 10 marzo.
Parlerò di formazione professionale partendo da un ristorante. Si
chiama “La Prova del Nove”, si trova a Firenze ed è stato inaugurato lo scorso 23
dicembre. Lo ha creato – caso unico in Italia – l’istituto alberghiero statale
“Aurelio Saffi” attraverso una fondazione ad hoc senza fini di lucro, con
l’idea di farne una scuola di alta formazione professionale, ma anche
un’occasione di qualificato tirocinio per i suoi studenti. Ci lavorano infatti,
con la supervisione di alcuni insegnanti, sette ex allievi, scelti tra i
migliori diplomati, con contratto a tempo indeterminato, a cui si aggiungono nove
neodiplomati con una borsa di studio annuale, che in pratica fruiscono di un
vero e proprio master sotto la guida dei colleghi più anziani; e infine, a
turni di quindici giorni ciascuno, 120-130 attuali allievi dell’istituto per
uno stage vero, serio, impegnativo, anche perché si tratta di ristorazione di
altissima qualità, non di una trattoria alla buona. Tutti questi ragazzi fanno
questa esperienza con grandissima soddisfazione.
Per
azzardare questa scommessa e per affrontare il lungo iter burocratico che è
stato necessario (sennò non saremmo in Italia) c’è voluta la determinazione di
un preside fermamente convinto dell’importanza fondamentale della formazione
professionale per combattere l’insuccesso scolastico, per sostenere lo sviluppo
economico con persone davvero preparate e motivate, per rinnovare la scuola
italiana, troppo legata allo studio teorico, dotandola di un canale formativo
di pari dignità rispetto a quelli fino a oggi più diffusi.
L’idea che
la cultura liceale si dovesse almeno in parte estendere anche agli altri
indirizzi, fece sì che nei primi anni novanta si snaturassero totalmente,
appunto licealizzandoli, i tecnici e i professionali, alterando in modo grave
la loro identità.
Una scelta
rovinosa, recentemente aggravata dalla riforma Gelmini, con la conseguenza di
percentuali di abbandoni e di insuccessi nel primo biennio dei professionali
che veleggiano intorno al 40% e più.
Mentre il Trentino è invece sceso al 9-10% grazie a una forte e qualificata offerta
di formazione professionale. Mentre in
Germania uno dei pilastri del ritrovato sviluppo economico è stato un
sistema scolastico (cosiddetto “duale”) molto basato sull’alternarsi dello
studio e del lavoro come terreni di apprendimento che si fecondano a vicenda.
In Italia
invece, molti ragazzi sperano, iscrivendosi agli istituti professionali, di
riscattare un passato scolastico già segnato da insuccessi e frustrazioni. E si
devono arrendere di fronte a una girandola di materie teoriche che metterebbe
in seria crisi anche studenti ben motivati e ben preparati per un percorso di
tipo liceale.
Vorrei
quindi chiedere al Partito Democratico di abbandonare una volta per tutte le
remore in questo campo, dando davvero ascolto non a me, ma alle esigenze e alle
attese di tantissimi ragazzi. A quattordici anni si può benissimo iniziare un
serio percorso formativo largamente basato fin dall’inizio su molte ore di
laboratorio e sugli stage, oltre che su mirate attività di stampo culturale,
senza dover prima passare da ripetuti fallimenti. Se non è troppo presto per
scegliere un istituto tecnico o un liceo, perché dovrebbe esserlo per iniziare
un percorso di formazione professionale? Certamente è necessaria una nuova
rappresentazione mentale della formazione professionale, finalmente positiva,
aperta a tutti, anche ai “bravi” delle medie.
Venendo
infine al piano delle concrete scelte politiche, concludo con un’indicazione di
prospettiva molto netta nella direzione che ho detto: bisogna unificare
l’istruzione e la formazione professionale (una distinzione che non ha più
molto senso), come propone anche l’Associazione Docenti Italiani, facendone un
unico, robusto canale formativo, “de-licealizzato” e rivitalizzato dalla
diffusione dell’alternanza scuola lavoro e dell’apprendistato. Sarebbe davvero,
questo, un bel modo di “cambiare verso”.
lunedì 24 marzo 2014
LETTERA AL MINISTRO: PIÙ FORMAZIONE PROFESSIONALE CONTRO L’INSUCCESSO SCOLASTICO
“Tuttoscuola” ha pubblicato ieri i dati sulla
cosiddetta “dispersione” scolastica. Nonostante una leggera diminuzione, si
tratta pur sempre di cifre altissime. C’è ancora chi pensa che il fenomeno si
possa sconfiggere proclamando rivoluzioni metodologiche, nello stesso tempo in
cui continua a difendere la licealizzazione di tutti i percorsi, che dell’insuccesso
scolastico è invece una delle cause principali.
Pubblichiamo a questo proposito una
lettera aperta che, a nome del nostro gruppo, Valerio Vagnoli, preside di
un alberghiero fiorentino, ha scritto al
ministro Giannini.
Gentile Ministro,
sono anni che viene denunciata da più parti la
drammatica situazione dell'abbandono dell'obbligo scolastico da parte di
migliaia e migliaia di studenti. Le cifre pubblicate oggi da Tuttoscuola,
anche se delineano un leggero calo nelle percentuali, confermano tuttavia la
drammaticità della situazione italiana. Naturalmente il Paese che ha avuto i
primi grandi teorici della realtà effettuale, la cui analisi critica rende
possibile migliorare la condizione del genere umano, si è guardato bene, almeno fino a oggi e salvo
encomiabili esperienze in qualche regione (prima fra tutte il Trentino), dal
misurarsi con la realtà della nostra formazione superiore.
Molti di coloro che contano in fatto di
politica scolastica (i sindacati, alcune corporazioni dei docenti, gli
assessorati regionali e spesso, ahimè, i ministri della Pubblica
Istruzione) sono legati a fole ideologiche presunte "progressiste",
come quella secondo la quale la scuola migliore è quella che sa essere
quanto più possibile uguale per tutti. Con gli inevitabili disastri in tema di
abbandono e di insuccesso scolastico che sono da decenni sotto gli occhi di
ciascuno di noi e che hanno la loro origine, appunto, nell'aver a tutti i costi
voluto affermare tale principio.
Crediamo invece che una riforma della formazione
professionale sia urgentissima e dovrebbe essere posta fra i primi punti
dell'azione del governo. Ci permettiamo di suggerire, in nome della realtà
effettuale, di studiare le esperienze che stanno dando risultati positivi sia
sul fronte della qualità formativa che su quello della diminuzione
dell'evasione scolastica, tra cui appunto quella trentina, in modo da poter
dotare tutto il territorio nazionale di qualificati percorsi di formazione
professionale. È incoraggiante il fatto che il programma del nuovo
governo dia molta importanza all'apprendistato e all'alternanza scuola-lavoro.
Non vi mancheranno le critiche e gli attacchi, ma ci auguriamo che non
riescano a distogliervi dall'urgenza di cambiare.
Cordialmente,
Valerio Vagnoli
(DS Istituto alberghiero “Saffi” di Firenze)
a nome del
GRUPPO DI FIRENZE
per la scuola del merito
e della responsabilità
Post Scriptum: Con l’occasione, Le esprimiamo
il nostro compiacimento per l’intenzione da Lei espressa di affrontare il tabù
dei docenti inadeguati. Il maggior riconoscimento del merito dei tantissimi
docenti seri consiste proprio nel non continuare a trattarli come i pochi che
seri non sono o che purtroppo non sono in grado di svolgere il loro lavoro
(mentre il premio ai migliori, che continuerebbero comunque a fare bene, ha
dimostrato altrove di avere più controindicazioni che conseguenze positive
sulla qualità media della scuola).
lunedì 17 marzo 2014
I BAMBINI INTOCCABILI DELLA SCUOLA DI LIZZANELLO
“Con la presente si chiede alle SSLL di evitare
qualsiasi forma di "contatto fisico" con gli alunni e le alunne, come
ribadito in varie occasioni a livello generale e/o individuale. In particolare
si ribadisce che non è consentito, per nessun motivo, toccare i ragazzi e le
ragazze, né abbracciandoli/e, né prendendoli/e per mano, né baciandoli/e sulla
guancia. Questo al fine di tutelare la sicurezza di tutti. L'inosservanza di tale disposizione da parte delle SSLL comporterà
l'applicazione di sanzioni disciplinari”.
È stata questa
circolare rivolta al personale di un istituto comprensivo della provincia di
Lecce, il “De Giorgi” di Lizzanello, l’argomento della rubrica “Melog” di
venerdì scorso su Radio 24. Interpellata in precedenza, la vicepreside ha
voluto solo dire che la scuola si ispira al “modello anglosassone”.
Si possono
immaginare i giudizi su queste disposizioni raccolti dal conduttore Gianluca
Nicoletti: “circolare terrificante e orribile”, “folle”, “allucinante”, “educazione
alla paranoia”. L’idea di eliminare dalla relazione educativa la stretta di
mano, l’abbraccio, la pacca, il buffetto, soprattutto se l’istituto comprende
la materna e la primaria, è senza dubbio aberrante. Probabilmente ha origine nell’ossessione
di possibili accuse di abuso (Rignano Flaminio insegna), rafforzata da un ipercorrettismo
politico di cui è spia, nel testo della circolare, il rifiuto del genere
maschile ambigenere (“abbracciandoli/e”), consigliato dalle famigerate Raccomandazioni per un uso non sessista
della lingua italiana (la cui osservanza generalizzata basterebbe da sola a
devastare la lingua italiana).
Il giorno dopo la dirigente ha corretto il tiro con un comunicato stampa (chissà perché firmato anche dall’assessore alla pubblica istruzione), in cui si chiarisce che non c’è mai stato alcun episodio di violenza o di abuso e che la circolare “è solo uno strumento per tutelare lo stile educativo e la formazione scolastica degli alunni” [sic]. E contraddicendo in parte la circolare, che invitava ad “evitare qualsiasi forma di ‘contatto fisico’ ”, sostiene che il personale “non sarebbe mai sanzionato per una carezza sul capo del bambino o una stretta di mano come saluto di incontro o di congedo o di congratulazione per un bel risultato”.
Nel frattempo la circolare è sparita dal sito e la “Gazzetta del Mezzogiorno” informa che è ora all’attenzione dell’Ufficio scolastico regionale, mentre il Ministero l’avrebbe definita “irrituale” e forse “frutto di un eccesso di zelo”. Tra l’altro, quale base giuridica avrebbe una sanzione disciplinare che punisse una carezza o una pacca sulla spalla?
Sperando che la disposizione venga ritirata, c’è comunque da augurarsi che almeno alcuni docenti di quella scuola fossero in cuor loro intenzionati a non sottostare a simili intimazioni, specialmente quelli che hanno a che fare con bambini piccoli. E viene in mente il bellissimo Monsieur Lazhar, il cui protagonista viene appunto ripreso dalla direttrice per aver tirato uno scappellotto a un allievo, ma all’occasione non lesina le carezze a un bambino disperato e alla fine abbraccia forte una sua piccola alunna che lo saluta in lacrime. (GR)
Il giorno dopo la dirigente ha corretto il tiro con un comunicato stampa (chissà perché firmato anche dall’assessore alla pubblica istruzione), in cui si chiarisce che non c’è mai stato alcun episodio di violenza o di abuso e che la circolare “è solo uno strumento per tutelare lo stile educativo e la formazione scolastica degli alunni” [sic]. E contraddicendo in parte la circolare, che invitava ad “evitare qualsiasi forma di ‘contatto fisico’ ”, sostiene che il personale “non sarebbe mai sanzionato per una carezza sul capo del bambino o una stretta di mano come saluto di incontro o di congedo o di congratulazione per un bel risultato”.
Nel frattempo la circolare è sparita dal sito e la “Gazzetta del Mezzogiorno” informa che è ora all’attenzione dell’Ufficio scolastico regionale, mentre il Ministero l’avrebbe definita “irrituale” e forse “frutto di un eccesso di zelo”. Tra l’altro, quale base giuridica avrebbe una sanzione disciplinare che punisse una carezza o una pacca sulla spalla?
Sperando che la disposizione venga ritirata, c’è comunque da augurarsi che almeno alcuni docenti di quella scuola fossero in cuor loro intenzionati a non sottostare a simili intimazioni, specialmente quelli che hanno a che fare con bambini piccoli. E viene in mente il bellissimo Monsieur Lazhar, il cui protagonista viene appunto ripreso dalla direttrice per aver tirato uno scappellotto a un allievo, ma all’occasione non lesina le carezze a un bambino disperato e alla fine abbraccia forte una sua piccola alunna che lo saluta in lacrime. (GR)
giovedì 13 marzo 2014
APPRENDIMENTO CONTRO INSEGNAMENTO: UNA CARICATURA PERICOLOSA
Nella
“Giornata di ascolto nel mondo della scuola” promossa dal Partito Democratico,
che si è tenuta lunedì scorso a Roma, Luigi Berlinguer ha rilanciato una parola
d’ordine a lui cara, quella del passaggio dalla “scuola dell’insegnamento” alla
“scuola dell’apprendimento”. “Bisogna chiudere definitivamente – ha gridato – l’era
dell’insegnamento trasmissivo”. E al suo appello si sono rifatti,
condividendolo, altri interventi.
Tutto
questo è insieme caricaturale e pericoloso. Sono una caricatura sia la contrapposizione
tra apprendimento e insegnamento, come se l’uno potesse esistere senza l’altro,
sia l’idea di una “trasmissione” del sapere vista un po’ come l’ingozzamento
delle oche destinate a fornire il foie
gras. Il pericolo sta nella tendenza, purtroppo comune a molti pedagogisti,
a imporre una didattica di Stato.
Praticamente tutto il novecento è attraversato, con varie declinazioni, da proposte metodologiche che potremmo riunire sotto l’etichetta complessiva della “didattica attiva” (oggi diventata “laboratoriale”), in genere pensate per la scuola primaria e per il primo livello della secondaria. Niente di nuovo e niente di male, quindi, nel tornare a sottolinearne il valore (se è questo che s’intende); e nulla da dire, anzi, sulla necessità che la professionalità dei docenti si evolva ed arricchisca attraverso il duplice confronto con l’esperienza propria e con quella degli altri. Niente di male, però a una condizione: che tutto questo avvenga in un clima di libertà metodologica, in cui ciascun insegnante adotta le strategie e i percorsi di apprendimento che si rivelano più produttivi – e, aggiungo, che più si confanno alle sue personali attitudini; meglio ancora se è in grado di mettere in atto una pluralità di approcci a seconda delle circostanze e dell’argomento trattato (come del resto fanno moltissimi colleghi). Altra cosa è indire una crociata contro il fantoccio ideologico dell’ “insegnamento trasmissivo”, con la palese intenzione di obbligare tutti gli insegnanti ad adeguarsi al nuovo dogma, diventando “facilitatori” dell’autoapprendimento. A proposito del quale incontriamo l’altro dogma che si sta cercando di imporre alla scuola italiana: l’ineluttabile avvento del tablet come via regia al rinnovamento (ovviamente “epocale”) della didattica. Nel convegno del Pd solo il rappresentante dell’Associazione Italiana Editori ha invitato alla prudenza in proposito, cioè a un uso circoscritto e davvero funzionale di questi strumenti. Come potrà un tablet sempre accesso in mano ai già (mediamente) poco attenti e concentrati bambini e adolescenti non diventare un’arma di “distrazione di massa”? (Giorgio Ragazzini)
Praticamente tutto il novecento è attraversato, con varie declinazioni, da proposte metodologiche che potremmo riunire sotto l’etichetta complessiva della “didattica attiva” (oggi diventata “laboratoriale”), in genere pensate per la scuola primaria e per il primo livello della secondaria. Niente di nuovo e niente di male, quindi, nel tornare a sottolinearne il valore (se è questo che s’intende); e nulla da dire, anzi, sulla necessità che la professionalità dei docenti si evolva ed arricchisca attraverso il duplice confronto con l’esperienza propria e con quella degli altri. Niente di male, però a una condizione: che tutto questo avvenga in un clima di libertà metodologica, in cui ciascun insegnante adotta le strategie e i percorsi di apprendimento che si rivelano più produttivi – e, aggiungo, che più si confanno alle sue personali attitudini; meglio ancora se è in grado di mettere in atto una pluralità di approcci a seconda delle circostanze e dell’argomento trattato (come del resto fanno moltissimi colleghi). Altra cosa è indire una crociata contro il fantoccio ideologico dell’ “insegnamento trasmissivo”, con la palese intenzione di obbligare tutti gli insegnanti ad adeguarsi al nuovo dogma, diventando “facilitatori” dell’autoapprendimento. A proposito del quale incontriamo l’altro dogma che si sta cercando di imporre alla scuola italiana: l’ineluttabile avvento del tablet come via regia al rinnovamento (ovviamente “epocale”) della didattica. Nel convegno del Pd solo il rappresentante dell’Associazione Italiana Editori ha invitato alla prudenza in proposito, cioè a un uso circoscritto e davvero funzionale di questi strumenti. Come potrà un tablet sempre accesso in mano ai già (mediamente) poco attenti e concentrati bambini e adolescenti non diventare un’arma di “distrazione di massa”? (Giorgio Ragazzini)
mercoledì 12 febbraio 2014
OCCUPAZIONI AL TRAMONTO. QUEI FORUM DEI RAGAZZI CONTRO RITI STANCHI E NOSTALGIE DEMAGOGICHE
(“Corriere Fiorentino”,
12.2.2014) – Le occupazioni studentesche non decollano più, anche se ancora
siamo lontani da un'adeguata consapevolezza in chi, dentro la scuola e fuori,
dovrebbe richiamare gli studenti ai loro doveri, a partire da quello di non
impedire ai loro compagni di seguire le
lezioni. Ci tocca infatti vivere in un paese in cui la quasi totalità del mondo
politico e culturale ad ogni ventata di occupazioni preferisce tacere o
assecondare gli occupanti. E spiace anche constatare che pur di fronte a danni
e violenze le stesse forze dell’ordine
preferiscono trarsi da parte anziché prendersi la responsabilità di mettere i
ragazzi di fronte alle loro inadempienze. Eppure, malgrado tutto ciò, talvolta
i ragazzi ci stupiscono e sembrano rigettare, finalmente, il giovanilismo
ostentato di molti adulti, che pensano di accaparrarsi la loro benevolenza e
ammirazione dichiarandosi sempre dalla “loro parte”. Lo dimostrano alcune iniziative
di questi giorni portate avanti in alcuni licei cittadini, con le quali gli
studenti, in accordo con i dirigenti scolastici e con i loro docenti, hanno
gestito dei veri e propri forum, a cui
hanno partecipato personalità della cultura come Luigi
Zingales o Associazioni culturali e di carattere sociale che hanno
portato, come si suolo dire, la società dentro la scuola. Altro che distruzioni
di aule o occasioni iniziatiche verso il consumo del primo spinello, come
spesso accade durante le occupazioni!
Il segnale che ci viene da questi ragazzi è molto importante e sembra rassicurarci sul fatto che questa società si apre finalmente al futuro abbandonando i riti stanchi degli ultimi decenni. È un’altra finestra che si apre verso la possibilità di una scuola migliore rispetto a quella che tanti demagoghi ancora si attardano a celebrare. E siccome la scuola, mi si perdoni lo sconfinamento nella retorica, è anche una finestra sul futuro, che si goda finalmente di questa aria nuova.
Il segnale che ci viene da questi ragazzi è molto importante e sembra rassicurarci sul fatto che questa società si apre finalmente al futuro abbandonando i riti stanchi degli ultimi decenni. È un’altra finestra che si apre verso la possibilità di una scuola migliore rispetto a quella che tanti demagoghi ancora si attardano a celebrare. E siccome la scuola, mi si perdoni lo sconfinamento nella retorica, è anche una finestra sul futuro, che si goda finalmente di questa aria nuova.
Valerio
Vagnoli
Dirigente scolastico
Istituto Alberghiero Saffi, Firenze
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Dirigente scolastico
Istituto Alberghiero Saffi, Firenze
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martedì 14 gennaio 2014
UN’INDAGINE ACCURATA SUGLI IMPEGNI DEI DOCENTI ITALIANI E DI QUELLI EUROPEI
Nell’ottobre del
2000 “Italia Oggi” pubblicò un ampio estratto dell’esauriente analisi della
professoressa Anna Balducci intitolata Dossier
scuola. La condizione docente in Italia,
poi pubblicata integralmente a cura della rivista “Il Voltaire”. Ne riproponiamo la parte
riguardante gli impegni di lavoro, convinti che ancora oggi mantenga quanto
meno in gran parte la sua validità e sia anche un esempio di accuratezza,
qualità sempre più rara di quanto si può oggi leggere sulla scuola. Ringraziamo
l’autrice per avercela cortesemente inviata.
Il CCNL siglato nel maggio 99 e l’entrata in vigore del
Regolamento dell’autonomia (Dpr n. 275/99) hanno innovato le modalità di lavoro
dei docenti. Si vuole qui analizzare la nuova configurazione operativa[1]
giacché i testi contrattuali e le disposizioni emanate non definiscono
compiutamente gli impegni limitandosi ad elencarli.
L’analisi è condotta sulla scorta di analoghi rilievi
effettuati in altri paesi della Comunità europea.
Occorre, tuttavia, premettere che una visione
professionale della docenza[2]
consiglierebbe un approccio qualitativo piuttosto che quantitativo al problema.
Nondimeno le valutazioni su cui si sviluppa il confronto in atto tra le OO.SS.
e il Ministero della pubblica istruzione indirizzano verso una osservazione
minuziosa delle attività svolte nella scuola pubblica italiana.
Metodi e strumenti di rilevazione
Sono stati presi
in considerazione :
-
indicazioni e
obblighi contrattuali come descritti nei Ccnl ’94, Ccnl ’99 , Ccni ’99,
Sequenza contrattuale siglata nel luglio ’99, Regolamento dell’autonomia;
-
dati ministeriali
relativi all'andamento alunni, classi, personale dall'anno scolastico 90/91
all'anno scolastico 99/00 e dati delle iscrizioni 2000/01;
-
dati ministeriali
relativi alla spesa totale, alle spese sul PIL, alle spese per allievo;
-
prospetto
riassuntivo delle cifre di spesa nel periodo 1990-2000;
-
orari cattedra in
Italia;
-
raffronti con i
corrispondenti valori forniti dai Ministeri degli stati Membri come raccolti
nel data base di Eurydice, relativi al 1996, 1997, 1998, 1999;
-
dati relativi a
incidenza dell’area scolastica rispetto alla popolazione attiva;
-
fasce d’età dei
docenti;
-
confronto della
situazione lavoro/retribuzione/impegno orario di un docente di scuola
elementare in alcune tra le più importanti città europee (dati UBS);
-
confronto con
situazioni di lavoro esterne alla scuola:
Sono stati, infine, stabiliti i criteri - elencati di
seguito - per individuare un modello di
simulazione applicabile alle differenti situazioni (diversi gradi di scuola,
diversa incidenza delle specifiche disciplinari):
-
individuazione delle
voci ricorrenti di attività e
organizzazione didattica risultate pari a 20
-
simulazioni con
variabili relative ai rapporti alunni/classe pari a 16,18, 20, 23, 24.
-
simulazioni a valore
totale costante e a valore totale dipendente dal rapporto alunni/classe
partendo dalla condizione attuale più diffusa
e cioè quella del rapporto alunno/classe equivalente a 20
Per
facilitare la lettura della tabella riassuntiva è stata predisposta una legenda
riepilogativa
tab 1- Legenda
impegni di ogni docente Alla luce delle norme che li
determinano
|
|
Attività
in classe
|
|
1
|
ore x 33 settimane di lezione
per anno scolastico
|
2
|
interventi di recupero, 2 o 3 sett per anno scolastico secondo
quanto deciso dai Collegi Docenti
|
Rapporti
individuali con gli allievi
|
|
3
|
correzione e prepararazione
esercitazioni individuali CCNL ’95 art 42,2a
|
4
|
rapporti famiglie e studenti
CCNL ’95 art 42
|
5
|
correzione verifiche CCNL ’95
art 42,2b
|
6
|
assistenza esami
|
Attività
collegiale
|
|
7
|
riunioni collegiali scuola
CCNL ’95 art 42, 3a
|
8
|
riunioni collegiali classe
CCNL ’95 art 42,3b
|
9
|
riunioni scrutini per
quadrimestre CCNL ’95 art 42
|
10
|
Commissioni decise dal Collegio
|
Attività
Propedeutiche individuali
|
|
11
|
preparazione individuale
scrutini
|
12
|
preparazione piani di lavoro
individuali CCNL ’99 art 24 comma 4
|
13
|
preparazione lezioni e
materiale CCNL ’95 art 42,2a
|
14
|
preparazione e scelta
verifiche CCNL ’95 art 42,2
|
15
|
preparazione visite didattiche
varie disposte nel piano offerta formativa
|
Aggiornamento
Individuale
|
|
16
|
verifica valutazione applicazione piano lavoro CCNL
’99 art 24 comma 4
|
17
|
verifica e scelta libri di
testo, materiale didattico CCNL ’99 art 24 comma 4 e 5
|
18
|
Aggiornamento Individuale
CCNL’99 art 24 comma 4
|
Attività
organizzativo-burocratiche
|
|
19
|
compilazione atti relativi a
valutazione CCNL ’99 art 24 comma 4 e 5
|
20
|
cura laboratori e materiale
Didattico d. lg 16/4/94 n 297 art 395,2
|
Impegni annuali medi di un
docente di scuola pubblica- Ipotesi media elaborata prendendo a riferimento un docente
(orario cattedra) impegnato in classi composte da 20 allievi. Il calcolo del
monte ore relativo alle prime due sezioni andrà aumentato del 10% nel caso
di un insegnante dell’attuale scuola
materna ed elementare.
tab
2
suddivisione
orario
|
||||
rapporto alunni/classe = 20
|
docente
|
Incidenza per alunno
|
||
a)Attività
in classe
|
periodo
|
ore
|
ore
|
|
1
|
ore lezioni in 33 settimane
|
anno
|
600
|
5,00
|
2
|
ore interventi integrativi, 2 o 3
settimane annue
|
anno
|
40
|
0,33
|
Tot sezione
|
640
|
5,33
|
||
b)Rapporti
individuali con gli allievi
|
||||
3
|
correzione esercitazioni
individuali
|
anno
|
120
|
1,00
|
4
|
rapporti famiglie e allievi
|
anno
|
30
|
0,25
|
5
|
correzione verifiche
|
anno
|
240
|
2,00
|
6
|
assistenza esami
|
anno
|
10
|
0,08
|
Tot sezione
|
400
|
3,33
|
||
Tot parziale (A+B)
|
anno
|
1040
|
8,66
|
|
c)Attività
collegiale
|
||||
7
|
riunioni collegiali scuola
|
anno
|
40
|
|
8
|
riunioni collegiali classe
|
anno
|
40
|
|
9
|
riunioni valutazione (scrutini)
|
anno
|
18
|
|
10
|
commissioni
|
anno
|
20
|
|
Tot sezione
|
118
|
|||
d)Attività
Propedeutiche individuali
|
||||
11
|
preparazione valutazione
|
anno
|
18
|
|
12
|
preparazione piani di lavoro
|
anno
|
12
|
|
13
|
preparazione lezioni o materiale
|
anno
|
100
|
|
14
|
preparazione verifiche
|
anno
|
72
|
|
15
|
preparazione visite guidate varie
|
anno
|
10
|
|
Tot sezione
|
212
|
|||
e)Aggiornamento
Individuale
|
||||
16
|
verifica e valutazione piano
lavoro
|
anno
|
12
|
|
17
|
verifica e scelta libri e
materiale didattico
|
anno
|
18
|
|
18
|
studio e attività aggiornamento
|
anno
|
20
|
|
Tot sezione
|
50
|
|||
f)Attività
organizzativo-burocratiche
|
||||
19
|
compilazione atti relativi
alla valutazione
|
anno
|
12
|
|
20
|
cura laboratori e/o materiale
didattico
|
anno
|
40
|
|
Tot sezione
|
52
|
|||
Tot parziale (C+D+E+F)
|
432
|
|||
Tot generale
|
1472
|
I risultati dimostrano che,
per il docente, a fronte di :
640 ore annue di lavoro in classe
(lavoro frontale) si registrano 832 ore annue dedicate ad
attività propedeutiche, connesse alla valutazione e/o all’aggiornamento e alla
preparazione del lavoro frontale.
Il 57% del monte ore
è destinato alla preparazione, alla verifica o alla organizzazione didattica o
meno del lavoro in classe.
Il lavoro in classe (cd.
frontale), comprensivo degli interventi integrativi prevalentemente destinati
al recupero, corrisponde a ca. il 43% dell'intera attività lavorativa.
Le 832 ore propedeutiche sono divise in due aree :
432 ore, pari al 52% del
parziale e al 29% del totale, sono contrattualmente predefinite e si
ripetono invariate in tutte le simulazioni
400 ore, pari al 48% del
parziale e al 27% del totale, si riferiscono ad impegni
proporzionalmente dipendenti dal numero
di allievi cui le attività sono destinate.
Ne segue che occorre
considerare un andamento variabile rispetto alla disciplina insegnata e rispetto
al numero di alunni.
Il tempo dedicato ad
incontri di tipo collegiale supera le previste 80 ore. Si registrano,
infatti, 118 ore (pari al 14% del
parziale e all’8% del totale) annualmente destinate al team-meeting.
La preparazione delle attività/iniziative/lezioni
richiede una media annua di 212 ore (pari al 25% del parziale e 14,4%
del totale)
L'analisi dei dati
riportati nella "colonna alunno" mostra i tempi attivi rivolti ai
singoli pari a ca. 9 ore annue per allievo.
Rispetto alle 600 ore di lavoro in classe si nota che la
classica "lezione" (non necessariamente di tipo frontale) occupa solo
il 40% del monte ore totale.
In sintesi, il lavoro
propedeutico, l’analisi e la valutazione si accaparrano la maggior parte
dell’impegno di ogni insegnante.
Alcune
delle voci analizzate appartengono alle cd. attività aggiuntive e, in genere,
comportano una retribuzione accessoria che si somma alla retribuzione
contrattuale di base analogamente a
quanto accade in tutta la Comunità europea.
Confronto
situazioni Comunità Europea - Italia
Orario di servizio
Tab. 3
Nazioni |
Orario
di lavoro
|
Norme
|
Durata anno scolastico
|
|
giorni
|
settimane
|
|||
Austria
|
Da un min di 20 a un
massimo di 23 ore settimanali. Le ore di lezione sono assegnate, all’interno
del monte ore settimanale, tramite un
moltiplicatore che tiene conto dei diversi carichi delle differenti
discipline. Si aggiungono alcune ore legate a particolari doveri d’ufficio
|
-Bundeslehrer-
-Lehrverpflichtungsgesetz
|
Da 180 a 214
|
37
|
Belgio
|
20 ore settimanali – con
un max di 962 ore per
anno pari ad un max di 26 ore per settimana
|
-Mémento de l'enseignement 1994-1995
-Arrêté du Gouvernement du 13/09/1994 fixant le nombre de jours de scolarité des élèves et le nombre de jours de présence à l'école des membres du personnel enseignant des établissements de plein exercice -Décret du 13/07/1998 portant sur l'organisation de l'enseignement maternel et primaire ordinaire et modifiant la réglementation de l'enseignement |
182
|
37
|
Danimarca
|
1.924 ore annue metà in
classe e metà per predisporre il lavoro.
|
-Act on Salaried Staff,
- Holiday Act
|
Da 200 a 209
|
37
|
Regno Unito
|
1.265 ore annue
comprensive di ogni impegno.
|
-Management of the school day.
-School Teachers' Pay and Conditions Document 1999 |
190 + 5
|
Decisione locale
|
Finlandia
|
Tra le 15 e le 25 lezioni
settimanali
|
-Act on Local Government Employees' Employment Security,
-State Civil Servants Act or Contracts of Employment Act
|
Da 185 a 190
|
22
|
Francia
|
Primaria: 26 ore per
settimana + 36 ore annue
Secondaria:
Agrégé – 15 ore per sett.
Certifiés:18 ore per sett.
Insegnanti licei tecnici: 18 ore teoria + 23 ore
pratica
Possono essere previste
alcune ore dedicate ad impegni connessi alla funzione.
|
Elementare: Legge 13/07/1983
diritti e obblighi dei funzionari + decreto n. 90-680 del 1/8/1990.
Secondaria : agrégation
- decreto n. 72-580 del 4/7/1972
certifiés - decreto no. 72-581 del
4/7/1972
educazione fisica e
sportiva
- decreto n. 80-627 del 4/8/1980
docenti licei tecnici - decreto n. 92-1189 del
6/11/1992.
|
180
|
Da 33,2 a 34,2
|
Germania
|
Diverso per ogni Länder
Si hanno da 23 a 28
periodi di lezione di 45’ cd. Si aggiungono (ma sono legate alle differenti
scelte locali) le ore per le attività di funzione
|
-Civil Servant Framework Act
-Federal Act on the Remuneration of Civil Servants
-Second Transitional Ordinance on Remuneration
|
188
|
Decisione locale nel
rispetto di 75 giorni lavorativi di vacanza più 10 giorni di festività
religiose
|
Grecia
|
Dipende dal livello di
carriera, nella primaria si va dalle
21 alle 25 ore.
Nella secondaria si va da un minimo di 16
ore a un massimo di 22 secondo anzianità e carriera.
|
-Reform of the salary schedule for public administration personnel and
other related provisions
-Unified senior secondary school, access to higher education and other provisions -Ratification of the code regarding the status of public civil administrative employees, and the employees of legal entities under public law (L. 2683/99) |
175
|
34
|
Irlanda
|
Elementare: presenza a scuola
durante tutta la giornata scolastica.
Secondaria da un minimo di 18 a un
max di 22 ore di lezione
|
Solo contratti
individuali con la singola scuola
|
Da 167 a 183
|
Decisione locale
|
Italia
|
Da 25 a 18 ore di lezione
+ le attività funzionali all’offerta formativa
In tot 1.470 ore annue
medie
|
-Ccnl’99 (comprensivo
degli articoli ancora in vigore del Ccnl ’94)
-Cni ’99,
-Sequenza contrattuale
’99,
-Regolamento autonomia
|
200
|
33 di lezione
almeno 38 di apertura
scuole
|
Olanda
|
1.659
ore annue di cui 930 (elementari) e
868 (secondaria) di lezione
|
-Consultation (Education and Research
Personnel) Decree 1989
-Legal Status (Education Personnel)
Decree
-Legal Status (Education Personnel)
Decree
-Legal Status (Secondary Education) Framework
Decree
|
200
|
Decisione locale
|
Portogallo
|
Varia
da insegnante a insegnante ed è legato ad accordi specifici con le scuole e
le autorità locali
|
-Education System Act
-Decree-Law 1989
-Teaching Career Statute 1998
|
Da
160 a 210
|
Decisione locale
|
Spagna
|
37.5
ore per settimana di cui 30 per attività didattiche (lezioni e preparazione
delle stesse)
|
-Real
Decreto 172/1988
-Contratto
dipendenti pubblici (per le scuole statali)
|
Da
165 a 175
|
Da 33 a 35
|
Svezia
|
1.360
ore, di cui 104 destinate all’aggiornamento.
|
-Swedish Association of Local
Authorities negotiates
|
Da
178 a 194
|
Decisione locale
|
Lussemburgo
|
I
periodi di lezione hanno una durata di 50’ o
55’ e sono compresi tra 26 e 24 nella primaria, fino a 22 nella
secondaria
I
doveri professionali sono fissati da regole granducali variabili da scuola a
scuola e di anno in anno
|
-Loi fixant le statut général des
fonctionnaires d'État
|
Da
212 a 216
|
36
|
Media
UE
|
-
|
189
|
-
|
Fonte
Eurydice – Elaborazione ItaliaOggi
Nonostante i numerosi tentativi di amalgamare i diversi sistemi
educativi - anche rispetto a gestione e organizzazione del lavoro e del
personale - le discrepanze, tra gli Stati Membri, risultano tanto evidenti da
rendere impossibile un sintetico raffronto che equipari carichi e modalità di
adempimento del servizio. L’unico dato veramente rapportabile a tutte le
situazioni è quello relativo al numero di giorni di apertura/lezione. Gli altri
rispecchiano le peculiarità dei singoli sistemi.
Si può solo concludere che più paesi hanno optato per una
quantificazione annua dell’intero impegno lavorativo comprendendovi anche
correzione di compiti, valutazioni, esami, preparazione di lezioni,
aggiornamento, incontri con i colleghi e con i genitori.
L’Austria ha introdotto il principio del “moltiplicatore” per
equiparare i carichi di lavoro che gravano sui docenti impegnati nei
fondamentali educativi. In sintesi, gli insegnamenti sono stati suddivisi in 6
gruppi. Il numero di unità lezione, per i docenti delle discipline del 6°
gruppo, si ottengono moltiplicando il numero delle ore assegnate per 0.75.
Viceversa, per gli insegnamenti compresi nel 1° gruppo, si utilizza il
moltiplicatore 1.167.
Di scarsa utilità appaiono i puri confronti relativi al lavoro
in classe dei docenti comunitari (che non vengono qui riportati). Le cifre
riferiscono situazioni che lo stesso Ocse definisce non paragonabili sia per la
diversa durata delle lezioni (non sempre rapportate all’ora) sia per la
confluenza, in più casi, di tempo-lezione e tempo-propedeutico.
[1] Partendo dallo
studio di A. Balducci e E. De Carli “La condizione docente in Italia”
presentato al Convegno “La professionalità docente nella storia scolastica dal
primo Novecento a oggi” Soc. Umanitaria – Milano, 1998
[2] Si vedano Dario Generali “Scuola, società civile e
pubblica utilità nell’età della scolarizzazione di massa”, A. Biuso “Le
basi etiche dell’educazione” e A. Balducci “Funzione docente, autonomia,
società civile” - In “Il Voltaire”
n.3 da pag 22 –1999- FrancoAngeli Editore – Milano
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