sabato 25 febbraio 2012

venerdì 24 febbraio 2012

PER LA CASSAZIONE, DOCENTI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA

Gli insegnanti e i dirigenti che considerano la scuola anche e soprattutto come un luogo di educazione alla responsabilità hanno molti agguerriti avversari: teorie pedagogiche e educative oggi un po’ consunte, ma ancora con ferventi seguaci; famiglie che difendono i loro figli, anche quando sono indifendibili; un’infinita serie di cattivi esempi che sempre più consolidano nei giovani l’idea di avere molti diritti ma nessuna responsabilità. Negli ultimi anni fra i “cattivi maestri” si è segnalata, purtroppo, in più di un’occasione, anche la magistratura; sia quella amministrativa, che ha spesso dato seguito ai più improbabili ricorsi di studenti e genitori, sia quella penale, con sentenze a volte pesantemente punitive nei confronti dei docenti colpevoli di “omessa vigilanza”.
Il caso riportato dal "Messaggero Veneto" in due articoli del 18 e del 19 febbraio è in questo senso esemplare. Nel 1998 Selene, studentessa sedicenne dell’Istituto Deganutti di Udine, in gita a Firenze, scavalca il parapetto del balcone della sua stanza d’albergo insieme a un compagno, passando sul lastrico di copertura della parte più bassa dell’albergo, scivola e cade in strada, procurandosi lesioni gravissime e un’invalidità permanente.
Sia il Tribunale di Trieste che la Corte d’appello respingono la richiesta di risarcimento, rilevando tra l’altro che la ragazza aveva scavalcato volontariamente il parapetto del balcone per accedere a una superficie non destinata al passaggio (che quindi non è una terrazza) e che “la sorveglianza del docente non doveva spingersi ad invadere la ‘privacy’ dei ragazzi e la sua diligenza al controllo del non possesso di spinelli o alla verifica dell'astratta sicurezza delle strutture ospitanti...” Considerazioni di buon senso, che la Corte di Appello conferma, ma che la Cassazione contesta, con sentenza dello scorso gennaio, dando ragione ai genitori della ragazza e condannando il Ministero dell’Istruzione, l’albergo e la scuola al pagamento dei danni.
Nella sentenza della Corte mi sembrano evidenti numerose forzature logiche, ad esempio quando si afferma che il tetto piano su cui i due ragazzi si sono spostati scavalcando il parapetto doveva essere considerato a tutti gli effetti, contro ogni evidenza, una terrazza e quindi essere dotato di tutte le sicurezze del caso; oppure quando si scrive che per l’istituto scolastico c’è “un obbligo di diligenza per così dire preventivo, consistente, quanto alla gita scolastica, nella scelta di vettori e di strutture alberghiere che non possano, né al momento della loro scelta, né al momento della loro concreta fruizione, presentare rischi o pericoli per l'incolumità degli alunni”, quando sembrerebbe logico attribuire questa responsabilità ai titolari dell’albergo (o dei pullman) e alle autorità preposte ai controlli. Chi è interessato a leggere il testo della sentenza, oltre a quanto riportato negli articoli, potrà trovare altri esempi di questa logica, che a me appare assai tendenziosa.
È comprensibile sul piano umano che la famiglia abbia con questa causa non solo cercato di “garantire un futuro” alla figlia resa invalida, ma anche di allontanare in ogni modo l’insopportabile consapevolezza che il terribile incidente era stato essenzialmente causato da una grave imprudenza della ragazza. Ma non sembra accettabile che la Corte sollevi da qualsiasi responsabilità dei propri atti una studentessa di 16 anni, dunque “prossima alla maggiore età” e “presumibilmente dotata di senso del pericolo”, come sennatamente aveva affermato il Tribunale di Udine, e estenda in modo pressoché illimitato la responsabilità di vigilanza degli insegnanti. Credo sia arrivato il momento che questi ultimi comincino considerare seriamente l’ipotesi di una generalizzata astensione da viaggi e visite di istruzione, che li espongono (gratis) al rischio di vedere stravolta la propria esistenza, almeno fino a che la normativa in materia non sarà profondamente ridefinita. (AR)


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lunedì 23 gennaio 2012

CITAZIONI - LA SANZIONE EDUCATIVA


Il proverbio latino “Repetita iuvant”, che sembra formulato per i distratti o i duri di comprendonio, esprime una verità psicologica fondamentale: il passaggio dalla nozione di un problema a una reale convinzione riguardo alla sua importanza non è per nulla scontato. Può derivare dal coinvolgimento diretto nell’esperienza oppure da una serie di approfondimenti e di riflessioni che, specialmente se provenienti da persone autorevoli, possono provocare quella “massa critica” di elementi conoscitivi ed emotivi (come una certa preoccupazione) che ne fanno un centro di interesse e una chiave di lettura della realtà. Per esempio, chi non concorda a parole sull’importanza dei rispetto delle regole? Eppure è ancora raro che un’affermazione del genere comporti poi un’accettabile coerenza nelle valutazioni e nei comportamenti; anzi è frequente che venga subito fatta seguire da un “ma” che ne riduce drasticamente o addirittura ne ribalta il significato.
È questo il motivo per cui i problemi dell’educazione familiare e scolastica e il loro legame con la situazione dell’etica pubblica sono così spesso richiamati su questo blog, sia partendo da notizie di cronaca che attraverso citazioni da saggi che in qualche modo trattino questo tema e quello strettamente connesso, ma molto meno popolare, delle sanzioni. È oggi la volta di Piccoli bulli crescono della  psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris (2007). 

Contrariamente a chi vede nelle sanzioni un odioso esercizio del potere, c’è chi le considera invece un mezzo per rendere bambini e ragazzi consapevoli dei loro atti e promuovere la riflessione e la libertà di scelta. La sanzione educativa non è una contro-violenza, non ha carattere vendicativo, non c’è in essa né umiliazione né rappresaglia, ma ha il valore di un segnale, di una battuta d’arresto volta a spezzare una tendenza. È il mezzo, non certo il fine. Chi difende la sanzione educativa sostiene che un ragazzo che proviene da una famiglia o da un ambiente in cui riceve messaggi confusi su ciò che è bene e ciò che e male, o anche nessun messaggio, ha un’occasione per imparare e per capire che cosa la comunità si aspetta da lui come da tutti gli altri (Sullivan, 2000). Chi la critica sostiene invece che così facendo si riproduce una condizione tipica del bullismo: da un lato c’è una persona che ha potere, dall’altro una persona che ne è priva. È interessante, a questo proposito, l’apporto della psicoanalisi, secondo cui in certe circostanze il colpevole non solo si attende una sanzione, ma la ricerca. Secondo Sigmund Freud questo bisogno di espiazione risulta da uno stato di tensione, di contrasto e a volte di scissione tra Io e Super-Io (ossia l’istanza morale incorporata nella coscienza) [...] Il bisogno di fare qualcosa per riparare è un sentimento piuttosto diffuso a tutte le età e poter pagare il debito consente di alleviare il senso di colpa. [...] La sanzione educativa attribuisce a ognuno la responsabilità dei propri atti e fornendo un risarcimento alla vittima ristabilisce l’equilibrio che è stato alterato.


venerdì 13 gennaio 2012

IL PAESE DEL PRESSAPPOCO - RECENSIONE

Povera Italia finita allo sbando
Si legge con intenso e spesso amaro diletto questo pamphlet di Raffaele Simone, intitolato Il paese del pressappoco. Autorevole linguista, l' autore immagina di inviare trentacinque lettere a un suo amico straniero che ha vissuto a lungo in Italia, e poi ne è partito, anzi quasi "fuggito". Il pretesto epistolare consente a Simone di esplorare la letteratura che ha per tema la nostra comunità nazionale e i suoi dati di carattere. Dai fondatori della moderna scienza politica ai viaggiatori-memorialisti del Grand Tour, da qualche sublime artista in veste di entomologo sociale (Leopardi avanti a tutti) agli antifascisti più sagaci e disperati: sarebbe difficile scoprire una sdrucitura nella trama dei suoi rimandi culturali. Il tutto, distribuito qua e là nel volume, a sostegno d' una tesi di fondo: l' Italia è un «paese minore», che giace «su un fondo immobile di radicale, incorreggibile arretratezza». La stessa bellezza di cui lo hanno dotato la natura e la storia viene considerata un impaccio da neutralizzare. La vita sociale è un inferno per la somma inesauribile degli egocentrismi. Nulla funziona a dovere. La giustizia è permeata da una cultura clericale che - affermava Salvemini - «punisce il peccato come se fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato». La vita familiare è viziata da quel "mammismo" al quale nel 1998 Antonio Gambino dedicò un saggio assai penetrante, Inventario italiano. E poi, il rumore eletto a genius loci, i mezzi pubblici ridotti a «sentine di coatti e di sfigati»; i motorini trionfanti, «truci blade runner a cui nulla e nessuno può opporsi». «Inefficiente, abusiva, sporca scostante, inquinata, provinciale»: tutto questo è la (mancata) nazione italiana, che si conferma ogni giorno di più, gobettianamente, «nata da un soliloquio di Cavour». L' umor nero dell' autore non concede altra requie che non sia l' eleganza dello stile. Ma è già tanto. Sulla problematica ricerca di soluzioni domina un lucido sconforto. 

Il paese del pressappoco di Raffaele Simone, Garzanti, Pagg. 236, euro 14


(Da "La Repubblica" del 22 ottobre 2005)

venerdì 6 gennaio 2012

CITAZIONI - DA "A COSA SERVE LA POLITICA?", DI PIERO ANGELA

La de-meritocrazia
La questione del merito va ben al di là del giusto riconoscimento dei valori individuali e della qualità del lavoro svolto: perché quando si passa dal livello singolo a quello collettivo, il merito cambia natura, esce dalla dimensione etica ed entra in quella economica.
In altre parole, se un paese premia il merito a tutti i livelli, crea le condizioni per migliorare il funzionamento della società e questo aiuta anche a migliorare la sua competitività. [...]
L’European House dello Studio Ambrosetti di Milano ha pubblicato uno studio proprio sul problema del merito (Come promuovere il merito in Italia) valendosi anche di ricerche e sondaggi realizzati da vari istituti internazionali, nel quale si mettono a fuoco i principali elementi che tolgono spazio al merito: l’affiliazione (in particolare il nepotismo e la raccomandazione), gli automatismi, quando l’avanzamento nella carriera poggia solamente sull’anzianità di servizio, la circolarità, quando c’è conflitto di interessi tra controllori e controllati (per esempio quando i componenti di enti agenzie che dovrebbero controllare l’attività governativa vengono nominati dal governo stesso) e l’opacità, cioè la mancanza di trasparenza nelle assunzioni e nelle promozioni, quando sfuggono a criteri di chiarezza e lasciano spazio a scelte discrezionali. [...]

Rispetto delle regole
Molti anni fa avevo portato i miei figli in una gita in campagna, nei pressi di Roma. Con noi venne anche un bambino olandese, figlio di nostri vicini. Ci accampammo per un picnic vicino a un fiumiciattolo. Poco distante un uomo stava pescando, proprio accanto a un cartello con la scritta “Vietato pescare”. Il bambino olandese si alzò e andò da quell’uomo, indicandogli il cartello e dicendogli che lì non si poteva pescare!
Ecco. La buona educazione consiste non soltanto nel comportarsi bene, ma anche nel fare in modo che gli altri si comportino bene. Rispettare le regole, ma anche farle rispettare. Si sa che questo secondo aspetto è poco popolare da noi (“Ma di cosa ti impicci!”, “Lascia perdere!”, “Vivi e lascia vivere”, ecc.).  Questo modo di agire, o meglio di non reagire, ha creato in un certo senso un’assuefazione ai piccoli (ma poi anche ai grandi) abusi. E ha abituato gran parte della gente a non intervenire per correggere certe piccole illegalità, magari alzando gli occhi al cielo.

Premi e punizioni
Il fatto è che nel nostro paese, così come non si premia il merito, non si punisce chi trasgredisce. Ne ho discusso a volte con dei politici: mi hanno detto che bisogna “educare” i cittadini. [...] Qualunque forma di educazione è fatta di premi e punizioni (dei tipi più diversi) e la loro mancanza lascia libero campo a comportamenti cialtroneschi, oppure a danni non solo alle persone meritevoli ma anche alla collettività.

venerdì 2 dicembre 2011

L'APPELLO PER LA SCUOLA DEI PRÈSIDI ROMANI


Appello per la scuola

- La scuola è un bene della comunità, una risorsa di tutti i cittadini
- Fare scuola significa motivare gli studenti allo studio, facendo leva sulla loro curiosità intellettuale, sulla loro collaborazione, sul loro impegno
- La scuola deve diventare palestra di democrazia, aperta a tutti
- La scuola deve sviluppare e garantire la legalità, intesa come responsabilità verso se stessi e verso gli altri
- La scuola deve essere luogo di partecipazione non formale e non di pochi

Per questo noi diciamo SÌ:
- ad una scuola che abbia come fine la crescita di studenti istruiti, formati nella personalità e cittadini di una comunità libera e consapevole
- ad un’autonomia viva e vitale, che si alimenti di:
-->partecipazione degli studenti, apertura alle loro proposte ed alla loro creatività
-->valorizzazione dei docenti nella pienezza della loro funzione, anche di supporto alla crescita ed alla autorganizzazione dei giovani
-->ruolo attivo e di garanzia dei dirigenti scolastici
- ad una scuola che comprenda spazi di didattica flessibile da programmare annualmente nei collegi dei docenti e nei consigli di istituto ed in rapporto con il territorio
- ad un sistema di regole democraticamente condivise, in cui trovino posto la discussione, la critica ed il dissenso
- ad un dibattito vero su problemi concreti: stato dei locali scolastici, dotazioni finanziarie, recupero degli studenti in difficoltà, servizi di supporto assicurati da specialisti

Per questo noi diciamo NO:
- alla compressione degli spazi di legittima autodeterminazione delle scuole
- alle sterili quanto infinite discussioni sulle problematiche della scuola, usate spesso come alibi per non cambiare nulla
- all’inganno educativo che lascia credere che tutto sia consentito e privo di conseguenze
- all’appropriazione della scuola da parte di alcuni, sottraendone la fruizione ad altri
- alla liturgia delle occupazioni come rito obbligato dell’alunno, che deresponsabilizza gli adulti mentre priva i giovani del loro contributo e del loro sostegno
Rivolgiamo inoltre un invito:
- alle associazioni delle famiglie ed alle organizzazioni sindacali affinché esprimano il loro deciso sostegno ad una linea di rispetto della legalità e delle norme del viver civile e di ripudio di ogni forma di violenza e di vandalismo
- alle forze dell’ordine affinché collaborino fattivamente ed in modo uniforme sul territorio con i dirigenti delle scuole durante eventuali occupazioni che possano degenerare in azioni distruttive o violente.
Ci rendiamo, infine, disponibili ad un incontro con le rappresentanze degli studenti, purché si rispettino le regole del dibattito civile.

Liceo Scientifico “I. NEWTON”
Liceo Scientifico “MALPIGHI”
IPSSAR “ARTUSI”
Liceo Classico “MONTALE”
IISS “LEONARDO DA VINCI”
Liceo Sperimentale “V. COLONNA”
Liceo Scientifico “PIAZZI” di Morlupo
Liceo Classico “TACITO”
IISS “CARAVAGGIO”
IPSC “G. VERNE”
ITC “LOMBARDO RADICE”
IISS “A. DIAZ”
Liceo Sperimentale “G. BRUNO”
Liceo Classico “LUCREZIO CARO”
Liceo Scientifico “E. TORRICELLI”
Liceo Scientifico “PEANO” di Monterotondo
IISS “Via LUISA DI SAVOIA”
IISS “G. FALCONE”
Liceo Scientifico “VOLTERRA”
Liceo Classico “ARISTOFANE”
IPSIA “CATTANEO”
Liceo Scientifico “KEPLERO”
Liceo Artistico “RIPETTA”
Liceo Scient.“TOUSCHEK” di Grottaferrata
IT Nautico “MARCANTONIO COLONNA”
Liceo Scientifico “TULLIO LEVI CIVITA”
Liceo Classico “MAMIANI”
IISS “G. AMBROSOLI”
ITCG “FERMI” di Tivoli
IPSSAR “APICIO” di Anzio
Liceo Scientifico “CAVOUR”
ITAS “E. SERENI”

lunedì 28 novembre 2011

I LABORATORI VUOTI DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI

L'esasperazione di noi insegnanti degli Ipsia e soprattutto di noi insegnanti tecnico-pratici è arrivata al culmine. Negli ultimi 15 anni sui professionali si sono abbattute due riforme una più sciagurata dell'altra, iniziando dal famigerato Progetto 92, passando per il Progetto 2002 che ha poi portato all'attuale disastro della riforma Gelmini. Le persone che sono dietro a queste riforme sono sempre le stesse, persone che hanno a cuore tanti interessi tranne che quelli degli alunni e dei loro bisogni e aspettative.Vedere nella mia scuola che ha una storia di 50 anni, i laboratori VUOTI, in disarmo, quasi fossero inutili cimeli del passato fa veramente male. Sapere che la mia scuola ha una potenzialità incredibile per quanto riguarda la preparazione professionale degli alunni e la lotta contro gli abbandoni e la dispersione scolastica, e che questa stessa potenzialità viene eliminata distrutta annullata da una riforma che non ha né capo né coda, provoca in noi una grande rabbia e delusione.Prima del progetto 92 i ragazzi facevano 40 ore di lezione settimanale, 20 in aula e 20 in laboratorio. Le classi prime erano mediamente composte da 29, 30 e anche 32 alunni. Durante l'anno si ritiravano al massimo 3 o 4 alunni, i bocciati a giugno erano intorno alle 5 o 6 unità, mediamente si portavano in seconda circa 18, 20 alunni per classe. Dall'introduzione del Progetto 92, dove si dimezzarono le ore di laboratorio, nonostante la diminuzione degli alunni per classe che si attestavano intorno alle 26 unità al massimo, con criteri di valutazione molto più blandi, l'eliminazione della prova di stato per la qualifica e l'introduzione delle prove strutturate realizzate da ogni singolo istituto, la dispersione scolastica cominciò ad aumentare in maniera esponenziale. Invece di fermarsi e tornare indietro, questi stessi personaggi che ora fanno parte della commissione De Toni proposero una ulteriore diminuzione delle ore di laboratorio (le uniche in grado di recuperare gli alunni, di motivarli), portandole a sole 4 settimanali. Dal progetto 2002 nasce l'attuale riforma Gelmini. Sono stati ideati settori come manutenzione e assistenza tecnica o produzioni industriali ed artigianali che non hanno nessuna attinenza con la realtà produttiva e con le esigenze delle aziende e del mondo del lavoro. Chi si reca in qualsiasi cantiere, in qualsiasi industria, in ogni piccola o media impresa si sente dire che hanno bisogno di buoni tecnici o installatori elettrici, di buoni operatori al tornio a controllo numerico, di meccatronici, di installatori e tecnici nel campo del condizionamento dell'aria. Nessuno, dico nessuno richiederà un manutentore generico, in quanto non sarà in grado di fare un bel nulla, in qualsiasi settore si possa cimentare. Ho vissuto all'estero per parecchi anni tra Francia, Germania e Svizzera. L'istruzione professionale è presa in grande considerazione, è finanziata, sostenuta in maniera massiccia dallo stato o dai Lander come in Germania. Sono corsi talmente seri e richiesti che in Svizzera, per esempio, sono a numero chiuso e vengono messi a concorso. La disciplina è ferrea e i ragazzi firmano a 14 anni un vero e proprio contratto di lavoro, dove diritti e doveri vengono messi per iscritto così come le sanzioni e le multe (si paga anche per assenze ingiustificate). Se non paghi, non rientri a scuola e dopo il secondo preavviso vieni definitivamente espulso. La struttura dell'orario è simile a quella che i nostri professionali avevano fino al 1994 ossia 50% delle ore in aula e il 50% in laboratorio (pratica professionale in Germania arriva al 60% dell'orario). Il collegamento con le aziende esiste, ma non è fondamentale in quanto sono le scuole che in quei paesi fanno innovazione e quindi sono le aziende che vanno a scuola e non il contrario. Anche noi abbiamo tentato di recuperare ore di laboratorio collaborando con la Regione, ma alla fine alle regioni non importa gran che di collaborare con gli istituti statali perché loro puntano a gestire i corsi di istruzione e formazione direttamente per poter disporre a loro piacimento dei fondi e per poter piazzare i numerosi "insegnanti" legati a sindacati o associazioni religiose leader nel settore della formazione professionale.

Riccardo Galante

domenica 20 novembre 2011

SUL CONFRONTO PRESIDI-STUDENTI IN PALAZZO VECCHIO

Il prèside Gianfranco Carloni, uno dei diciotto firmatari della lettera aperta sulle occupazioni studentesche, commenta l’incontro del 15 novembre scorso nel Salone dei Cinquecento.

L'incontro degli studenti a Palazzo Vecchio con i prèsidi c'è stato; e questo è già un avvenimento. Giustamente l'assessore Di Giorgi ha dedicato tempo alla presentazione dell'incontro. Il sindaco Renzi ci ha detto che eravamo nella sede più prestigiosa della città (ricca di monumenti di sommi artisti e già sede del Parlamento italiano). Anche gli studenti c'erano. Però mi è mancato qualcosa: non ho trovato la vivacità, l'entusiasmo o la rabbia dei giovani. La protesta per il "soffitto che perde acqua" o per "i topi nel cantiere vicino", giustificano poco (o troppo in fretta) l'occupazione e la protesta "politica" nella scuola. L'assessore Di Fede ha spiegato ai ragazzi che il "patto di stabilità" gli impedisce di intervenire. Ma l'aveva già fatto in tutte le scuole dove è stato a fare visite e sopralluoghi, in tutte le assemblee alle quali ha partecipato. C'é stato l'orgoglio di alcuni rappresentanti degli studenti per aver promosso "cogestione" (con chi?), con tre assemblee al giorno (quante presenze?), su tanti temi (con quali esperti?). Il tutto rimane un bell'esercizio di autarchia (con quali risultati?). E' vero che qualche provocazione c'è stata: contro i giornali che non pubblicano quanto richiedono gli studenti, contro qualche preside che ha preteso la giustificazione per partecipare ad un'assemblea cittadina; e quella di una madre contro i 18 presidi che vogliono impedire il "libero esercizio democratico di occupazione" agli studenti. Ma tutto questo mi pare poco e, principalmente, non siamo entrati "in tema", non ci sono state conseguenze e, meno che meno, conclusioni.
Apprezzabili tutti gli interventi di Valerio Vagnoli, non solo per i contenuti (che riprendevano e ampliavano i contenuti della lettera firmata), ma per il tono, la passione, il coinvolgimento, la richiesta di co-responsabilità, l'invito a riflettere sui danni fisici alla struttura e al lavoro della scuola, il tutto fatto con voce alta e decisa. Solo il direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini, è stato per qualche minuto altrettanto forte, nel contestare il modo e le affermazioni fatte da uno studente sul ruolo della stampa. La collega Addabbo di Porta Romana va apprezzata per essere stata diretta ed esplicita nel dare giudizi sul comportamento "illegale" degli studenti. A questo proposito bisogna ricordare che i due assessori, e in parte il sindaco Renzi, hanno accettato la possibilità dell'occupazione come forma di pressione, senza però catalogarla come "reato!"

mercoledì 15 giugno 2011

CHI SIAMO

Sintesi dell’attività

Il Gruppo di Firenze nasce come gruppo di lavoro sui problemi della scuola nel dicembre 2005, con l’intenzione di portare un contributo al nascente progetto della “Rosa nel Pugno”. Un documento dal titolo Alcune riflessioni sulla scuola italiana individua nella rivalutazione del merito, della responsabilità, del rispetto delle regole la premessa fondamentale per una vera riforma della scuola.
Nel settembre 2006 organizza a Roma il convegno Dalle Grandi riforme alle riforme necessarie, con la partecipazione di Angelo Panebianco, Giorgio Allulli, Rosario Drago, Lorenzo Strik Lievers; nel maggio del 2007, a Firenze, il convegno Merito e legalità nella scuola italiana con gli interventi, tra gli altri, di Mario Pirani e dello psicologo Osvaldo Poli.
Nel giugno successivo, con l’Associazione radicale di Firenze, lanciamo una sottoscrizione a favore di una professoressa palermitana denunciata per abuso di correzione in un episodio di bullismo, sottoscrizione che superò in poco tempo i 3500 euro e fece del caso una notizia di prima pagina sul "Corriere della Sera". Nel comunicato stampa si sottolineava che “da molti anni gli insegnanti sono stati colpevolmente lasciati soli alle prese con il problema della condotta”.
Nel dicembre dello stesso anno promuoviamo una Lettera aperta di docenti a sostegno dei primi provvedimenti del Ministro Fioroni in direzione di una scuola più seria.
All’inizio del 2008 decidiamo di proseguire la nostra attività in modo del tutto autonomo e assumiamo l’attuale denominazione, aprendo il blog omonimo, sul quale negli ultimi tre anni si sono susseguite riflessioni, segnalazioni e prese di posizione (oltre quattrocento post). Abbiamo sempre tenuto in modo particolare al nostro metodo di lavoro politicamente “trasversale”, rivolgendoci quindi a tutti indistintamente e chiedendo adesioni su obbiettivi specifici senza alcuna pregiudiziale politica.
Con questo spirito, nel marzo 2008, cioè alla vigilia delle elezioni, promuoviamo un appello a tutti i candidati intitolato Scuola: un partito trasversale del merito e della responsabilità, firmato da 16 noti studiosi e commentatori[1]. Il Ministro Gelmini, appena insediato, lo legge quasi per intero nella sua prima audizione alla Camera e dichiara di farlo proprio.
Il Gruppo di Firenze è stato invitato dal Partito Democratico a partecipare ad alcuni seminari sul disegno di legge Aprea e sul tema della valutazione. In proposito è stato audìto alla Camera dalla Commissione cultura nel febbraio del 2009.
Tra il 2009 e il 2010 Andrea Ragazzini ha fatto parte della Cabina di regia ministeriale per la riforma dei licei, poi della Commissione per le Indicazioni nazionali dei licei; Valerio Vagnoli del Gruppo toscano di coordinamento per la riforma dei professionali costituito dall’Ufficio Scolastico Regionale.
Nel novembre del 2009 il Gruppo di Firenze organizza presso L’Istituto degli Innocenti un convegno su Obbligo scolastico e formazione professionale, con lo scopo di valorizzare quest’ultima anche in Toscana sull’esempio di altre regioni, che grazie a questa scelta hanno combattuto efficacemente l’insuccesso scolastico.
Sulla base delle indicazioni scaturite dal convegno, nella primavera successiva 85 prèsidi toscani firmano su nostra iniziativa una Lettera aperta ai partiti e ai candidati alle elezioni regionali che chiede alla Regione Toscana una decisa svolta in questo campo e ha un notevole riscontro sulla stampa. Una rappresentanza dei firmatari viene ricevuta dalla Vicepresidente e Assessore all’Istruzione Stella Targetti.
Nel marzo del 2011 siamo stati invitati al primo convegno sulla scuola della Fondazione Liberamente (di cui fa parte il Ministro Gelmini) e siamo intervenuti sul tema Due priorità per la valutazione degli insegnanti.
Abbiamo poi organizzato, insieme a un gruppo di prèsidi, un seminario riservato ai dirigenti scolastici della Toscana sul problema delle occupazioni studentesche, che si è svolto il 29 aprile. La relazione principale è stata tenuta dal professor Carlo Marzuoli, ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Firenze. Il lavoro di questo gruppo ha portato tra l’altro alla stesura di una Lettera aperta di 18 prèsidi toscani, intitolata Cari studenti, la scuola pubblica non si difende con le occupazioni, presentata il 21 settembre nel corso di una conferenza stampa a Firenze, che ha avuto una forte risonanza sui media regionali.
Della primavera di quest'anno è un'altra iniziativa nata per rimettere al centro della scuola i valori del merito e della responsabilità, opponendosi a una diffusa indulgenza (che in qualche caso diventa persino complicità) nei confronti di chi copia durante gli esami. Si tratta della Dichiarazione di insegnanti e dirigenti per la correttezza degli Esami di Stato, di cui si è parlato in numerosi articoli e in diverse trasmissioni radiofoniche e che ha raggiunto i 556 firmatari, impegnatisi pubblicamente "per far sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto della legalità, dell’equità e dell’imparzialità".

Membri del gruppo:

Sergio CASPRINI, docente di Storia dell’arte nelle scuole superiori
Andrea RAGAZZINI, docente di Storia dell’arte nelle scuole superiori
Giorgio RAGAZZINI, docente di Lettere nella scuola media
Valerio VAGNOLI, dirigente scolastico

[1] Mario PIRANI, Giovanni BELARDELLI, Giulio FERRONI, Ernesto GALLI DELLA LOGGIA, Giorgio ISRAEL, Lucio RUSSO, Sergio GIVONE, Salvatore VECA, Sebastiano VASSALLI, Giorgio DE RIENZO, Aldo SCHIAVONE, Gian Luigi BECCARIA, Giovanni SARTORI, Remo BODEI, Piero CRAVERI, Giorgio ALLULLI.

mercoledì 25 maggio 2011

DICHIARAZIONE DI INSEGNANTI E DIRIGENTI PER LA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI DI STATO

In vista degli ormai prossimi esami di Stato di terza media e di fine ciclo di studi, stiamo raccogliendo adesioni alla dichiarazione riportata qui sotto. Invitiamo a farla propria gli insegnanti e i dirigenti scolastici che avranno il ruolo di presidenti e membri delle commissioni, comunicando la propria adesione all'indirizzo gruppodifirenze@libero.it. Proprio in coincidenza (fortuita) con l'avvio della nostra iniziativa, è uscito un libro di grande interesse e del tutto in sintonia con le motivazioni che ci hanno spinto a prenderla. Si tratta di Ragazzi, si copia, di Marcello Dei, edito dal Mulino (leggi la presentazione ). Ecco il testo della dichiarazione:

Fra poco si svolgeranno gli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di studi. Negli ultimi anni i mezzi di informazione hanno riferito di numerosi casi in cui non è stato assicurato il loro corretto svolgimento. Questo danneggia fortemente la credibilità della scuola italiana e l’immagine degli insegnanti e dei dirigenti.
Non c’è dubbio che la maggioranza dei colleghi agisca in modo inappuntabile e faccia il possibile per garantire la regolarità degli esami. Siamo però consapevoli che un malinteso atteggiamento di “comprensione” nei confronti degli studenti e la diffusa tendenza a considerare inutilmente fiscale la fermezza nel far rispettare le regole (e in alcune situazioni anche pressioni esterne) possono spingere a “chiudere un occhio” se qualcuno copia, a giustificare o a tollerare indebiti aiuti e persino comportamenti gravemente scorretti, come fornire ai propri allievi traduzioni e soluzioni.
Va invece ribadito che certi atteggiamenti non sono affatto un modo di “fare il bene dei ragazzi” e che anzi feriscono la giustizia e il merito. Una scuola, infatti, in cui venga in qualche modo compromessa la regolarità degli esami, abitua gli studenti alla scorrettezza, commette un’ingiustizia verso chi conta solo sulle sue forze e infine svaluta il senso dell’esame come momento importante di verifica delle capacità degli allievi. Viceversa, l’esempio di comportamenti coerenti con i valori che si insegnano costituisce per i giovani la più efficace educazione alla legalità.
Noi pensiamo che il ruolo e l’immagine dell’istruzione pubblica si difendano certamente reclamando nuove leggi e finanziamenti più adeguati, ma anche facendo nel modo migliore la propria parte e assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità.
Ed è con questo spirito che noi sottoscritti commissari e presidenti di commissione dichiariamo pubblicamente che ci impegneremo per far sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto della legalità, dell’equità e dell’imparzialità, a tutela del prestigio della scuola italiana, di coloro che vi operano con ammirevole impegno e dei tanti studenti che si preparano con serietà a questa importante prova.

Totale firmatari: 555 (176 dirigenti e 381 docenti)

Elenco in ordine alfabetico (secondo il nome proprio):

Dirigenti

1. Adelina Franci, Istituto Comprensivo di Signa (Fi)
2. Adriana Abriani, Ist. Sup. Benini, Melegnano (Mi)
3. Adriano Gioè, Liceo Classico Dante Alighieri, Anagni (Fr)
4. Agostino Miele, Istituto Tecnico Artemisia Gentileschi, Milano
5. Aldo Alibrando, Istituto Comprensivo Alezio (Le)
6. Aldo Pampaloni, Ist. Tec. Ferraris, San Giovanni Valdarno (Ar)
7. Alessandro Ferraiuolo, 2° Circolo Didatt., Cava de’ Tirreni (Sa)
8. Alessandro Gaspari, Istituto Tecnico Belluzzi, Rimini
9. Alessandro Penta, Ist. Compr. Di Prisco, Fontanarosa (Av)
10. Amato Polidoro, Liceo Scientifico Alberti, Minturno (Lt)
11. Amelia La Rocca, Istituto Superiore Albertini Nola (Na)
12. Andrea Marchetti, Liceo Virgilio, Empoli (Fi)
13. Angela Antonia Rovati, Ist. Com. di Casirate D'adda (Bg)
14. Angelino Messinese, 1°Circolo Did. Carmine Nicosia (En)
15. Angelo Cannizzaro, 298° circolo did. Elsa Morante, Roma
16. Angelo M. Manlio Massari, Ist. Tec. Ferraris, Molfetta (Ba)
17. Anna Maria Barbi, Liceo Scientifico Gramsci, Firenze
18. Anna Maria Marinai, Omnicomprensivo Montefeltro, Sassocorvaro (PU)
19. Anna Maria Paolino, Scuola media Alberto Pirro, Salerno
20. Anna Maria Quarta, Liceo Scientifico Fermi, Brindisi
21. Anna Pezzati, Circolo Didattico di Rignano sull’Arno (Fi)
22. Annamaria Gabellini, Ist. Com. di San Piero a Sieve e Vaglia (Fi)
23. Antioco Frau, Istituto Superiore di Aritzo (Nu)
24. Antonino Formica, Istituto Compr. Goldoni, Villaverla (Vi)
25. Antonino Gimmillaro,Istituto Profess. Calapso, Siracusa.
26. Antonio Cadoni, Ist. Super. Ponti-Lorenz, Mirano, (Ve)
27. Antonio Diblio, Istituto Sup. Fortunato Fedele, Agira (En)
28. Antonio Merico, Istituto Comprensivo di Scorrano (Le)
29. Antonio Piroddi , Istituto Sup. Leonardo Da Vinci, Lanusei (Og)
30. Arnolfo Gengaroli, Istituto Compr. Coverciano, Firenze
31. Barbara Zari, Direzione Didattica I° Circolo di Empoli (Fi)
32. Bianca Maria Morgi, Istituto Compr. di Villasimius (Ca)
33. Bruno Donnarumma, Ist. Compr. Foscolo, Quindici (Av)
34. Carla Rita Marchetti, Liceo Sebastiano Satta, Nuoro
35. Carlo Runcio, Liceo Scientifico Torricelli, Bolzano
36. Cecilia Pirolo, Istituto Superiore Romanazzi, Bari
37. Cesario Panebianco, Liceo di Floridia e Canicattini Bagni(Sr).
38. Cinzia Baldacci, Istituto Comprensivo S.Gottardo, Genova
39. Claudio Cereda, Istituto Tecnico Hensemberger, Monza
40. Concetta Graziano, Istituto Profess. Marignoni-Polo, Milano
41. Corrado Sancilio, Istituto Tecnico Agostino Bassi, Lodi
42. Corrado Spataro, Liceo Matteo Raeli, Noto (Sr)
43. Damiano Iocolo, Ist. Compr. D'Apolito, Cagnano Varano (Fg)
44. Daniela Mammini, Istituto Comprensivo Gandhi, Prato
45. Daniela Piccinni, Scuola Media Lanza, Cassano Jonio ( Cs )
46. Daniela Scocciolini, Liceo Scientifico Pasteur, Roma
47. Dante Cericola, Ist. Compr. Benedetto Croce, Paglieta (Ch)
48. Dante Siena, Ist. Compr. Assisi 2, Santa Maria Degli Angeli (Pg)
49. Domenico Scovotto, Scuola Media Primo Levi, Sassuolo (Mo)
50. Elisabetta Pastacaldi, Liceo Artistico Petrocchi, Pistoia
51. Emilio Sisi, Istituto Professionale Marconi, Prato
52. Enio Lucherini, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino
53. Fausta Grassi, Liceo Scientifico Majorana, Roma
54. Fausto Clemente, Ist. Sup. Palmeri, Termini Imerese (Pa)
55. Felice Signoretti, Liceo Laura Bassi, Bologna
56. Fernanda Brevetti, Scuola Media Salvatore di Giacomo, Napoli
57. Filomena Collarino, Istituto Magistrale Vittorio Gassman, Roma
58. Fiorenza Giovannini, Ist. Com. Galileo Chini, Scarperia (Fi)
59. Franca Damico, Istituto Superiore Giulio Romano, Mantova
60. Francesca Priuli, Scuola Media Ignazio Vian, Torino
61. Francesco Cucca, Dir. Did. 3 di Nuoro e Ist. Com. Fonni (Nu)
62. Francesco Girgenti, Liceo Classico Montale, Roma
63. Francesco Paolo Scoppetta, Istituto Tecnico De Fazio, Lamezia Terme (Cz)
64. Francesco Pezzuto, Liceo Scientifico Kennedy, Roma
65. Francesco Sangiovanni, Istituto Sup. Don Milani, Napoli
66. Franco Fanti, Istituto Comprensivo n. 5, Imola
67. Gaetano Panariello, Istituto Tec. Cesaro, Torre Annunziata (Na)
68. Gennaro Ruggiero, Ist. Compr. Vittorio Emanuele II°, Napoli
69. Gian Michele Spaggiari, Liceo Sc. Manfredo Fanti, Carpi (Mo)
70. Gianni Saviano, Istituto Comprensivo Cassitto, Bonito (Av)
71. Giorgio Rembado, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi
72. Giovanna Contini , Liceo Scient. Europa Unita, Porto Torres (Ss)
73. Giovanna Maria Iorio, Scuola Media Viale delle Acacie, Napoli
74. Giovanni La Montagna, Liceo Braucci, Caivano (Na)
75. Giovanni Magistrale, Liceo Scientifico Scacchi, Bari
76. Giovanni Parente, Istituto Comprensivo Frascaro, Supersano (Le)
77. Giovanni Rosso, Ist. Sup. Via Falisca, Rignano Flaminio (Rm)
78. Giulia Cimino, Istituto Comprensivo La Meridiana, Bettona, (Pg)
79. Giuliana Cinni, Istituto Superiore E. Fermi, Empoli (Fi)
80. Giuseppa Maniglia, Lic. Class. Guglielmotti, Civitavecchia (Rm)
81. Giuseppe Caponio, Scuola Media Netti, Santeramo in Colle (Ba)
82. Giuseppe De Puri, Licei Enriques e Cecioni, Livorno
83. Giuseppe Paciullo, Scuola Media Aldo Moro, Bari
84. Giuseppe Serino, Scuola Media Cavour, Marcianise (Ce)
85. Giuseppe Spataro, Liceo Scientifico Patrizi, Cariati (Cs)
86. Giuseppe Stile, Ist. Compr. Scauda, Torre del Greco (Na)
87. Gregorio Iannaccone (Presidente Andis), Ist. Compr. Forino, (Av)
88. Heidrun Aschacher, Istituto Profess. Salvemini, Palermo
89. Ivan Gottlieb, Istituto Tecnico Volta, Bagno a Ripoli (fi)
90. L.Liliana Rizzo, Istituto d’Arte Fiume, Comiso (Rg)
91. Laura Bellanova, 134° CirC. Did. Annibale Tona, Roma
92. Laura Fasiolo, Istituto Superiore Dante Alighieri, Gorizia
93. Laura Orsola Patrizia Nicolella, Ist. Tecnico Volta, Aversa (Ce)
94. Laura Virli, Istituto Superiore Pascal, Pomezia (Rm)
95. Lenella Breveglieri, Scuola Media Gallo-Pascoli, Noci (Ba)
96. Lia Morelli, Ist. Compr. Montanelli-Petrarca, Fucecchio (Fi)
97. Lorenzo Battistin, Istituto Comprensivo Muttoni, Vicenza
98. Lorenzo Fergonzi, Liceo Classico Foscolo, Pavia
99. Lorenzo Marotta, Liceo Scient. Archimede, Acireale (Ct)
100. Luca Guerranti, Scuola Media “Da Vinci”, Poggibonsi (Si)
101. Luciano Carta, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena (Ca)
102. Luciano Lazzaro Gigante, Liceo Scientifico Vecchi, Trani (BT)
103. Luigi B. Pansino, Liceo Scient. Ulivi, Borgo San Lorenzo (Fi)
104. Luigi Paparo, Ist. Compr. Morelli e Silvati, Roccarainola (Na)
105. Maddalena Montemurro, Ist. Compr. Federigo Tozzi, Chianciano Terme (Si)
106. Manuela Becattelli, 1° Circolo Didattico, Poggibonsi (Si)
107. Mara Caenazzo, Istit. Compr. Galvaligi, Solbiate Arno (Va)
108. Mara Salvi, Liceo Ariosto, Ferrara
109. Marco Mori, Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, Firenze
110. Marco Panti, Istituto Compr. Piero della Francesca, Firenze
111. Marco Pesaola, Scuola Media Amedeo D'Aosta, Bari
112. Maria Antonietta Bentivegna, Liceo Scien. Ruffini, Viterbo
113. Maria Delle Rose, Istituto Professionale Cellini, Firenze
114. Maria Faedda, Istituto Professionale Emilio Lussu, Alghero (Ss)
115. Maria Luisa Fusco, Istituto Comprensivo, Calvi (Bn)
116. Maria Rosaria Conte, Scuola Media Silone, Ugento (Le)
117. Marina Bordonali , Liceo Scientifico Belfiore, Mantova
118. Marina Imperato, Liceo Scientifico Leon Battista Alberti, Napoli
119. Mario Donato Cosco, Istituto Tec. Calabretta, Soverato (Cz)
120. Mario Nogara, Ist. Sup. Luciano Dal Cero, San Bonifacio (Vr)
121. Marta Paoli, Istituto Tecnico Bandini, Siena
122. Martin Sitzmann, Ist. Comp. in lingua tedesca Appiano (Bz)
123. Massimo Di Menna, Segretario generale Uil Scuola
124. Massimo Primerano, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
125. Maurizio Cesari, Liceo scient. Innocenzo XII, Anzio (Rm)
126. Maurizio Grassi, Scuola Media Andrea Guardi, Piombino (Li)
127. Maurizio Lazzarini, Liceo Scientifico Fermi, Bologna
128. Maurizio Lomonaco, Liceo Vaccalluzzo, Leonforte (EN)
129. Michele Ciliberti, Istituto Comprens Ranalli, Nereto (Te)
130. Michele Nunziata, Scuola Media Prisco, Boscotrecase (Na)
131. Michele Totaro, Istituto Comprensivo Botticelli, Firenze
132. Mupo Marina, Ist. Co. Nisco Senior, S.Giorgio del Sannio (Bn).
133. Nicoletta Maria Adelaide Lipani, Ist. Compr. Melodia, Noto (Sr)
134. Nicolò Alquino, Istituto Superiore De Simoni, Sondrio
135. Paolo Collini, Istituto Superiore Elsa Morante, Firenze
136. Paolo Mazzoli, Scuola Angelo Mauri, Roma
137. Pasquale Del Pinto, già Dirigente Liceo Classico Torlonia, Avezzano (Aq)
138. Patrizia D'Incalci, Liceo Scientifico Rodolico, Firenze
139. Pier Giorgio Lupparelli, Istituto Compr. Carducci, Foligno (Pg)
140. Pierluigi Alessandrini, Istituto Compr. di Sabbioneta (Mn)
141. Piervincenzo De Lucia, Liceo Scient. Filippo Masci, Chieti
142. Pietro Gargagliano, Istituto Tec. Dalla Chiesa, Partinico (Pa)
143. Pietro Vicino, Ist. Compr. L. Da Vinci, Castelfranco di Sotto (Pi)
144. Pina De Martino, Istituto Compr. Bennardo, Cropalati (Cs)
145. Raffaele Mazzuoccolo, Istituto Tecnico Morano, Caivano, Napoli
146. Raffaele Romano, Istituto Tecnico Andreozzi, Aversa (Ce)
147. Renato Fiori, Liceo Linguistico Cadore, Auronzo di Cadore (Bl)
148. Roberto Curtolo, Ist. Tec. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
149. Roberto Tripodi (Presidente Asasi), Ist. Tec. Volta, Palermo
150. Rocco Di Scipio, Istituto Sup. L. Valerio Pudente, Vasto (Ch)
151. Rosanna D'Agostino, Istituto Comprensivo D'Annunzio, San Vito Chietino (Ch)
152. Rosanna Genni, Ist. Superiore Europa, Pomigliano d'Arco (NA)
153. Rosanna Zazzarelli, Istituto Superiore Falcone, Roma
154. Rosaria Di Lullo, Scuola Media Vincenzo Bellini, Roma
155. Rosario Salamone, Liceo Classico Visconti, Roma
156. Ruggiero Dipace, Istituto Tecnico Carrara, Lucca
157. Sabatino D'Alessandro, Liceo Scientifico Carlo Cattaneo, Torino
158. Salvatore Consolo, Istituto Compr. Augusto Righi, Varese
159. Salvatore D'Agostino, Lic. Scie. Ignazio Vian, Bracciano (Rm)
160. Salvatore Vizzini, Istituto Superiore Mottura, Caltanissetta
161. Sandra Di Gregorio, Terzo Circolo Didattico, Lanciano (Ch)
162. Saverio Mongelli, Liceo Leonardo Da Vinci, Bisceglie (Bt)
163. Serafina Genova, Scuola Media Esopo, Roma
164. Severino Loiero, Scuola Media Garibaldi-Matteucci, Campi Bisenzio (Fi)
165. Silvana Quadrino, 87° Circolo Didattico, Napoli
166. Silvia Parigi, VIII Istituto Magistrale, Napoli
167. Sonia Salsi, Istituto Comprensivo Oltrarno, Firenze.
168. Stefano Stefanel, Scuola Media Manzoni & Fermi, Udine
169. Stella Fioccola, 7° Circolo Didattico, Latina
170. Teresa A. Goffredo, Istituto Omnicomprensivo di Pizzo (Vv)
171. Teresa Guazzelli, Istituto Compr. Salvo D'acquisto, Gaggio Montano (Bo)
172. Ubaldo Scanu, Istituto Superiore, Asproni, Iglesias (CI)
173. Valerio Vagnoli, Istituto Superiore Vasari, Figline Vald. (Fi)
174. Valter Laudadio, Istituto Comprensivo di Cupra Marittima (Ap)
175. Vinicio Grimaldi, Istituto Tecnico Mattiussi, Pordenone
176. Walter Pierotti, Istituto Superiore Fermi, Bibbiena (Ar)

Docenti

1. Adele Maria Formicola, Liceo Scientifico Alberti, Minturno (Lt)
2. Adriana Dall'Oco, Scuola Media Parenzo, Rovigo
3. Alberto De Gregorio, Liceo scientifico Kennedy, Roma
4. Aldo Cusmà Piccione Cadetto, Ist. Tec. Garibaldi, Cesena (Fc)
5. Alessandra Carraro, Istituto Tecnico Severi, Padova
6. Alessandra Falasca, Ist. tecnico Alessandrini, Montesilvano (Pe)
7. Alessandra Fanchin, Istituto comprensivo Fusinato, Schio (Vi)
8. Alessandra Ferrari Bardile, Sc. Media Robecchi, Vigevano (Pv)
9. Alessandra Terranova, Istituto Superiore Enriques Agnoletti, Sesto Fiorentino (Fi).
10. Alessandro Bellini, Istituto Tecnico Meucci, Firenze
11. Alessandro Nencioni, Istituto Superiore Fermi, Empoli
12. Alessandro Raimondi, Istituto Professionale Cellini, Firenze
13. Alfonsa Armeli, Scuola Media Calderari, Vicenza
14. Alfonso Napolitano, Istituto Tecnico Pareto, Pozzuoli (NA)
15. Alfredo Battarelli Martini Istituto Sup. Caravaggio. Roma
16. Andrea Brocchieri, Liceo Classico Prati, Trento
17. Andrea Cittadini Bellini, Istit. Compr. Acquasanta Terme (AP)
18. Andrea Florit, Istituto Professionale Marconi, Cavarzere (Ve)
19. Andrea Napolitano, Ist. Tec. Majorana, Somma Vesuviana (Na)
20. Andrea Perruccio, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
21. Andrea Pini, Istituto tecnico statale "LB Alberti" - Roma
22. Andrea Ragazzini, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
23. Angela Crea, Ist. Tecnico Giuseppe Di Vittorio, Roma
24. Angela Fiorenzani, Istituto Super. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
25. Angela Moro, Liceo Class. Vittorio Emanuele II, Lanciano (Ch)
26. Angelo Bisceglia, Istituto Tecnico Falco, Capua (Ce)
27. Angelo Porcaro, Liceo Colombo, Marigliano (Na)
28. Anita Manfrini, Istituto Tecnico Bolisani, Villafranca, (Vr)
29. Anna Ceresa, Istituto Tecnico “Romagnosi”, Piacenza.
30. Anna Colaianni, Ist. Super. Tommaso Fiore, Modugno (Ba)
31. Anna Lionello, Liceo Scientifico Benedetti, Venezia
32. Anna Maria Logoteta, Liceo Scientifico Pasteur, Roma
33. Anna Maria Orlandi, Istituto Superiore Malignani, Udine
34. Anna Montini, Liceo Scientifico, Aselli, Cremona
35. Anna Rita Toscano, Istituto Compr. Barone, Baranello (Cb)
36. Anna Salvagno, Liceo Foscarini, Venezia
37. Anna Torcé, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
38. Annamaria Ussi, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
39. Antonella Baldini, Scuola media di Volterra
40. Antonella Foscarini, Ist. Compr. di San Piero a Sieve e Vaglia (Fi)
41. Antonella Pingiori, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
42. Antonello Murgia, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
43. Antonello Tinti, Istituto Tecnico Giorgio Asproni, Iglesias
44. Antonio Dellepiane, Liceo Martin Luther King, Genova
45. Antonio Lastella, Istituto Tec. De Viti De Marco, Triggiano (BA)
46. Antonio Loru, Liceo Classico e Linguistico Piga, Villacidro (VS).
47. Antonio Mazziotti, Istituto Professionale Sassetti-Peruzzi, Firenze
48. Arnaldo Florio, Istituto Tecnico Pascal, Roma
49. Augusto Cipriani, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
50. Augusto Cosentino, Ist. Sup. Luigi Nostro,Villa S. Giovanni (RC)
51. Augusto Di Benedetto, Liceo Classico Cassini, Sanremo (Im).
52. Barbara Betti Schiavone, Liceo Scientifico Majorana, Roma
53. Beatrice Colombi, IstitutoTecnico Cerboni, Portoferraio (Li)
54. Beatrice Naldi, Istituto Professionale Cellini-Tornabuoni, Firenze
55. Benedetta Nanni, Liceo Galvani, Bologna
56. Benedetta Pescini, Liceo Scient. Leonardo da Vinci, Firenze
57. Bianca Trupiano, Liceo scient. Giordano Bruno, Arzano, (Na)
58. Carla Muletto, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
59. Carla Simonitto, Liceo Caterina Percoto, Udine
60. Carlo Baccetti, docente universitario e presidente di commissione all’Istituto Tecnico Ferraris, Empoli
61. Carlo Cerioni, Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, Jesi (An)
62. Carlo Illuminati, Liceo Classico Visconti, Roma
63. Carlo Lomater, Liceo Classico D’Azeglio, Torino.
64. Carmela Lello, Liceo Meucci, Aprilia (Lt)
65. Carmen Russo, Istituto Superiore Vittorini, Grugliasco (To)
66. Caroline Miln, Liceo Scientifico Francesco Severi, Frosinone
67. Caterina Lorenzoni, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
68. Caterina Restaino, liceo class. Quinto Orazio Flacco, Venosa (Pz)
69. Chiara Carletti, Istituto Superiore Galileo Galilei, Firenze
70. Chiara Livide, Istituto Superiore Roncalli, Poggibonsi (Si)
71. Cinzia Quattrocchi, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena (Ca)
72. Cinzia Ristori, Liceo Classico Galileo, Firenze
73. Claudia Umani, Liceo Seneca, Roma
74. Claudio Baldoni, Liceo Artistico Giorgio De Chirico, Roma
75. Claudio Flamigni, Scuola Media Rolandino-Pepoli, Bologna
76. Claudio Giuggioli, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
77. Cosima De Blasi, Liceo Montessori, Roma
78. Costanza Parronchi, Istituto Profess. Sassetti-Peruzzi, Firenze
79. Costanzo Di Giovanni, Liceo Artistico Via di Ripetta, Roma
80. Cristiana Salvagno,, Istituto Tecnico Enrico Fermi, Roma
81. Cristina Cazzola, Liceo Scientifico Alvise Cornaro, Padova
82. Cristina Orsini, Liceo Petrocchi, Pistoia
83. Cristina Poncato, Istituto Comprensivo Villaverla, Vicenza
84. Cristina Saccardo , Istituto Comprensivo Goldoni, Villaverla (Vi)
85. Cynthia Beccari, Liceo Classico Petrarca, Trieste
86. Daniela Alivernini, Ist. Tecnico Colomba Antonietti, Roma
87. Daniela Sabatello, Istituto Superiore Federico Caffè, Roma
88. Daniela Silvestri, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma.
89. Daniele Alderighi, Istituto Sup. Russell-Newton, Scandicci (Fi)
90. Dario Favini, Istituto Superiore Bodoni-Paravia, Torino
91. Denio De Cian, Liceo Scientifico Quadri, Vicenza
92. Diego Filotto, Istituto Tecnico Kennedy, Pordenone
93. Domenica Sottilotta, Lic. Scient. Leonardo Da Vinci, Reggio Calabria
94. Domenico Bufalino, Istituto Tecnico Galilei, Livorno
95. Donatella Purger, Liceo scientifico John Kennedy, Roma
96. Elena Agostini, Istituto Tecnico Renato Serra, Cesena
97. Elena Iess, Istituto Superiore Cossar - da Vinci, Gorizia
98. Elena Maffei, Liceo Petrarca, Trieste
99. Elena Petroni, Istituto Professionale Giorgi, Lucca.
100. Elena Santini, Liceo classico Goffredo Mameli, Roma
101. Eliana Vianello, Liceo Artistico Modigliani, Padova
102. Elio Bertini, Istituto Superiore Civitali, Lucca
103. Eliodoro Miranda, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
104. Elisabetta Capuani, Ist. Tecnico Colomba Antonietti, Roma
105. Elisabetta Carnelli, Liceo Virgilio, Empoli (Fi)
106. Elisabetta Tenducci, Istituto D’arte Di Sesto Fiorentino (Fi)
107. Emanuela Scopigno, Liceo Classico Varrone, Rieti
108. Emanuele Bruschi, commiss. ester. presso ist. prof. Verne, Roma
109. Emanuele Iemmolo, Istituto Tecnico Alessandrini, Vittuone (Mi)
110. Emilia Di Tanna, Istituto Superiore Mortati, Amantea (Cz)
111. Enrico Robaldo Istituto Professionale Garelli, Mondovì (Cn)
112. Enrico Tombelli, Istituto Professionale Cellini, Firenze
113. Enrico Ercolani, Liceo Scientifico Galilei, Perugia
114. Ermanno Menarello, Istituto Superiore Einaudi, Alba (Cn)
115. Ersilia Sada, Liceo classico Massimo D'Azeglio, Torino
116. Fabio Barina, Istituto Comprensivo Dante Alighieri, Venezia.
117. Fabrizio Puca, Liceo classico Casardi, Barletta
118. Federico Aliprandi, Istituto Tecncico Primo Levi, Bollate (Mi)
119. Federico Buratti, Istituto Tecnico Majorana, Grugliasco (To)
120. Ferdinando Giovinazzo, Istituto Tecnico Carlo Grassi, Torino
121. Filippa Zappalà, Istituto Tecnico Ferraris, Acireale (Ct)
122. Filippo Cintolesi, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
123. Filippo Russo, Istituto Tecnico Majorana, Milazzo (Me)
124. Francesca Lascialfari, Istituto Superiore Vasari, Figline Vald. (Fi)
125. Francesca Romana Poleggi, Ist. Sup. Paolo Baffi, Fregene (Rm)
126. Francesco Ademollo, Liceo Classico Galileo, Firenze
127. Francesco Capaldo, Istituto Superiore Martini, Trento
128. Francesco Clemente, Istituto Professionale Mattei, Vieste (Fg)
129. Francesco Contini, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
130. Francesco d’Afflisio, Istituto Superiore Sbordone, Napoli
131. Francesco Giovannini, Liceo Scientifico Cassini, Genova
132. Francesco Minervini, Liceo Classico Socrate, Bari
133. Francesco Palo, Liceo Scientifico Gallotta, Eboli (Sa)
134. Francesco Paolo Molica, Liceo scientifico Malpighi, Roma
135. Francesco Parma, Istituto Superiore Galilei, Bolzano
136. Fulvia Di Salvo, Liceo Scientifico Vittorio Veneto, Milano
137. Gabriele Seleri, Istituto Tecnico Feltrinelli, Milano
138. Gabriella Buonpadre, Lic. Scien. Marie Curie, Giulianova (Te)
139. Gabriella Salerno, Istituto Tecnico Cattaneo, San Miniato (Pi)
140. Gabriella Tommasi, Liceo scientifico Galileo Galilei, Poppi (Ar)
141. Geisy Silva Sepúlveda, Liceo Classico Petrarca Trieste
142. Gennaro Lubrano Di Diego, Istituto Sup. Antonio Serra, Napoli
143. Gerardo Gallo, Istituto Professionale Miano, Napoli
144. Gerardo Zenga, Istituto Tecnico Jannuzzi, Andria (BT)
145. Giacomo Bailetti, Istituto Superiore Primo Levi, Sarezzo (Bs)
146. Gianfranco Giusta, Liceo Scientifico Galilei, Cirié (To)
147. Gianfranco Marini, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
148. Gianfranco Rosas, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena, (Ca)
149. Gianluigi Dotti, Istituto Superiore Lunardi, Brescia
150. Gianna Caroti, Istituto Professionale Saffi, Firenze
151. Giano Artico, Istituto Superiore Giovanni Valle, Padova
152. Gigi Monello, Liceo Scientifico Pacinotti, Cagliari
153. Gilberta Natale, Liceo Scientifico Azzarita, Roma
154. Giorgio Montalbano, Ist. Prof. De Franceschi, Pistoia
155. Giovanna Correddu, Istituto Tec. Elsa Morante, Limbiate (Mi)
156. Giovanna Gurrieri, Liceo classico Umberto I, Ragusa
157. Giovanna La Grasta, Liceo Ginnasio Foscarini, Venezia
158. Giovanni Bartolone, Istituto Professionale Pietro Piazza, Palermo
159. Giovanni Corbelli, Liceo Scientifico, Antonio Roiti, Ferrara
160. Giovanni Dursi, Istituto Superiore Laura Bassi, Bologna
161. Giovanni Ruggiero, Istituto Tecnico Einaudi, Chiusi (Si)
162. Giuliana Pesca, Istituto Tecnico Laparelli, Cortona (Ar)
163. Giuseppe Burgaretta, Liceo Scientifico Archimede, Rosolini (Sr)
164. Giuseppe Chiadini, Ist. Sup. De Gasperi, Borgo Valsugana (TN)
165. Giuseppe De Francesco, Coord. reg. Uil P.A. Friuli Venezia G.
166. Giuseppe Lagani, Liceo Scientifico Alessi, Perugia
167. Giuseppe Luciano Cimadoro, Istituto Tec. Fermi, Vibo Valentia
168. Giuseppe Maravolo, Istituto Superiore Carlo Levi, Portici (Na)
169. Giuseppe Pallanti, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
170. Giuseppe Pastena, Istituto Tecnico Guido Dorso, Avellino
171. Giuseppe Pinto, Istituto Sup. Zenale e Butinone, Treviglio (Bg)
172. Giuseppe Ragazzoni, Ist. Sup. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
173. Giuseppe Riparbelli, Istituto Superiore Boselli, Savona
174. Giuseppe Ruffa, Liceo Artistico Alberti, Firenze
175. Giuseppe Sau Zanichelli, Liceo Classico Lagrangia, Vercelli
176. Giuseppe Simonetta, Istituto Superione Peano, Torino
177. Giuseppina Esposito, Liceo Scientifico Castelnuovo, Firenze
178. Giuseppina Guidetti, Ist. Tec. per il Turismo Marco Polo, Firenze
179. Giustina Mannelli, Liceo classico Michelangiolo, Firenze
180. Glauco Miranda, Liceo Galvani, Bologna.
181. Gloria Melandri, Istituto Tecnico Cestari, Chioggia (Ve)
182. Gloria Tomassetti, Istituto Tecnico Vallauri, Roma
183. Guglielmo Lattanzi, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
184. Guia Passerini, Istituto Comprensivo Pieraccini, Firenze
185. Guido Barbato, Liceo Scientifico Pascal, Pomezia (Rm)
186. Guido Billwiller, Liceo Scientifico Salvemini, Sorrento (Na)
187. Gustavo Matassa, Liceo Scientifico Colombo, Marigliano (Na)
188. Incoronata Nigro, Liceo Classico Colletta, Avellino
189. Irene Saracino, Istit. Sup. Tommaso Fiore, Grumo Appula (Ba)
190. Irma Quintavalle, Scuola Media Loru-Satta, Villacidro (VS)
191. Isabella Pera, Liceo Classico Carducci, Viareggio
192. Ivan Cervesato, Liceo Scientifico Einstein, Milano
193. Ivana Da Ponte , Liceo Classico Prati, Trento
194. Lamberto Natale, Istituto Tecnico Pacinotti, Taranto
195. Laura Nanni, Liceo classico Pascal, Pomezia (Rm)
196. Laura Natale, Liceo Classico Galvani, Bologna
197. Laura Parenti, Istituto Professionale Enrico Fermi, Verona
198. Letizia Bausi, Istituto Tecnico Ginori Conti, Firenze
199. Linda Bianco, Istituto Superiore Leon Battista Alberti, Roma
200. Lucia Bartolotti, Liceo Petrarca, Trieste
201. Lucia Galli, Liceo Classico Machiavelli, Lucca
202. Lucia Losavio, Liceo Artistico Martini, Schio (Vi)
203. Lucia Parigi, Lic. Scient. Giotto Ulivi, Borgo S. Lorenzo (Fi)
204. Luciano Paccini, Istituto Comprensivo Botticelli, Firenze
205. Luigi Peduto, Istituto Superiore Enzo Ferrari, Battipaglia (Sa).
206. Luigi Puccini, Istituto Tecnico Marconi, Pontedera (Pi)
207. Luigina Giorgi, Liceo Scientifico Marconi, San Miniato (Pi)
208. Luisa Pellegrini, Istituto Superiore Galileo Galilei, Firenze
209. M. Giovanna Missaggia, Liceo Scientifico Ulisse Dini, Pisa
210. M. Rita Murru, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
211. Mara Bettini, Liceo Scientifico Calini, Brescia
212. Marcella Bellini, Liceo scientifico Volterra, Ciampino (Rm).
213. Marcello Landi, Liceo Giorgio Spezia, Domodossola (Vb)
214. Marco Di Paolo, Liceo Classico Albertelli, Roma
215. Marco Pagliari, Ist. Prof. Borsellino e Falcone, Palestrina (Rm)
216. Marco Radaelli, Liceo scientifico Teresio Olivelli, Pavia.
217. Maria Alessandra Lucioli, Liceo scient. Einstein, Milano
218. Maria Antonietta Gargiulo, Istituto Comprensivo Bozzaotra, Massa Lubrense (Na)
219. Maria Coviello, Istituto Tecnico Alberti, Roma
220. Maria Cristina Pettorini, Istituto Superiore Civitali, Lucca
221. Maria Grazia Teodori, Istituto Tecnico Colonna, Roma
222. Maria Grazia Vitale, Istituto Superiore Avogadro, Abbadia S. Salvatore (Si)
223. Maria Grazia Zotti, Istituto Tecnico San Benedetto, Latina
224. Maria Laura Bentivegna, Scuola Media Egidi, Viterbo
225. Maria Laura Pillosu, Istituto Comprensivo di Quartucciu (Ca)
226. Maria Lucia Ortu, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena, (Ca)
227. Maria Novella Alioto, Istituto Tecnico Agrario, Firenze
228. Maria Rita Branciforte, Istituto Tecnico Fermi, Pontedera (Fi)
229. Maria Rosa Giannalia, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
230. Maria Rosaria Buono, Liceo Classico Carducci, Nola (Na)
231. Maria Teresa Seu, Polo Liceale Cecioni, Livorno
232. Mariangela Lanaro, Liceo Scientifico Messedaglia, Verona
233. Mariano Mandalà, Istituto Professionale Ascione, Palermo
234. Mariapia Lionello, Liceo Majorana Corner, Miranao (Ve)
235. Mariella Pieri, Istituto Sup. Curie, Savignano sul Rubicone (FC)
236. Marilena Deiana, Scuola Media Amat, Sinnai (Ca)
237. Marina Delle Piane, Liceo Martin Luther King, Genova
238. Marina Longinotti, Sc. Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
239. Marina Mangianti, Istituto Profess. Cavazza, Pomezia (Rm)
240. Mario Amato, Istituto Tecnico Industriale di Montesilvano (Pe)
241. Mario Bianchi, Istituto Profess. Sismondi-Pacinotti, Pescia (Pt)
242. Mario Garau, Liceo Classico Dettori, Cagliari
243. Mario R. Storchi, Ist. Super. Luca Pacioli, Sant’Anastasia (NA)
244. Marisa Scapuzzi, Istituto Compr. Montagnola-Gramsci, Firenze
245. Marta Franceschi, Liceo Laura Bassi, Bologna
246. Marta Guastaldi, liceo scientifico Aselli, Cremona.
247. Martino Sacchi, Liceo Giordano Bruno, Melzo (Milano)
248. Marzia Simona Gazzani, Liceo classico Pico, Mirandola (Mo)
249. Massimiliano Barontini, Liceo Classico Legnani, Saronno
250. Massimo Masini, Istituto Superiore Vasari, Figline Valdarno (Fi)
251. Massimo Maurizio, Liceo scientifico Morin, Mestre (Ve)
252. Massimo Paoletti, Liceo Scientifico Marconi, Carrara (Ms)
253. Massimo Rossi, Liceo Classico Poliziano, Montepulciano (Si)
254. Maurizio Feo, Istituto Professionale Alberghiero, Capaccio (Sa)
255. Maurizio Gavazza, Liceo Classico Mazzini, Genova
256. Mauro Di Lisa, Liceo Classico Visconti, Roma
257. Michela Napolitano, Istituto Comprensivo 16 agosto 1860, Corleto Perticara (Pz)
258. Michela Salvini, Liceo Classico Luigi Galvani, Bologna
259. Michele Brudaglio, Ist. Super. Tommaso Fiore, Modugno (Ba)
260. Michele Celenza, Istituto Tecncico Palizzi, Vasto (Ch)
261. Milena Tanca , Liceo Ginnasio annesso al Convitto Nazionale Canopoleno, Sassari
262. Milvia Tumiati, Liceo Classico Ariosto, Ferrara
263. Mirella Albano, Liceo Scientifico Avogadro, Roma
264. Monica Lederer, Scuola Media Vittorino da Feltre, Abano Terme (Pd)
265. Monica Lo Scalzo, Liceo Artistico di Sesto Fiorentino (Fi)
266. Monica Menesini, Liceo Scientifico Vallisneri, Lucca
267. Monica Raffaele Addamo, Liceo Scientifico Dalla Chiesa, Sesto Calende (Va)
268. Morena Cono, Istituto Professionale Ferraris-Pacinotti, Milano
269. Natalia Scalisi, Istit. Sup. Don Giovanni Colletto, Corleone (Pa)
270. Natalia Fratticci, Liceo Classico Benedetto da Norcia, Roma
271. Nazareno Boncompagni, Liceo Classico Varrone, Rieti
272. Nicola Gialanella, Istituto Superiore Paolo Baffi, Fiumicino (Rm)
273. Nicoletta Colletti, Istituto Tecnico Delai, Bolzano
274. Nicoletta Marini, Liceo Classico Mazzini, Genova
275. Nicolò Gallo, Istituto Tecnico Pareto, Arcofelice-Pozzuoli (Na)
276. Nobile Silvana Annunziata, Istituto compr. Capozzi, Roma
277. Oreste Massarelli, Ist. Tec. Leonardo Da Vinci, Giugliano in Campania (Na)
278. Orietta Ronchetti, Istituto Tecnico Einaudi, Chiari (Bs)
279. Paola Capaccioli, Liceo Scientifico Mascheroni, Bergamo
280. Paola Cavallari, Liceo Copernico, Bologna
281. Paola Cinti, Liceo Artistico Alberti, Firenze
282. Paola Fattori, Liceo Scientifico Galilei, Verona
283. Paola Lippi, Scuola Media Andrea Guardi, Piombino (Lu)
284. Paola Lupi, Istituto Superiore Ferraris-Brunelleschi, Empoli (Fi)
285. Paola Mastellaro, Liceo Scientifico Bottoni, Milano
286. Paola Miranda, Liceo Vittorio Imbriani, Pomigliano D'Arco, Na
287. Paola Pollacci, Istituto Tecnico Laparelli, Cortona (Ar)
288. Paolino Bussone, Istituto Profess. Carmine Russo, Cicciano (Na)
289. Paolo Aziani, Liceo classico Parini, Milano
290. Paolo Bertini, Liceo classico Costa, La Spezia.
291. Paolo Cotroneo, Liceo Scientifico Fermi, Bologna.
292. Paolo Dall'Aglio, Scuola Media Nannei, Collegio Dimesse, (Ud)
293. Paolo De Sabbata, Liceo Marconi Di Pesaro
294. Patrizia Alessandri, Ist. Compr. Enrico Mattei, Acqualagna (PU)
295. Patrizia Bottino, Istituto Tecnico Gastaldi-Abba, Genova
296. Patrizia Farsetti, Ist. Sup. Simoni, Castelnuovo Garfagnana (Lu)
297. Patrizia Natale, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
298. Patrizia Pepè, Scuola Media Guicciardini-Poliziano, Firenze
299. Patrizia Soriani, Scuola Media Rodari-Jussi, San Lazzaro di Savena (Bo)
300. Patrizia Troncon, Liceo scientifico Leonardo da Vinci, Treviso
301. Paula Melillo, Liceo Classico Seneca, Roma
302. Pierangela Scarnato, Istituto Professionale Marconi, Prato
303. Pierangelo Savarese, Istituto Superiore Civitali, Lucca
304. Pierluigi Carofano, Liceo Artistico Russoli, Pisa-Cascina
305. Piero Cipriani, Liceo Classico Europeo Maria Luigia, Parma
306. Piero Morpurgo, Istituto Ceccato, Montecchio Maggiore (Vi)
307. Pietro Crimi, Istituto Tecnico Alessandro Volta, Palermo
308. Pietro Janho, Istituto Superiore Via Caposperone, Ostia (Rm)
309. Pietro Serfustini, Istituto Superiore Pertini, Ladispoli (Rm)
310. Pompeo Mecarelli, Liceo Scientifico Alessi, Perugia
311. Raffaele Vincenzo Micelotta, Ist. Tec. Calabretta, Soverato (Cz)
312. Raffaella Argentieri, Ist. Superiore Marconi-Belluzzi, Brindisi
313. Raffaella D'Onofrio, Ist. Super. Europa, Pomigliano d'Arco (Na)
314. Renzo Amato, Istituto Tecnico Sciascia, Erice (Tp)
315. Renzo Stefanel, Istituto Superiore Pietro Scalcerle, Padova
316. Renzo Venturi, Istituto Superioe Pesenti, Cascina (Pi)
317. Rita Agresti, Istituto Tecnico Libero de Libero, Fondi (Lt)
318. Rita Angioni, Scuola Media Luigi Amat, Sinnai (Ca)
319. Rita Lorenzini, Liceo Scientifico Calini, Brescia
320. Rita Notturno, Liceo Socio-psico-pedagogico, Latina
321. Rita Posabella, Istituto Tecnico Rosselli, Genova
322. Roberta Garau, Liceo Gobetti, Genova
323. Roberta Riguzzi, Istituto Superiore Giordano Bruno, Budrio (Bo)
324. Roberto Martini, Istituto Superiore Balducci, Pontassieve (Fi)
325. Roberto Riviello, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
326. Romano Firmani, Liceo Scientifico Orsini, Ascoli Piceno.
327. Rosa Alba Romeo, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
328. Rosa Lucia Fanchin, Liceo Classico Zanella, Schio (Vi)
329. Rosanna Presti, Liceo Classico Marco Minghetti, Bologna
330. Rosanna Rizzo, Liceo Artistico Alberti, Firenze
331. Rosaria Vatteroni, Liceo Scientifico Marconi, Carrara
332. Rossana Cetta, Lic. scie. Aeclanum, Mirabella Eclano (Av).
333. Rossella D'Alfonso, Liceo Galvani, Bologna
334. Rossella Nutini, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
335. Salerno Raffaela, Ist. Sup. L. da Vinci, Poggiomarino (Na)
336. Salvatore Ciro Nappo, Ist. Sup. L. da Vinci, Poggiomarino (Na)
337. Salvatore Pirozzi, Istituto Professionale Caselli, Napoli
338. Sandra Lubrano, Liceo Classico Mameli, Roma
339. Sandra Orrù, Istituto Comprensivo Pieraccini, Firenze
340. Sandra Tosello, Istituto Comprensivo di Saonara (Pd)
341. Sara Bemporad, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
342. Serena Baroncini, Istituto Profess. Pacinotti, Pescia (Pt)
343. Sergio Palazzi, Istituto Superiore Paolo Carcano, Como
344. Sergio Torcinovich, Istituto Tecnico Sarpi, Venezia
345. Silvana Boccara, Scuola Media L. da Vinci - Lastra a Signa (Fi)
346. Silvia Bisi, Liceo Classico Galvani, Bologna
347. Simona Barucco, Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II, Napoli
348. Simona Elena Cannas, Liceo classico scientif. Euclide, Cagliari
349. Simona Nocentini, Ist. Tec. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
350. Simone Amati, Istituto prof. Colonna-Gatti, Anzio-Nettuno (Rm)
351. Simone Mereu, Istituto Tecnico Leonardo da Vinci, Cagliari
352. Stefania Chiarulli, Istituto Sup. Norberto Bobbio, Carignano (To)
353. Stefania Coradeschi, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
354. Stefania Lepreti, commiss. esterno presso Ist. Tec. Donati, Fossombrone (PU)
355. Stefania Lorenzoni, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
356. Stefania Romio, Istituto Superiore Almerico da Schio, Vicenza
357. Stefano Di Brazzano, Liceo Classico Petrarca, Trieste
358. Stefano Marconato, Ist. Sup. Newton Camposampiero (Pd)
359. Stefano Romano, Istituto Superiore Viganò, Merate (Lc)
360. Stella Pugliese, Liceo Scientifico Augusto Righi, Roma
361. Susanna Cavallini, Istituto Tecnico Cappellini, Livorno
362. Tiberio Luigi Giacomo Bottacin, Istituto Superiore Newton, Camposampiero ( Pd )
363. Tiziana Aleandri, Istituto d'Istruzione Rosselli, Aprilia (Lt)
364. Tiziana Littamè, Liceo Cavalleri, Canegrate, (Mi)
365. Ughetta Frangini, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
366. Ugo Barbieri, Ist. Compr. Goldoni", Villaverla (Vi)
367. Umberto Del Buono, Istituto Tecnico Buonarroti, Arezzo
368. Valentina Ferone, Istituto Superiore Antonio Serra, Napoli
369. Valeria Alberti, Liceo Artistico di Sesto Fiorentino (Fi)
370. Valeria Scota, Liceo classico Luigi Galvani, Bologna
371. Valerio Tanini, Scuola Media Guicciardini, Poliziano, Firenze
372. Vania Pampaloni, Liceo Classico Socrate, Roma
373. Vanna Pellegrini, Liceo Classico Poliziano, Montepulciano (Si)
374. Vera Barbagli, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
375. Villa Maurizio, Istituto Tecnico Firpo-Buonarroti, Genova
376. Vincenza Lupo, Istituto Professionale Alberghiero di Erice (Tp)
377. Vincenzo Accurso, Istituto Superiore Nicola Pizi, Palmi (Rc)
378. Vincenzo Gabriele, Istituto Tecnico Luigi di Savoia, Chieti
379. Vincenzo Guerrieri, Is. Tec. Fioritto, S.Nicandro Garganico (Fg)
380. Vincenzo Somma, Istituto Comprensivo Palizzi, Casoria (Na)
381. Vincenzo Viola, Liceo Classico Carducci, Milano

martedì 12 aprile 2011

DELLA LOGGIA E LE GENERAZIONI PERDUTE

Sul “Corriere della Sera” Ernesto Galli della Loggia è tornato ieri sul problema del merito a proposito della fuga dei cervelli dal nostro Paese. Come molti sanno, Della Loggia è stato uno dei firmatari del nostro appello a favore del merito e della responsabilità, un tema che gli è caro e che torna più volte nei suoi articoli. Su quello che scrive oggi, ritengo opportuno esprimere un paio di riflessioni. Innanzitutto ricordare che da tempo immemorabile le “eccellenze” abbandonano il nostro Paese perché molte di quelle cause che per Galli della Loggia sono oggi alla base di tale fughe, sono purtroppo ben radicate nella nostra storia e nella nostra antropologia culturale: familismo amorale e “rispetto” per le posizioni consolidate, in attesa del proprio turno.
A rendere ancora più drammatica la situazione rispetto al passato, si può dire che oggi hanno iniziato a fuggire, oltre ai geni e alle eccellenze, anche i bravi. Segno evidente che, malgrado il precipitare della crisi (nel senso più ampio del termine) il nostro sistema d’istruzione, e fa bene Della Loggia a evidenziarlo, “...pur con i centomila difetti che sappiamo”, è “ancora capace di produrre una formazione di eccellenza”.
Rimane il dominio della gerontocrazia, sia nei consigli di amministrazione che nel mondo politico. Poiché i giovani e i ragazzi in generale acquisiscono la loro formazione anche dagli esempi, sarebbe opportuno che qualcuno di quelli che contano, cominciasse a darglieli. Sarebbe veramente un bel segnale vedere i politici tornare al loro lavoro di provenienza, se mai vi è stato, dopo un’esperienza politica non più infinita, come spesso accade, ma giustamente limitata nel tempo. Oppure, sarebbe altrettanto auspicabile che i politici
non più eletti, anziché andare ad occupare poltrone in municipalizzate e
dintorni, si rimettessero in gioco seguendo le regole di coloro, la stragrande maggioranza dei cittadini, che non possono contare su alcun tipo di privilegi. Allo stesso modo sarebbe un bel segnale l’abolizione degli albi professionali o la riforma dei centri per l’occupazione che possa renderli più trasparenti, davvero “pubblici” ed in grado di gestire i curricula di chi cerca occupazione. Ed infine, senza timore di essere tacciato di facile moralismo, credo sia necessario che i nostri discorsi tornino ad occuparsi dell’onesto e retto “ conversar cittadino” se non vogliamo rischiare il precipizio morale.
Solo chi lavora con i giovani riesce a percepire la drammaticità del loro silenzio che può tuttavia diventare in ogni momento esplosivo. Questo, solo questo, mi sentirei di aggiungere all’interessante analisi di Galli della Loggia.

Valerio Vagnoli

giovedì 7 aprile 2011

FORMAZIONE PROFESSIONALE: RIUSCIRÀ LA TOSCANA A LIBERARSI DAL DIRIGISMO?

(da "ilsussidiario.net" di oggi)

Non piccolo errore fanno que’ padri di famiglia
che non lasciano fare nella fanciullezza il corso della natura
agl’ingegni dei figlioli e che non lasciano esercitarli
in quelle facultà che più sono secondo il gusto loro.
Perocché il voler volgerli a quello che non va loro per l’animo
è un cercar manifestamente che non siano mai eccellenti in cosa nessuna;
essendo che si vede quasi sempre
che coloro che non operano secondo la voglia loro
non fanno molto profitto in qualsivoglia esercizio.
(Giorgio Vasari)

Stando all’intervento di Patrizio Bianchi, assessore alla scuola dell’Emilia Romagna, sembra che quel governo regionale stia facendo passi avanti “non puramente marginali” per superare, come ha scritto Marco Lepore, “l’ideologia che vuole costringere i ragazzi a sedere dietro un banco di scuola superiore a dispetto di qualsiasi attitudine o capacità”.
In questi giorni anche in Toscana si sta mettendo a punto, fra riunioni e consultazioni di dirigenti, la configurazione dei trienni di IeFP. Per valutare gli eventuali progressi, va premesso che è proprio in Toscana che si è espressa nel modo forse più radicale la linea politico-culturale avversa alla pari dignità della formazione professionale come modalità di assolvimento dell’obbligo. Per rendersene conto, basta leggere Le linee guida sull’attuazione dell’obbligo di istruzione in Toscana dell’agosto 2007, che con grande chiarezza si pronunciano sull’obbligo di istruzione:
“L’obbligo di istruzione in Toscana sarà obbligo scolastico. La Regione Toscana non si avvarrà della possibilità prevista dalla Finanziaria per l’anno 2007 di fare convenzioni con il Ministero della Pubblica Istruzione per percorsi alternativi alla scuola fino ai 16 anni.
La scelta di far assolvere nella scuola, ai ragazzi toscani, l’obbligo d’istruzione fino a 16 anni, è dettata dalla profonda convinzione che è all’interno della scuola che si devono acquisire le competenze di base.
L’obiettivo di fondo è portare quanti più ragazzi e ragazze possibile al diploma di maturità; per questo ci dobbiamo impegnare per creare, per tutti, le condizioni migliori per stare bene a scuola, con profitto”.

L’obbiettivo finale era la maturità per tutti. Per il momento ci si accontentava di un biennio delle superiori. La chiave di volta per far funzionare il “modello toscano” veniva individuata nell’innovazione metodologica e soprattutto nella “didattica laboratoriale”, a cui molti sembrano affidare un compito quasi taumaturgico. Per gli allievi in grave difficoltà e per chi abbandonava, si prevedevano “interventi di presa in carico, orientamento e tutoraggio.”. Chi resisteva, poteva finalmente approdare esausto a un terzo anno professionalizzante, che ha poi avuto regolarmente inizio con molti mesi di ritardo, riuscendo peraltro a soddisfare solo una piccola parte delle domande.
Intanto l’elevatissimo numero di bocciature e di abbandoni nei professionali e nei tecnici, nonché il continuo aumento delle classi ingovernabili perché frequentate da ragazzi frustrati nelle loro attitudini, fanno sì che nella primavera dello scorso anno, in occasione delle elezioni regionali, ben 85 presidi toscani firmino una Lettera aperta ai partiti e ai candidati, promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità, in cui chiedono al futuro governo toscano di cambiare decisamente rotta, affermando tra l’altro di non avere dubbi sul fatto che la formazione professionale “sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani”.
L’iniziativa mette a nudo l’insuccesso del modello toscano, fino a quel momento ufficialmente indiscusso, modello che pochi mesi dopo deve subire anche la bocciatura della Corte Costituzionale (Sentenza 02.11.2010, n. 309). Diventa obbligatorio cambiare strada, complice anche l’accordo Stato-Regioni.
Dei lavori in corso per il varo dei percorsi triennali in Toscana, per il momento si sa che ci si baserà sul cosiddetto “regime surrogatorio A”, che affida alle scuole il compito di strutturarli utilizzando i margini di flessibilità e autonomia a loro disposizione. Fra il primo e il secondo anno sembra che si prevedano 900 ore di materie dell’area professionale e altre 900 in terza. La Regione interverrebbe a sostegno delle scuole per un impegno economico di circa tre milioni di euro annui: anche qui un passo avanti, ma senza dubbio ancora insufficiente. C’è comunque ancora molta strada da fare, anche in assenza di possibili tentazioni gattopardesche.
Ma per voltare davvero pagina e allinearsi con le esperienze che stanno drasticamente abbassando i tassi di dispersione e offrono a tanti ragazzi la possibilità di far fruttare i loro talenti, è indispensabile abbandonare i luoghi comuni che in Toscana hanno sorretto la damnatio della formazione professionale. Il più resistente è che quest’ultima non consenta di formarsi sufficienti basi culturali, mentre è vero che tutte le esperienze più avanzate comprendono un adeguato - e a volte anche notevole - numero di ore di cultura generale. Ed è altrettanto vero che avvicinarsi e appassionarsi a un mestiere, mediante una concreta esperienza su cui riflettere, discutere, acquisire delle conoscenze, è certamente formativo anche sul piano culturale.
Si dice poi che a quattordici anni è troppo presto per una scelta che condizionerà tutta la vita; ma non si tratta per niente di una scelta irreversibile. Ormai viene data ovunque la possibilità di rimediare a decisioni rivelatesi insoddisfacenti e di reinserirsi nei percorsi di istruzione. Dove la formazione professionale ha avuto un adeguato sviluppo ed è supportata dai necessari investimenti, inoltre, è prevista una progressione verso l’alto che può portare all’alta formazione professionale e anche all’università.
Va infine sottolineato il ruolo che in questa partita potrebbero giocare molte imprese, con l’assumersi responsabilità maggiori rispetto a quanto spesso fatto fino a oggi, investendo ad esempio nella formazione dei tutor destinati a seguire all’interno delle aziende i ragazzi impegnati nell’alternanza scuola-lavoro.

Giorgio Ragazzini

domenica 27 febbraio 2011

LETTERA APERTA DI UN PRESIDE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

di Valerio Vagnoli

Tuttavia non rinuncio a scriverLe. Così è fatto il genere umano, almeno certo genere umano: si legge un libro o si vede un film e ci si illude, pur sapendo quasi sempre vero il contrario, che ciò che si vede non sia frutto della fantasia, ma rappresenti la vita e la realtà. Allo stesso modo sono fatti i cittadini: non rinunciano a credere che in democrazia - e in democrazia ci troviamo senz’altro - qualche volta i governanti pensino con rispetto a loro che li hanno eletti (o che li hanno dovuti sopportare o subire) e che si preoccupino di loro. Ma trovarsi davanti ad un Presidente del Consiglio dei ministri che esprime disprezzo per un’istituzione come la scuola pubblica, che peraltro il suo governo ha contribuito a riformare e anche in parte a migliorare, è, mi creda, davvero troppo. Capisco che Ella conosca poco la pubblica istruzione: da quel che mi risulta Lei stesso ha studiato in una scuola privata e la medesima cosa hanno fatto i Suoi figlioli. Dubito che tra i Suoi interessi vi sia quello per i problemi che agitano il mondo giovanile e della formazione, e prendo atto che forse non si è mai occupato di leggere e interiorizzare quei grandi autori della destra liberale che tanto hanno contribuito a rendere più tollerante parte non indifferente del genere umano in quanto nemici acerrimi delle generalizzazioni che a Lei, in particolare in questi ultimi tempi, sembrano essere invece assai care.Se agli esponenti delle scuole parificate religiose avesse voluto fare un grande omaggio, da liberale come Ella si professa, avrebbe dovuto dire che la scuola pubblica è una grande opportunità anche per quella privata, perché rappresenta uno stimolo costante a far meglio e a migliorarsi, così come viceversa. Evidentemente Lei sapeva, e gli applausi dei Suoi interlocutori sembrano dargliene conferma, che la platea mirava ai finanziamenti e che della libera concorrenza, in fatto di formazione e istruzione, anche ieri tra quella gente non interessava a nessuno. Ovviamente Lei ha già smentito molte delle pessime cose dette ieri, a conferma di quello che un grande autore come Ennio Flaiano, in questi ultimi tempi finalmente ristampato, scrisse. E cioè che la situazione, purtroppo, è grave, ma non seria! So che non me ne vorrà, anche perché non mi leggerà senz’altro.

LA CRITICA DEL PRESIDE: «SOLTANTO DA NOI MESCOLANZA DI CULTURE»

(Dal “Corriere della Sera” di domenica 27 febbraio 2011)

ROMA — «Ricordo al Tasso, anni fa, l'ora di religione di padre Gualberto Giachi, un gesuita dalla mente finissima. La seguivano tutti: credenti, non credenti, comunisti, chi veniva da altre fedi come gli ebrei. Altro che valori diversi o uguali rispetto a quelli della famiglia: una mescolanza del genere è una ricchezza che i ragazzi possono trovare solo nella scuola pubblica». Una vita in cattedra, professore di storia e filosofia sia nelle private che nelle pubbliche, «cattolico praticante», Rosario Salamone è preside del Visconti, liceo statale nel centro di Roma. Dice di essere «molto amareggiato» per le parole di Silvio Berlusconi ed è forse solo la sua gentilezza di modi ad impedirgli di usare espressioni più forti. «Nessuno vuole negare l'utilità della scuola privata — premette — che nel nostro Paese svolge un ruolo importantissimo. Pensate solo agli asili ed agli asili nido, che senza il privato quasi non esisterebbero. Ma dipingere la scuola pubblica in questo modo non corrisponde al vero, ed è molto grave». La scuola, come la storia, è fatta di uomini e quindi bisognerebbe distinguere caso per caso. «Ma semmai sono le private a correre qualche rischio di più, perché per definizione più autoreferenziali e meno propense ad ascoltare altre voci. Nella mia carriera di insegnante nella scuola pubblica ho spiegato di tutto, dalle Confessioni di Sant'Agostino alle teorie di Marx e nessuno ha mai pensato di censurarmi». Il punto è capire cosa sia successo in questi anni, come sia cambiato il ruolo degli insegnanti rispetto alle famiglie. «Sicuramente alla scuola sono stati trasferiti compiti e responsabilità che prima non aveva. Le famiglie hanno meno tempo da dedicare ai figli, anche la Chiesa, per dire, si occupa meno della formazione cristiana dei ragazzi, che non può essere certo delegata all'ora di religione. Ma questo vale sia per le pubbliche sia per le private».
Anche il preside Salamone considera molto importante che le parole di Berlusconi siano le stesse pronunciate nel 1994, al momento del suo ingresso in politica. In questi anni di tagli all'istruzione, il governo ha detto che era necessario razionalizzare la spesa e ridurre gli sprechi. Una frase del genere, ripetuta a distanza di quasi 20 anni, le fa pensare che invece l'intenzione sia quella di ridurre lo spazio per la scuola pubblica a favore di quella privata? «Spero di no e credo di no. Una società ha il dovere di raccogliersi intorno alle proprie istituzioni. In questo le scuole sono come gli ospedali, come le caserme della polizia e dei carabinieri. Se vengono attaccate e svilite così da un'altra istituzione ci sono dei contraccolpi che poi è difficile recuperare. È la società stessa che rischia di andare in frantumi».

Lorenzo Salvia

venerdì 18 febbraio 2011

COPIARE È COLPA GRAVE (IN GERMANIA)

di Giovanni Belardelli

Certamente nel caso di plagio di cui è accusato il ministro zu Guttenberg — che, si sostiene, avrebbe copiato di sana pianta una parte della sua tesi di dottorato — a colpire è il fatto che esso riguardi uno dei politici tedeschi di maggiore successo presso l'opinione pubblica. Ma l'episodio, almeno osservato dall'Italia, colpisce forse ancora di più per l'enorme risalto che alla vicenda sta dedicando la stampa tedesca, la quale ritiene l'aver copiato (cioè, a chiamare le cose col loro nome, il furto delle idee e del lavoro intellettuale altrui) una colpa grave.
Un analogo rilievo sarebbe difficilmente immaginabile nel nostro Paese, dove episodi del genere non hanno mai innescato uno scandalo paragonabile a quello in cui si trova coinvolto il ministro della Difesa tedesco. Questo perché, come sappiamo tutti, in Italia è abbastanza diffusa l'idea che copiare sia in fondo una colpa lieve, che anzi per molti si configura come un comportamento lecito. Secondo la gerarchia dei valori e dei disvalori che abita nel profondo la nostra cultura, copiare rappresenta tutt'al più un peccato veniale, che dunque non occorre riceva l'unica vera sanzione che può indirizzare i comportamenti di una collettività, la disapprovazione sociale. Solo in Italia, credo, è potuto accadere che nel giugno scorso, alla vigilia delle prove di maturità, il Tg1 trasmettesse un ammiccante servizio su tutte le tecniche disponibili per copiare. Solo nel nostro Paese è potuto accadere che l'Invalsi, l'organismo che si occupa delle prove di valutazione nelle scuole, un paio d'anni fa si sia trovato costretto a denunciare il fatto che non pochi insegnanti lasciano tranquillamente copiare i loro alunni durante le prove. Appropriarsi del libro di qualcun altro, dunque il plagio in senso stretto del quale è accusato il ministro tedesco, è cosa evidentemente più grave del copiare a scuola per ottenere in modo scorretto un voto che non si merita. Ma anche quando nel nostro Paese un episodio di plagio viene reso noto, suscita in genere le reazioni timide e impacciate di chi anzitutto dovrebbe esprimere una censura, i colleghi dello stesso campo di studi. Stando così le cose, essendo questo il sentire comune o comunque largamente esteso, ho la sensazione che l'Italia di oggi sia uno dei massimi centri della copiatura per quel che attiene alle tesi di laurea: lavoro complesso e impegnativo se fatto seriamente e da soli; facile, anzi facilissimo, se ci si rivolge a centri e istituti appositi oppure, senza neanche sborsare un euro, a quell'immenso serbatoio di testi e tesi altrui che è rappresentato da Internet. Ma c'è forse un'ulteriore questione che ciò che sta avvenendo in Germania solleva, se visto dall'Italia. Almeno a prima vista, il fatto che nel nostro Paese i casi di plagio ricevano una scarsa attenzione sembra contraddire quella esigenza di moralizzazione, quel bisogno di comportamenti eticamente più adeguati che, con alterne vicende, anima l'opinione pubblica italiana da vent'anni in qua, dai tempi almeno di Tangentopoli. Perché, in sostanza, ci scandalizziamo di fronte ai casi di corruzione politica o a comportamenti come quelli, privati ma censurabilissimi, del presidente del Consiglio, e nessuno si scandalizzerebbe davvero — temo — per un ministro che ha copiato la sua tesi di dottorato? Credo che questo abbia a che fare con l'idea che l'esigenza di moralizzazione riscalda veramente i cuori, mobilita i sentimenti dell'opinione pubblica italiana o d'una sua ampia parte solo se diventa movimento collettivo, disegno politico o parapolitico di «pulizia etica» (per riprendere un'espressione usata da Ostellino su questo giornale). Come se, intendo dire, l'etica abbia bisogno di individuare un nemico e insieme una dimensione politica di massa. Rimaniamo invece un po' tutti poco sensibili a un'etica intesa anzitutto come responsabilità individuale delle proprie azioni private (qual è quella che appunto coinvolge il copiare o meno), in cui non ci sono vantaggi o obiettivi politici da perseguire, in cui il vero nemico è semmai la parte buia e oscura, la tentazione del male, che si nasconde in ognuno di noi.

(Dal "Corriere della Sera" di venerdì 18 febbraio 2011)

martedì 21 dicembre 2010

LA TIGRE E LA NEVE

di Valerio Vagnoli


(Segue dal blog principale) Finalmente si rivedono i ragazzi “in frotta” tornare a divertirsi a loro agio in mezzo alle strade e alle piazze, che per il resto dell’anno appartengono ad altri e, soprattutto, alle macchine. Mi è capitato, di ritorno a piedi da una cena presso amici che abitano dall’altra parte della città, d’incontrare bande di ragazze e ragazzi dalla voce da campana fessa tipica dei preadolescenti, anche in un’ora abbastanza tarda, intenti a tirarsi addosso la neve e a divertirsi con quel poco di cui è talvolta fatto il vero divertimento dei ragazzi. Evidentemente una città senza macchine è un’altra città, più sicura e affidabile e certamente in grado di tranquillizzare i genitori nel concedere ai loro figli libertà solitamente impensabili.I marciapiedi tornano ad essere decenti e a portata di bambini: gli escrementi dei cani riappariranno non appena il bianco della neve diventerà poltiglia, quando anche i marciapiedi ritorneranno ad essere quei percorsi ad ostacoli che conosciamo (come sappiamo, in molte nostre città un cane gode di maggior libertà rispetto ad un qualsiasi bambino). Anche le piste ciclabili sono vuote e libere dai ciclisti, senza il timore così di vedersi sfrecciare accanto pistard idioti che rendono a molti, e soprattutto ai bambini, anche il camminare sui marciapiedi una nevrotica e titubante avventura! Già, le piste ciclabili, proprio quelle che nel pensiero di certi amministratori avrebbero dovuto rappresentare il modello di un’altra città, più umana e vivibile, sono invece diventate il simbolo stesso della sconfitta di un simile modello di vita. Anziché essere costruite togliendo spazio alle auto, le si sono relegate sui marciapiedi a togliere spazio ai pedoni, mentre le auto, nelle loro corsie ancora privilegiate, prepotentemente sfrecciano con il loro senso d’impunità accanto a quei temerari o sprovveduti ciclisti che si avventurano in quella sorta di girone della morte che sono le strade cittadine.Non diciamo ovviamente niente di nuovo nel sottolineare come queste città siano nemiche dei bambini e dei ragazzi, vere e proprie tigri e non di cartapesta, purtroppo. Le stesse piccole piazzette di quartiere, soprattutto se ristrutturate di recente da qualche architetto in cerca di originalità ma non dell’uomo (come sarebbe invece giusto nella città culla dell’Umanesimo e del Rinascimento) non sono più per i bambini né per essere vissute, in generale, dalle persone. Talvolta bande di ragazzi le occupano per organizzarvi partitelle di calcetto che richiederebbero ben altri spazi che, ovviamente, non esistono. Forse è venuto il momento che i politici e gli amministratori avvertano l’urgenza di quanto sia fondamentale che le città tornino ad essere a misura dei bambini e dei ragazzi. Le piazze, le strade, i viali stessi, ove da ragazzi giocavamo a calcio, oramai non appartengono più a nessuno se non alle macchine: la vita sociale della città non passa più, per i giovani, da questi luoghi né dalle parrocchie o dai circoli ricreativi che non esistono più e se esistono sono in funzione del tempo libero dei pensionati. Così, di fronte a questa sorta di espulsione dei ragazzi dalla vita quotidiana delle città, i politici hanno pensato bene di delegare alle scuole il compito di sostituire il vuoto lasciato dalla scomparsa dei vecchi e tradizionali centri di aggregazione, compresi i cortili dei palazzi. Le scuole, così, hanno finito per ricoprire altri ruoli rispetto al loro compito fondamentale e i politici non hanno pensato più ai giovani; casomai, come certi genitori, non hanno lesinato critiche alla scuola ogniqualvolta il disagio giovanile esplodeva ritenendo che del disagio se ne dovesse occupare, appunto, solo la scuola. I giovani hanno necessità di spazi aperti, veramente liberi, sicuri e al di fuori del controllo diretto di qualsiasi autorità, purché esista una società che li senta come esseri preziosi e di cui aver cura. La loro dedizione ai videogiochi, a facebook e al computer in genere, non è solo legata alla forza di attrazione che queste nuove tecnologie hanno nei loro confronti. Viene il sospetto che la loro vita davanti al computer sia obbligata, anche perché non hanno altre possibilità di trovarsi con le amiche e gli amici in altri luoghi e in altri spazi che non ci sono e che nessuno ha pensato loro di dare. Non può essere solo la neve, ogni tanto, a farli incontrare e divertire in mezzo alla strada, in quell’età difficile e cruciale che va dalla preadolescenza all’adolescenza vera e propria. Ci deve pur essere un’altra soluzione alla loro esigenza di aggregazione che non sia internet, l’intervallo della scuola e qualche ora di neve fresca!
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giovedì 26 agosto 2010

DON MILANI: PER FORTUNA NON FU L'UNICO MAESTRO

di Valerio Vagnoli


Fu un prete ultratradizionalista e mai e poi mai avrebbe sostenuto, come abbiamo visto nella citazione, una contrapposizione con la Chiesa fino al punto da esserne cacciato, perché alla fine era l’unica istituzione che gli permettesse di stare tra i poveri avendo nei loro confronti un ruolo doppiamente egemone: quello di pastore e quello di educatore, ruoli che trovavano una sintesi essenziale in quello di guida di una comunità come la minuscola Barbiana. Anzi, come notò a suo tempo Pier Paolo Pasolini, la curia fiorentina non avrebbe potuto fargli dono di una parrocchia a lui più consona. Anche perché, questo è però un mio pensiero, quella gente di montagna corrispondeva in pieno a quello che per lui era il testo chiave del suo cristianesimo. Un testo che si contestualizzava, guarda caso, proprio in un’altra montagna: quella delle beatitudini.
Inoltre, a uno come lui, dal carattere intrattabile e spesso isterico e violento (non solo nel linguaggio), prepotente e sprezzante con chi non rientrasse nelle sue grazie, per niente incline a misurarsi con umiltà nei confronti di chiunque, neanche con i poveri, la Chiesa offriva quello che nessun’ altra esperienza gli avrebbe potuto garantire: una sponda in grado di permettergli una personale “gestione” di profondi sensi di colpa che egli si portava dietro e che senz’altro trovavano uno dei riferimenti essenziali nelle proprie radici familiari. Sugli aspetti del suo carattere non possiamo prescindere, tra le tante altre testimonianze, dalla bellissima lettera che il 25 gennaio del 1966 gli indirizzò l’arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit, insigne biblista e, ironia del destino, figlio di un minatore e fratello di contadini, uno dei quali morto sul lavoro. Scrive, tra le altre cose, Florit: “Tu potrai magari scuotere le coscienze, ma resta vero che l’aceto converte pochi, e una goccia di miele ogni tanto attirerebbe forse più anime a Dio...Tu, don Milani, sei per natura un assolutista, e rischi di produrre, specialmente tra i più sprovveduti di cultura e di fede, dei veri classisti, di destra o di sinistra non importa... Il fatto poi che sei rimasto per anni parroco di Barbiana, credo che sia dipeso da questo: i tuoi superiori hanno creduto di non riconoscere in te la necessaria disposizione alla carità pastorale, ma piuttosto lo zelo fustigatore che ti fa apparire dominatore delle coscienze prima ancora che padre.”
L’ingresso nella Chiesa gli permise di riconoscersi costantemente e direi quasi esclusivamente nei Vangeli (soprattutto e non a caso quello di Matteo), nei quali avrebbe ritrovato riferimenti pressoché esclusivi per la sua esperienza pastorale “dalla parte degli ultimi”, tesa a riscattarli culturalmente e cristianamente (in lui i due termini finivano per coincidere) dal fardello dell’umiliazione storica e umana in cui erano relegati. Infatti, alla cancellazione delle sue origini ebraiche si accompagnò in lui quella, pressoché totale, del Vecchio Testamento.
Riconobbe essenzialmente nello Stato il maggior responsabile dell’abbrutimento in cui si trovavano i contadini e gli operai. Quando si trattò di attaccare la scuola, attaccò con forza e disprezzo quella statale e non quella religiosa, che allora più di oggi prosperava attraverso strutture floride e solide. Mi spiego meglio: se don Milani fosse stato interessato alla promozione scolastica dei suoi ragazzi, li avrebbe potuti mandare in qualche scuola privata di religiosi, come gli Scolopi fiorentini, ove operava un altro uomo di chiesa, padre Balducci. Il quale, anche se impegnato nella formazione religiosa e sociale dei rampolli della borghesia democristiana fiorentina e per questo poco stimato da don Milani, aveva tuttavia la giusta sensibilità per valorizzare il retroterra culturale di ragazzi che magari sapevano come figliavano i “coniglioli”, ma ignoravano del tutto, per esempio, “i parenti di Enea”, identificando il prete di Barbiana in questa definizione una cultura classica inutile, mnemonica, priva di senso e soprattutto di attinenza col presente. No, a don Milani non interessava solo la promozione dei suoi figlioli, né si preoccupava abbastanza delle frustrazioni a cui li sottoponeva mandandoli agli esami con evidenti lacune nei programmi statali, comuni, allora più di oggi, a tutti gli studenti italiani. A don Lorenzo Milani interessava anche far scoppiare lo scandalo legato alla distanza che lo Stato manteneva nei confronti delle “barbiane” italiane e dei loro abitanti. Obiettivo nobile e condivisibile, allora come oggi, ma di cui non erano certamente responsabili i docenti e i dirigenti di quelle scuole (definiti da lui poco cristianamente “bestie e boia”) in cui andavano a dare gli esami, bocciando, i suoi “figlioli”.
Questi docenti, malgrado la violenta polemica del prete fiorentino, non promuovendo gli studenti di Barbiana perché impreparati, invece di trattarli in modo diverso dagli altri, non facevano altro che il loro dovere e rispettavano la deontologia essenziale che uno Stato laico richiede ai suoi dipendenti. Erano studenti realmente svantaggiati socialmente e culturalmente, ma assolutamente inadeguati, in virtù della preparazione che la scuola di don Lorenzo aveva dato loro, a superare gli esami che servivano per diventare maestri.
Ma a don Milani questo non interessava: anzi, la sua idiosincrasia nei confronti della scuola di Stato era tale che finiva col prendersela, e in modo davvero pretestuoso e pretenzioso, anche con i giovanissimi docenti precari dei vari doposcuola mugellani, in primis quelli di Vicchio, perché secondo lui, impreparati e scioccamente portati a far giocare e divertire i bambini dei doposcuola, facendoli così diventare - secondo lui - poco più che dei cretini. Dietro tanto astio, verrebbe da pensare che vi fosse in lui il risentimento per una carriera scolastica non proprio brillante prima dell’entrata in seminario.
Bersaglio delle sue polemiche diventavano anche le stesse supplenti che il primo giorno di nomina arrivavano in ritardo nelle scuole di montagna, oltre a stigmatizzare in generale, il fatto che i docenti, anziché rimanere celibi e nubili, si sposavano, togliendo così tempo alla scuola alla quale avrebbero dovuto invece votarsi completamente; come, questo però era solo sottinteso, aveva fatto lui e soltanto lui!
No, per don Milani la scuola di Stato era in mano a maestri irresponsabili e viziati, anche perché piccolo-borghesi e geneticamente vicini alla classe dominante e neghittosamente distanti dai poveri e dagli ultimi, destinati dalla scuola statale a subire, in linea di massima, solo umiliazioni. Vale invece la pena di ricordare come, negli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, la scuola statale italiana diventò finalmente di massa raggiungendo per la prima volta e spesso con risultati straordinari, i bambini di tutte le barbiane italiane. Proprio negli anni in cui don Milani tuonava contro i docenti italiani, migliaia e migliaia di maestre e maestri passavano gli inverni, talvolta senza neanche tornare a casa per il fine settimana, in camere di fortuna dei molti paesini italiani in cui avevano avuto la sede di insegnamento; di solito in affitto dal parroco o dal bottegaio, quando nei borghi sperduti delle montagne e delle campagne vi era traccia di una bottega, oppure in casa di contadini. Tutto ciò accadeva anche nel suo Mugello, come ancora possono testimoniare le persone che sono vissute in quegli anni in certi borghi mugellani oggi quasi scomparsi e allora, al pari di Barbiana, dimenticati da dio e dagli uomini.
Don Lorenzo aveva mille ragioni nel condannare le ingiustizie e le disuguaglianze a svantaggio dei poveri, soprattutto della campagna. Ma sulla visione del mondo cittadino, don Milani nutriva, in generale, le diffidenze tipiche di certo populismo e pauperismo cattolico e non solo cattolico, che incontriamo in personalità distantissime che vanno, per citare solo due nomi, dal Savonarola al Pascoli, entrambi portati a vedere la città come luogo di perdizione e di egoismo. Ma credo fermamente sia da respingere in toto il ruolo che egli affidò alla “sua” scuola affinché si potessero, tramite essa, superare tali prepotenti e inammissibili condizioni di arretratezza.
In generale egli pensava che la scuola dovesse, giustamente, essere aperta a tutti, rispettando le diversità culturali che i ragazzi si portavano dietro, perché un ragazzo figlio di contadini, solitamente, aveva minori opportunità di riuscire negli studi rispetto al figlio di un medico o di un insegnante. Ma la soluzione che egli propose, una scuola, cioè, che dovesse abbassarsi alla mediocrità culturale dei più svantaggiati, avrebbe finito col creare delle ulteriori profonde ingiustizie. Ed è andata proprio così, in virtù del largo seguito che certe istanze donmilaniane hanno avuto tra i docenti, tra i pedagogisti e financo tra uomini e donne di primissimo piano della politica italiana, soprattutto di quell’area che, tanto per intenderci, chiameremo catto-comunista; area, quest’ultima, che sul piano della didattica ha, in questo Paese, assolutamente un ruolo ampiamente egemonico da almeno quattro decenni.
C’è, onestamente, dell’imbarazzo, nel dover constatare che è stata presa sul serio la “pedagogia” di un maestro che riteneva, per esempio, “nemico dei poveri” un intellettuale come Ugo Foscolo (e che intellettuale! Uno dei pochi tra i nostri, sovente piaggiatori, cortigiani e questuanti, che ebbe il coraggio di affrontare la miseria e l’esilio piuttosto che venire a compromessi, anche minimi, col potere); e questo perché, come affermò il priore di Barbiana con totale convinzione, se li avesse amati avrebbe scritto in modo più chiaro e tale da essere compreso anche da loro. Insomma, don Lorenzo, paradossalmente, finiva col nutrire scarsissima fiducia nelle capacità dei poveri. Li riteneva, in qualche misura, incapaci di confrontarsi con una cultura (peraltro la sua, della sua famiglia, della Chiesa e della classe dirigente in generale) diciamo così, alta, e comunque ineludibile se si vuol aspirare a diventare, come invece aveva evidenziato Antonio Gramsci, classe dirigente.
Per inciso, vale la pena di ricordare che don Lorenzo non parlò mai della scuola come mezzo (forse anche oggi l’unico, ovviamente fra quelli leciti, se vi si applicasse però il principio del merito) per poter permettere, anche ai poveri, un’ascesa sociale. A dire il vero, il priore di Barbiana, come accenno ancora più avanti, non auspicò mai un riscatto sociale ed economico per i poveri. Pensò ad essi esclusivamente come poveri, ai quali era stato negato il diritto di vedersi riconosciuta la loro dignità e la loro cultura; e quest’ultima andava assolutamente salvaguardata e valorizzata prima che quella borghese, “americana” e consumistica la cancellasse del tutto, impedendogli così di sapere, con orgogliosa consapevolezza, che il vangelo era dalla loro parte e che a differenza dei ricchi e dei crapuloni si sarebbero salvati: “Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno d’un sacerdote di Cristo: «Pipetta hai torto. Beati i poveri perché il Regno dei Cieli è loro»".
Anche se don Milani non riuscì a vedere, e forse fu per lui una fortuna, la profonda rivoluzione economica e sociale che di lì a poco avrebbe completamente svuotato le montagne e le campagne, non fu minimamente sfiorato dal dubbio che solo col benessere anche i poveri avrebbero avuto maggiori possibilità di veder cambiato, in meglio, il proprio destino. Certo, a scapito della perdita della loro cultura e della loro “innocenza”, diciamo così, antropologica.
Chissà cosa sarebbe accaduto se il destino gli avesse permesso di vivere a lungo e di assistere allo sfacelo di quei valori, anche evangelici, a cui aveva dedicato metà della sua vita. Chissà quali approdi gli avrebbe riservato il futuro, e fra questi non è da escludere che avrebbe potuto proseguire la sua missione pastorale, al pari di alcuni suoi amici di seminario, nel Terzo mondo e da lì, probabilmente, avrebbe fatto in tempo ad assistere ad un’altra fuga, di altri poveri, verso una città ancora più grande delle “temute “Prato e Firenze. Una città corrispondente ad interi continenti, ove quei poveri sarebbero andati alla ricerca, come i suoi vecchi parrocchiani di un tempo, di una vita più dignitosa e più giusta, anche a costo di perdere la loro “purezza”, la loro cultura, il loro passato e, troppo sovente, la loro stessa vita.
Ma tornando brevemente al Foscolo, non posso tacere sulla profonda emozione che provocò in tutti noi studenti di prima media (sez. E, anno 1964, scuola Leonardo da Vinci di Lastra a Signa, quasi tutti figli di operai e contadini e quasi tutti provenienti da alcune tra le tante barbiane della Toscana e dell’Italia di allora), l’analisi che del Foscolo ci venne proposta da parte della nostra bravissima insegnante, che ci fece alla fine imparare a memoria alcuni fra i suoi sonetti più belli e più vicini all’animo preadolescenziale di noi ragazzi. Personalmente devo a quei sonetti una parte importante nella formazione della mia anima civile e culturale, di cui peraltro vado ancora oggi assai fiero, tanto per usare un termine foscoliano. E ringrazio quei docenti, soprattutto delle elementari e delle medie, che non rimasero ammaliati dal nostro “primitivismo” e pensarono bene di metterci di fronte ad una cultura alta, impegnativa, senza sconti e decisamente in grado di darci uno spessore critico, a dodici anni, oggi assolutamente impensabile anche in classi terminali di ordini di scuola superiori. Avevamo un passato fin troppo antico alle nostre spalle per non essere attratti dal futuro che si apriva davanti ai nostri occhi, non solo con la televisione, ma anche attraverso l’incontro con “ i parenti di Enea”, l’orgoglio di Dante, la pazzia di Orlando, i capricci del Barone di Rondò e con tutti gli altri antichi miti e cavalieri che ci aiutavano a sognare un mondo migliore e più giusto, lontano però dalle nostre montagne, proprio come stava facendo Ulisse, di cui leggevamo le avventure accompagnandolo nel suo viaggio quasi come se si stesse ancora svolgendo.
Altro che nemico dei poveri, povero Foscolo! Nemico dei poveri è colui che, ai poveri, preconfeziona una scuola misurata essenzialmente sulla contemporaneità, su una visione del sapere basato quasi esclusivamente sulla concretezza e sul criterio, insomma, che pur di non bocciare debba rinunciare ad essere “difficile”, perché una scuola che boccia è una scuola classista, secondo quanto propugnava don Milani e secondo quanto propugnano i suoi numerosi seguaci. Seguaci che spesso tra i meriti, gli riconoscono anche quello di esser stato il primo a sperimentare una didattica, diciamo così, circolare, ove ognuno avesse da insegnare e da imparare dagli altri.
Don Milani, almeno su questo aspetto didattico, non fu un innovatore e su questa struttura circolare della didattica, Firenze aveva sperimentato ben prima e con ben altri maestri quello che alcuni seguaci di don Milani gli riconoscono, invece, come modello didattico esclusivo. Casomai c’è da dire che la didattica “partecipata e collettiva” nella scuola di Barbiana, per dirla con Sebastiano Vassalli, poteva spesso diventare, anche a suon di scapaccioni e ceffoni, vero e proprio indottrinamento.
Che don Milani amasse visceralmente la propria scuola è scontato, e la amava con tanta consapevolezza da essere lui stesso convinto che il suo modello non poteva essere esportato, tantomeno nella scuola statale; tutt’al più, sosteneva, poteva essere fatto proprio da qualche altro prete, si badi bene, di montagna, poiché era evidente che il mondo delle campagne stava già scivolando, inesorabilmente, verso le città, e scomparivano quelle lucciole che si sarebbero portate via secoli di pura miseria e di spaventosa medievale soggezione, che non sarebbe stata certo salvaguardata da qualche scuola di montagna improntata ai valori di testimonianza e fede evangelica.
C’è tuttavia in lui, come era pur presente in un altro dei maggiori tra i nostri intellettuali, Pasolini, anch’egli assai vicino al Vangelo di Matteo ed anch’egli incline ad una visione dei poveri di stampo populista[1], un atteggiamento decisamente illuminista che si ritrova innanzitutto nella splendida prosa dei suoi pamphlet; sebbene il parroco di Barbiana ci voglia far costantemente credere che essi fossero il frutto di quel lavoro circolare e collettivo che si sperimentava (anche) nella sua scuola. Per inciso, così fosse stato, avremmo probabilmente avuto, dopo la sua morte, altri scritti di tanta straordinaria bellezza, anche espositiva, che invece non ci sono stati.
Ma torniamo all’anima illuminista che egli ebbe e che si agitò anch’essa dentro di lui in maniera contraddittoria e conflittuale, fino ad essere, ovviamente, cancellata dal “sacerdote-maestro”. Prendiamo a titolo estremamente esemplificativo quanto egli scrive ad un amico informandolo delle dinamiche che delineano i rapporti tra i suoi “studenti” di San Donato: “Di comune hanno poco... fuorché un bel progresso che han fatto nel cercare di rispettare la persona dell’avversario, di capire che il male e il bene non sono tutti da una parte, che non bisogna mai credere né ai comunisti né ai preti, che bisogna andar sempre controcorrente...”.
Insomma, una linea culturale e didattica senz’altro di chiaro stampo illuminista; che tuttavia quasi sempre scompare ogniqualvolta predomina il maestro autoritario e dogmatico che - non ebbe neanche lui stesso difficoltà ad ammetterlo - in fondo egli fu. Scrive in una lettera del ’59: “Non so se è un errore il fatto di piacere a Malagodi, ma è un fatto che quando si parla di scuola le persone che meglio mi intendono sono i liberali, quelli liberali davvero però... Eppure il presupposto da cui prendiamo il via è diametralmente opposto: io parto sapendo già la Verità, loro partono in quarta contro quelli che sanno già la verità. Ma la maniera di concepire la scuola è identica: un’assoluta indifferenza per i dogmi. Loro non li rammentano mai perché non ci credono. Io non li rammento mai perché ci credo”.
Quello che don Milani scriveva, e pensava, era assolutamente vero: un certo modo di concepire la scuola era lo stesso dei liberali: libera in ogni senso dal monopolio dello Stato per entrambi, ma decisamente distante nei fini. Da una parte una scuola che si propone di formare delle coscienze quanto più possibile libere, autentiche e animate dal dubbio, dall’altra il prevalere delle verità assolute e incontrovertibili. Nella scuola di Barbiana, infatti, conta “solo l’opinione del maestro e chi non è d’accordo se ne va”, scrive don Lorenzo in una delle sue lettere, finendo così per rappresentarla alla stregua di quella conchiglia che sembra godere di una autonomia e di una vivacità motoria non riscontrabile in nessun’ altra, salvo poi scoprire che ad agitarla e a darle vita è il crostaceo che vi abita dentro.
Egli fu un maestro che senza vincoli e laccioli creò una scuola che rispondeva, come già detto, ad un fine ben delineato e ad un contesto irripetibile e destinato a non lasciare, malgrado i suoi sforzi, altri veri maestri; come ben sa un accorto studente di prima liceo, la storia è destinata, come gli individui, a non ripetersi.
Il problema è che a non saperlo sono molti tra coloro che dai pellegrinaggi a Barbiana si portano dietro, insieme alla struggente suggestione di un mondo che pur palpitò con forza e passione anche da quei monti (e questo palpito don Lorenzo Milani ebbe il grande e innegabile pregio di testimoniarlo ai coetanei e ai posteri), la certezza che quell’esperienza didattica debba diventare, o continuare ad essere, una sorta di esempio da perpetuare soprattutto nelle scuole che si rivolgono agli umili e agli ultimi con dei risultati a volte esilaranti, se non avessero per oggetto dei bambini, per lo più svantaggiati - non certo gratificati - dall’essere poveri. Si può portare a esempio una puntata dell’Infedele del marzo 2007 proprio dedicata a don Milani. La trasmissione ruotava intorno alla tesi per cui i nuovi poveri di Barbiana sono i figli degli immigrati. Per le maestre presenti in studio e per lo stesso conduttore, era fuori discussione che una classe scolastica composta in gran maggioranza da ragazzi extra-comunitari costituiva una ricchezza per tutti, sia per i ragazzi stranieri che per quelli italiani. A niente erano valse le analisi critiche dell’allora ministro dell’Istruzione Fioroni, che ricordava come una situazione del genere finisse, invece, col penalizzare tutti gli studenti. Ma la trasmissione era stata evidentemente preconfezionata secondo un cliché molto milaniano e di fronte ai rilievi del ministro scattò più volte la risentita affermazione del conduttore, Gad Lerner, secondo la quale in studio era presente il meglio della scuola italiana. Insomma, la trasmissione sanciva ancora una volta come sia stata fatta acriticamente propria da certa cultura, anche politica, l’esperienza scolastica che negli anni cinquanta e sessanta si realizzò intorno ad un maestro difficile, autoritario, dogmatico, ma decisamente carismatico come don Milani .
Don Lorenzo non amava i ricchi e i potenti, malgrado li utilizzasse, quando occorreva, perché aiutassero i suoi ragazzi, che raccomandava a qualcuno di loro ogniqualvolta poteva essere utile. Un privilegio, questo, non da poco, se si pensa che quasi tutti gli interlocutori di don Lorenzo Milani erano ben disponibili a farsi carico delle richieste del sacerdote e ben inseriti anche nel potere politico democristiano che, almeno a parole, egli dichiarava di amare pochissimo.
Si dice che quando veniva a Firenze nella borghesissima casa della madre in via Masaccio, anziché dormire in camera preferisse riposare su una brandina collocata in cantina. Quando fu invece ricoverato, alla fine dei suoi giorni, in ospedale, accettò il ricovero nel reparto paganti, ove ebbe riservate ben tre stanze, una delle quali serviva da anticamera in cui alcuni dei suoi fedelissimi selezionavano i visitatori.
Don Lorenzo non morì a Barbiana; passò i suoi ultimi giorni a casa della mamma, ma non in cantina, a conferma che anche nell’intransigente prete di Barbiana vi fu posto per quelle umane contraddizioni che alla fine rendono i santi ancora più umani e forse proprio per questo più santi. Tuttavia egli fu sinceramente e innegabilmente, anche se a suo modo, vicino ai “suoi” poveri. Ma, come dicevo all’inizio, pur odiando i ricchi e i potenti (vale la pena ribadire che egli proveniva da una delle famiglie più ricche e potenti della Firenze dei primi decenni del secolo scorso), non mise mai in discussione la struttura della società, pur essendo un convinto nemico della civiltà industriale (si veda Esperienze pastorali) e della società del benessere.
Mise invece in discussione la scuola che umiliava i poveri escludendoli, non tanto dall’ascesa sociale, dato che don Milani non auspicava in questo campo, come già detto, alcuna rivoluzione, ma da una cultura che desse loro dignità. Egli riteneva che si dovesse valorizzare il mondo contadino riconoscendo a quel mondo una forte autorevolezza culturale, finendo così per identificare il concetto di cultura con quello più specifico di antropologia culturale.
Perciò la scuola pubblica aveva, per lui, il dovere di accogliere questa cultura per valorizzarla e valorizzare contemporaneamente i suoi ragazzi, ma la cultura tradizionalista della scuola di Stato non contemplava tra i suoi interessi l’esaltazione di quella cultura e, pertanto, non poteva che essere da spazzar via perché nemica dei poveri.
Come ho già detto, don Lorenzo Milani non metteva in discussione il concetto di povertà, forse perché era consapevole che in una società “americana” sarebbe venuto meno il ruolo stesso del prete e della Chiesa, ma riteneva che in questa condizione si trovasse rispecchiata l’umanità più cara e vicina a Cristo. Egli voleva che i montanari e i poveri in generale fossero in grado di misurarsi con i padroni senza alcuna forma di soggezione; dovevano, insomma, imparare ad essere orgogliosi delle loro condizioni e a non essere dei vinti figli di vinti e padri di vinti, salvo non cadessero nella trappola dell’ambizione e della rincorsa ai modelli del benessere, come pure era accaduto a “Bruno... di preferire di fare lo schiavo, anzi il caporeparto, calpestando... il mio lavoro di sedici anni per insuperbirlo”.
Ma, ribadisco, quando don Milani indica come si dovesse costruire questa strada, il disastro didattico è senza ritorno, perché la soluzione che egli propone è essenzialmente quella di una scuola che si abbassi alla concretezza di chi è più svantaggiato, sottomettendolo, in barba ai più elementari principi pedagogici, ad una scuola priva di vacanze, aperta anche la domenica e dalla durata giornaliera di almeno una decina di ore senza alcun intervallo e senza alcun divertimento, fosse pure la ricreazione, come nelle scuole dei più rigidi regimi.
A tale proposito si avverte, leggendo i suoi scritti, che le fughe da parte dei bambini dalla “sua” scuola, non erano infrequenti. E si avverte altresì il paziente lavoro di mediazione che la sua perpetua era costretta a fare con quei genitori che rivendicavano dei risultati e delle aspettative migliori per i propri ragazzi e, forse, anche una maggiore comprensione da parte del loro parroco che accampava sui loro figli una sostanziale egemonia , non solo educativa.
Egli riteneva - e la sua non era certamente una novità, soprattutto nel panorama cattolico fiorentino di allora - che l’unica salvezza fosse nella povertà e che dovessero essere i valori cristiani a dover finalmente creare un’alternativa all’immoralità di una società che si stava irrimediabilmente perdendo. E questa alternativa poteva nascere solo se quel mondo, le barbiane, appunto, d’Italia, fosse stato in grado di resistere alla corruzione di quei modelli che anche attraverso la nuova cultura di massa, la nuova “fiera delle vanità”, si stavano sempre più imponendo. Questa resistenza passava attraverso un percorso scolastico nuovo che avrebbe dovuto formare maestri del tutto diversi, provenienti proprio da quel retroterra col fine di rappresentarlo, di dargli dignità e, malgrado tutto, immobilità.
Egli era fermamente convinto che per diventare buoni maestri occorresse conoscere la montagna con i suoi secoli di oppressione e di sofferenza, scrivere in modo scarno e senza fantasia, avere preparazione sindacale, essere intraprendenti e aver avuto il coraggio d’andare all’estero per imparare le lingue, saper leggere il giornale, sapere come figliano gli animali e così via. Insomma, nuovi maestri formati ad un modello scolastico che, partendo dalla valorizzazione di ciò che è vicino al ragazzo povero, rimanga poi costantemente legato ad una cultura ove l’astrazione lasci il posto all’esperienza diretta e il passato alla contemporaneità.
Eppure, come ho scritto più sopra, molte maestre e maestri di quegli anni contribuirono a cambiare il volto di questo nostro Paese, sapendo calare le loro istanze pedagogiche nelle tante realtà sociali ed economiche che allora più di oggi differenziavano l’Italia. Ogni frazione, ogni Barbiana ebbe la sua scuola (si stringe il cuore alla vista di borghi di montagna abbandonati con le loro chiese sconsacrate e con i ruderi di vecchie aule ancora riconoscibili) e nelle scuole serali centinaia e centinaia di migliaia di contadini, pastori, operaie e operai, braccianti, massaie e ragazze andavano o tornavano a scuola, nei dopocena, ad imparare a leggere e a scrivere e a conoscere meglio quel nuovo mondo che si stava affermando e col quale volevano misurarsi con dignità e consapevolezza. Ed erano le maestre e i maestri a presentar loro quella nuova realtà; maestre e maestri spesso poco più che ragazzi che per raggiungere, di notte, quei borghi e quei paesi, erano sottoposti a sacrifici a cui un Paese veramente interessato al proprio passato dovrebbe rendere più di un tributo.
Mi corre, invece, l’obbligo di sottolineare come il disprezzo che don Milani manifestò nei confronti dei docenti della scuola di Stato contribuì, oltre a far nascere nell’opinione pubblica una mentalità ancora oggi assai ostile nei loro confronti, a far passare in secondo piano, o forse a cancellare del tutto, il lavoro grandioso che la scuola italiana portò avanti, quasi sempre con risultati straordinari, negli anni a cui facevo sopra riferimento.
Manca, insomma una ricostruzione storica precisa di quello che accadde negli anni Cinquanta e Sessanta nella scuola elementare e media, quest’ultima nel frattempo diventata unica e obbligatoria, a testimoniare come la crescita civile di questo Paese trovasse proprio nella scuola l’elemento cruciale affinché si passasse da un medioevo diffuso ad un Paese moderno, meno povero e anche per questo meno umile rispetto ai poteri di ogni risma che fino ad allora avevano dominato. Di sicuro dovremmo non perdere l’occasione per raccogliere, finché siamo in tempo, le testimonianze di quei docenti che, oggi ancora in vita, vissero quella sorta di epopea che ritroviamo, per esempio, in certe pagine di Zanotti Bianco e nella struggente, e oramai introvabile, testimonianza di Maria Giacobbe, maestra ad Orgosolo negli anni Cinquanta, impegnata ad aprire a quelle bambine e a quei bambini della Barbagia l’anima lebia de sos nostros piseddos, come ebbe a dire di lei un vecchio del luogo.
Leggendo quelle pagine ci si potrà rendere conto di quanto ci siamo permessi di liquidare a proposito della storia sociale e culturale del nostro recente passato. Da quel che mi risulta in nessuna dichiarazione o relazione che parli di scuola fatta da uno dei tanti politici e pedagogisti che in questi decenni sono andati a rendere omaggio e a trovare foscolianamente ispirazione sulla tomba di don Lorenzo Milani, a Barbiana, vi è un pur minimo accenno a quel mondo e a quel contesto di cui parlavo poco sopra. E chissà quali altri frutti potevano scaturire da quelle scuole e da quei maestri, se essi avessero avuto a disposizione i mezzi e le conoscenze del parroco di Barbiana: egli aveva, lo ripeto, dei referenti politici di primo piano e tutti quanti legati ad una corrente della Democrazia cristiana assai potente e ben radicata, in particolare, nel contesto fiorentino.
Altro che riconoscimenti al contributo che i docenti, in particolar modo quelli delle elementari e della media unica, hanno portato allo sviluppo culturale e civile di un Paese distrutto dalla guerra e da secoli di arretratezza e sfruttamento! Il più delle volte gli estimatori del priore esaltano la sua figura e la sua opera in chiave polemica con la scuola statale e i docenti, rei, questi ultimi, di non prendersi, o di non essersi presi adeguatamente a cuore i problemi dei ragazzi come invece aveva fatto il parroco di Barbiana. Senza contare, ovviamente, che alcuni di questi estimatori hanno avuto e continuano ad avere ruoli di primo piano nella politica nazionale, e in virtù di questi loro ruoli hanno fatto di tutto, per fortuna riuscendovi solo in parte, per fare della scuola italiana, in dispregio a quanto don Milani pensava, una sorta di grande e squalificato doposcuola!
È innegabile che il “mito” del priore di Barbiana abbia le sue radici anche nel movimento degli studenti italiani che, alla fine degli anni Sessanta videro in lui, giustamente dal loro punto di vista, il precursore della contestazione del modello scolastico tradizionale e il vero grande propugnatore di una scuola che avrebbe dovuto garantire, a tutti, quello che qualche decennio più tardi sarà orribilmente definito il successo formativo.
Forse altri, e dal loro punto di vista anch’essi giustamente, videro in lui il modello di leader autoritario e autorevole che avrebbe avuto tanta fortuna nei movimenti rivoluzionari di quegli anni, ed altri ancora vi possono anche aver visto un fautore della lotta di classe che gli studenti invocavano davanti alle fabbriche ove gli operai, più che sentirsi gratificati da tanto sostegno, sognavano per i loro figli un futuro da studenti.
Penso, infine, che uno dei motivi per cui la figura del prete di Barbiana abbia avuto e continui ad avere un così largo credito in quella particolare componente politico-culturale definita di matrice catto-comunista, sia legato anche alla necessità che alcuni hanno di riconoscersi in guide autoritarie e dogmatiche in grado di dargli certezze, al punto di permettergli di coniugare tranquillamente e di far coabitare dentro di sé e nella propria visione del mondo l’anima, diciamo così, infantile e cattolica con quella iniziatica e giovanile del comunismo. Comunque sia, è assai singolare come molti trovino nell’opera e negli scritti di don Milani uno degli esempi più alti di educazione agli ideali di libertà, senza rendersi conto che essi eventualmente sono trasmessi da un maestro tra i più autoritari e manichei che la scuola ricordi.
È noto l’episodio della piccola piscina ancora oggi visibile, costruita a Barbiana dai ragazzi più grandi, e che doveva servire esclusivamente ad imparare a nuotare. Uno dei primi giorni in cui la “piscina” era già diventata praticabile, alcuni bambini (il priore si era distratto a parlare con un altro prete già suo compagno di seminario che era andato a trovarlo e che qualche anno più tardi avrebbe raccontato l’episodio ai suoi studenti della magistrali, tra i quali c’ero anch’io) si erano messi a sguazzare divertendosi come si può divertire un bambino che per la prima volta entra, insieme a dei compagni, in una pozza d’acqua. Il priore, l’episodio è accennato anche nei suoi scritti, ebbe uno dei suoi violenti scatti d’ira, perché in quella scuola, nella sua scuola, non ci si poteva permettere il divertimento, il perdere tempo e lo scimmiottamento dei ragazzini borghesi: la piscina doveva infatti servire esclusivamente ad imparare a nuotare!
Lo scatto d’ira del priore turbò non poco l’antico compagno di seminario, prete e docente assillato costantemente dal dubbio e animato dall’umano rispetto per i deboli animi di ciascuno di noi. Infatti non delineò a nessuno dei suoi studenti, come fanno i migliori tra i maestri, cammini e destini da compiere o comportamenti esemplari, ma ci insegnò la delicata arte del cercare di capire gli altri nei loro aspetti peggiori, l’equilibrio incerto della quotidianità e la conquista paziente di una felicità, anche attraverso il gioco e il divertimento, che rende più accettabile la vita. Ma tutto ciò non era contemplato nel programma educativo del priore di Barbiana.
Un’ ultima riflessione a proposito della rimozione pressoché totale che è stata fatta sia da certi politici che da tanti docenti a proposito dei numerosi elementi “pedagogici” assolutamente inaccettabili e pericolosi che pur animarono l’insegnamento di don Milani. Le rimozioni non rappresentano soltanto un bisogno di semplificazione, ma lasciano trasparire un animo infantile e superficiale tipicamente improntato al rifiuto di una realtà spiacevole. Il non voler vedere il peggio di quanto si cela nel pensiero e nelle azioni degli uomini e dei maestri che abbiamo preso a modello è quanto di più indicativo di come il “talento sia sottomesso troppo spesso alla passione”. D’altra parte molte persone amano visceralmente i loro “eroi” senza metterli in discussione, perché amando loro amano incondizionatamente e semplicemente anche se stessi. Altro discorso, come sottolineava il sacerdote compagno di seminario di don Lorenzo, è amare gli altri anche per gli aspetti meno belli e apprezzabili che possono essere presenti in chi si ama. Dote questa, che è assolutamente richiesta nell’amicizia e nella professione di maestro e che era spesso assente nel priore di Barbiana.

[1] Quando non lo fu, nel crudo romanzo postumo Petrolio, più o meno s’impone il silenzio da parte dei suoi antichi cultori, a conferma di quanto il populismo sia ben recepito da certa cultura progressista nazionale.

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