mercoledì 25 maggio 2011
DICHIARAZIONE DI INSEGNANTI E DIRIGENTI PER LA CORRETTEZZA DEGLI ESAMI DI STATO
Fra poco si svolgeranno gli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di studi. Negli ultimi anni i mezzi di informazione hanno riferito di numerosi casi in cui non è stato assicurato il loro corretto svolgimento. Questo danneggia fortemente la credibilità della scuola italiana e l’immagine degli insegnanti e dei dirigenti.
Non c’è dubbio che la maggioranza dei colleghi agisca in modo inappuntabile e faccia il possibile per garantire la regolarità degli esami. Siamo però consapevoli che un malinteso atteggiamento di “comprensione” nei confronti degli studenti e la diffusa tendenza a considerare inutilmente fiscale la fermezza nel far rispettare le regole (e in alcune situazioni anche pressioni esterne) possono spingere a “chiudere un occhio” se qualcuno copia, a giustificare o a tollerare indebiti aiuti e persino comportamenti gravemente scorretti, come fornire ai propri allievi traduzioni e soluzioni.
Va invece ribadito che certi atteggiamenti non sono affatto un modo di “fare il bene dei ragazzi” e che anzi feriscono la giustizia e il merito. Una scuola, infatti, in cui venga in qualche modo compromessa la regolarità degli esami, abitua gli studenti alla scorrettezza, commette un’ingiustizia verso chi conta solo sulle sue forze e infine svaluta il senso dell’esame come momento importante di verifica delle capacità degli allievi. Viceversa, l’esempio di comportamenti coerenti con i valori che si insegnano costituisce per i giovani la più efficace educazione alla legalità.
Noi pensiamo che il ruolo e l’immagine dell’istruzione pubblica si difendano certamente reclamando nuove leggi e finanziamenti più adeguati, ma anche facendo nel modo migliore la propria parte e assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità.
Ed è con questo spirito che noi sottoscritti commissari e presidenti di commissione dichiariamo pubblicamente che ci impegneremo per far sì che gli esami si svolgano in un clima sereno, ma nel rispetto della legalità, dell’equità e dell’imparzialità, a tutela del prestigio della scuola italiana, di coloro che vi operano con ammirevole impegno e dei tanti studenti che si preparano con serietà a questa importante prova.
Totale firmatari: 558 (176 dirigenti e 382 docenti)
Elenco in ordine alfabetico (secondo il nome proprio):
DIRIGENTI
Adelina Franci, Istituto Comprensivo di Signa (Fi)
Adriana Abriani, Ist. Sup. Benini, Melegnano (Mi)
Adriano Gioè, Liceo Classico Dante Alighieri, Anagni (Fr)
Agostino Miele, Istituto Tecnico Artemisia Gentileschi, Milano
Aldo Alibrando, Istituto Comprensivo Alezio (Le)
Aldo Pampaloni, Ist. Tec. Ferraris, San Giovanni Valdarno (Ar)
Alessandro Ferraiuolo, 2° Circolo Didatt., Cava de’ Tirreni (Sa)
Alessandro Gaspari, Istituto Tecnico Belluzzi, Rimin
Alessandro Penta, Ist. Compr. Di Prisco, Fontanarosa (Av)
Amato Polidoro, Liceo Scientifico Alberti, Minturno (Lt)
Amelia La Rocca, Istituto Superiore Albertini Nola (Na)
Andrea Marchetti, Liceo Virgilio, Empoli (Fi)
Angela Antonia Rovati, Ist. Com. di Casirate D'adda (Bg)
Angelino Messinese, 1°Circolo Did. Carmine Nicosia (En)
Angelo Cannizzaro, 298° circolo did. Elsa Morante, Roma
Angelo M. Manlio Massari, Ist. Tec. Ferraris, Molfetta (Ba)
Anna Maria Barbi, Liceo Scientifico Gramsci, Firenze
Anna Maria Marinai, Omnicomprensivo Montefeltro, Sassocorvaro (PU)
Anna Maria Paolino, Scuola media Alberto Pirro, Salerno
Anna Maria Quarta, Liceo Scientifico Fermi, Brindisi
Anna Pezzati, Circolo Didattico di Rignano sull’Arno (Fi)
Annamaria Gabellini, Ist. Com. di San Piero a Sieve e Vaglia (Fi)
Antioco Frau, Istituto Superiore di Aritzo (Nu)
Antonino Formica, Istituto Compr. Goldoni, Villaverla (Vi)
Antonino Gimmillaro, Istituto Profess. Calapso, Siracusa.
Antonio Cadoni, Ist. Super. Ponti-Lorenz, Mirano, (Ve)
Antonio Diblio, Istituto Sup. Fortunato Fedele, Agira (En)
Antonio Merico, Istituto Comprensivo di Scorrano (Le)
Antonio Piroddi , Istituto Sup. Leonardo Da Vinci, Lanusei (Og)
Arnolfo Gengaroli, Istituto Compr. Coverciano, Firenze
Barbara Zari, Direzione Didattica I° Circolo di Empoli (Fi)
Bianca Maria Morgi, Istituto Compr. di Villasimius (Ca)
Bruno Donnarumma, Ist. Compr. Foscolo, Quindici (Av)
Carla Rita Marchetti, Liceo Sebastiano Satta, Nuoro
Carlo Runcio, Liceo Scientifico Torricelli, Bolzano
Cecilia Pirolo, Istituto Superiore Romanazzi, Bari
Cesario Panebianco, Liceo di Floridia e Canicattini Bagni(Sr).
Cinzia Baldacci, Istituto Comprensivo S.Gottardo, Genova
Claudio Cereda, Istituto Tecnico Hensemberger, Monza
Concetta Graziano, Istituto Profess. Marignoni-Polo, Milano
Corrado Sancilio, Istituto Tecnico Agostino Bassi, Lodi
Corrado Spataro, Liceo Matteo Raeli, Noto (Sr)
Damiano Iocolo, Ist. Compr. D'Apolito, Cagnano Varano (Fg)
Daniela Mammini, Istituto Comprensivo Gandhi, Prato
Daniela Piccinni, Scuola Media Lanza, Cassano Jonio ( Cs )
Daniela Scocciolini, Liceo Scientifico Pasteur, Roma
Dante Cericola, Ist. Compr. Benedetto Croce, Paglieta (Ch)
Dante Siena, Ist. Compr. Assisi 2, Santa Maria Degli Angeli (Pg)
Domenico Scovotto, Scuola Media Primo Levi, Sassuolo (Mo)
Elisabetta Pastacaldi, Liceo Artistico Petrocchi, Pistoia
Emilio Sisi, Istituto Professionale Marconi, Prato
Enio Lucherini, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino
Fausta Grassi, Liceo Scientifico Majorana, Roma
Fausto Clemente, Ist. Sup. Palmeri, Termini Imerese (Pa)
Felice Signoretti, Liceo Laura Bassi, Bologna
Fernanda Brevetti, Scuola Media Salvatore di Giacomo, Napoli
Filomena Collarino, Istituto Magistrale Vittorio Gassman, Roma
Fiorenza Giovannini, Ist. Com. Galileo Chini, Scarperia (Fi)
Franca Damico, Istituto Superiore Giulio Romano, Mantova
Francesca Priuli, Scuola Media Ignazio Vian, Torino
Francesco Cucca, Dir. Did. 3 di Nuoro e Ist. Com. Fonni (Nu)
Francesco Girgenti, Liceo Classico Montale, Roma
Francesco Paolo Scoppetta, Istituto Tecnico De Fazio, Lamezia Terme (Cz)
Francesco Pezzuto, Liceo Scientifico Kennedy, Roma
Francesco Sangiovanni, Istituto Sup. Don Milani, Napoli
Franco Fanti, Istituto Comprensivo n. 5, Imola
Gaetano Panariello, Istituto Tec. Cesaro, Torre Annunziata (Na)
Gennaro Ruggiero, Ist. Compr. Vittorio Emanuele II°, Napoli
Gian Michele Spaggiari, Liceo Sc. Manfredo Fanti, Carpi (Mo)
Gianni Saviano, Istituto Comprensivo Cassitto, Bonito (Av)
Giorgio Rembado, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi
Giovanna Contini , Liceo Scient. Europa Unita, Porto Torres (Ss)
Giovanna Maria Iorio, Scuola Media Viale delle Acacie, Napoli
Giovanni La Montagna, Liceo Braucci, Caivano (Na)
Giovanni Magistrale, Liceo Scientifico Scacchi, Bari
Giovanni Parente, Istituto Comprensivo Frascaro, Supersano (Le)
Giovanni Rosso, Ist. Sup. Via Falisca, Rignano Flaminio (Rm)
Giulia Cimino, Istituto Comprensivo La Meridiana, Bettona, (Pg)
Giuliana Cinni, Istituto Superiore E. Fermi, Empoli (Fi)
Giuseppa Maniglia, Lic. Class. Guglielmotti, Civitavecchia (Rm)
Giuseppe Caponio, Scuola Media Netti, Santeramo in Colle (Ba)
Giuseppe De Puri, Licei Enriques e Cecioni, Livorno
Giuseppe Paciullo, Scuola Media Aldo Moro, Bari
Giuseppe Serino, Scuola Media Cavour, Marcianise (Ce)
Giuseppe Spataro, Liceo Scientifico Patrizi, Cariati (Cs)
Giuseppe Stile, Ist. Compr. Scauda, Torre del Greco (Na)
Gregorio Iannaccone (Presidente Andis), Ist. Compr. Forino, (Av)
Heidrun Aschacher, Istituto Profess. Salvemini, Palermo
Ivan Gottlieb, Istituto Tecnico Volta, Bagno a Ripoli (fi)
L.Liliana Rizzo, Istituto d’Arte Fiume, Comiso (Rg)
Laura Bellanova, 134° CirC. Did. Annibale Tona, Roma
Laura Fasiolo, Istituto Superiore Dante Alighieri, Gorizia
Laura Orsola Patrizia Nicolella, Ist. Tecnico Volta, Aversa (Ce)
Laura Virli, Istituto Superiore Pascal, Pomezia (Rm)
Lenella Breveglieri, Scuola Media Gallo-Pascoli, Noci (Ba)
Lia Morelli, Ist. Compr. Montanelli-Petrarca, Fucecchio (Fi)
Lorenzo Battistin, Istituto Comprensivo Muttoni, Vicenza
Lorenzo Fergonzi, Liceo Classico Foscolo, Pavia
Lorenzo Marotta, Liceo Scient. Archimede, Acireale (Ct)
Luca Guerranti, Scuola Media “Da Vinci”, Poggibonsi (Si)
Luciano Carta, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena (Ca)
Luciano Lazzaro Gigante, Liceo Scientifico Vecchi, Trani (BT)
Luigi B. Pansino, Liceo Scient. Ulivi, Borgo San Lorenzo (Fi)
Luigi Paparo, Ist. Compr. Morelli e Silvati, Roccarainola (Na)
Maddalena Montemurro, Ist. Compr. Federigo Tozzi, Chianciano Terme (Si)
Manuela Becattelli, 1° Circolo Didattico, Poggibonsi (Si)
Mara Caenazzo, Istit. Compr. Galvaligi, Solbiate Arno (Va)
Mara Salvi, Liceo Ariosto, Ferrara
Marco Mori, Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, Firenze
Marco Panti, Istituto Compr. Piero della Francesca, Firenze
Marco Pesaola, Scuola Media Amedeo D'Aosta, Bari
Maria Antonietta Bentivegna, Liceo Scien. Ruffini, Viterbo
Maria Delle Rose, Istituto Professionale Cellini, Firenze
Maria Faedda, Istituto Professionale Emilio Lussu, Alghero (Ss)
Maria Luisa Fusco, Istituto Comprensivo, Calvi (Bn)
Maria Rosaria Conte, Scuola Media Silone, Ugento (Le)
Marina Bordonali , Liceo Scientifico Belfiore, Mantova
Marina Imperato, Liceo Scientifico Leon Battista Alberti, Napoli
Mario Donato Cosco, Istituto Tec. Calabretta, Soverato (Cz)
Mario Nogara, Ist. Sup. Luciano Dal Cero, San Bonifacio (Vr)
Marta Paoli, Istituto Tecnico Bandini, Siena
Martin Sitzmann, Ist. Comp. in lingua tedesca Appiano (Bz)
Massimo Di Menna, Segretario generale Uil Scuola
Massimo Primerano, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
Maurizio Cesari, Liceo scient. Innocenzo XII, Anzio (Rm)
Maurizio Grassi, Scuola Media Andrea Guardi, Piombino (Li)
Maurizio Lazzarini, Liceo Scientifico Fermi, Bologna
Maurizio Lomonaco, Liceo Vaccalluzzo, Leonforte (EN)
Michele Ciliberti, Istituto Comprens Ranalli, Nereto (Te)
Michele Nunziata, Scuola Media Prisco, Boscotrecase (Na)
Michele Totaro, Istituto Comprensivo Botticelli, Firenze
Mupo Marina, Ist. Co. Nisco Senior, S.Giorgio del Sannio (Bn).
Nicoletta Maria Adelaide Lipani, Ist. Compr. Melodia, Noto (Sr)
Nicolò Alquino, Istituto Superiore De Simoni, Sondrio
Paolo Collini, Istituto Superiore Elsa Morante, Firenze
Paolo Mazzoli, Scuola Angelo Mauri, Roma
Pasquale Del Pinto, già Dirigente Liceo Classico Torlonia, Avezzano (Aq)
Patrizia D'Incalci, Liceo Scientifico Rodolico, Firenze
Pier Giorgio Lupparelli, Istituto Compr. Carducci, Foligno (Pg)
Pierluigi Alessandrini, Istituto Compr. di Sabbioneta (Mn)
Piervincenzo De Lucia, Liceo Scient. Filippo Masci, Chieti
Pietro Gargagliano, Istituto Tec. Dalla Chiesa, Partinico (Pa)
Pietro Vicino, Ist. Compr. L. Da Vinci, Castelfranco di Sotto (Pi)
Pina De Martino, Istituto Compr. Bennardo, Cropalati (Cs)
Raffaele Mazzuoccolo, Istituto Tecnico Morano, Caivano, Napoli
Raffaele Romano, Istituto Tecnico Andreozzi, Aversa (Ce)
Renato Fiori, Liceo Linguistico Cadore, Auronzo di Cadore (Bl)
Roberto Curtolo, Ist. Tec. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
Roberto Tripodi (Presidente Asasi), Ist. Tec. Volta, Palermo
Rocco Di Scipio, Istituto Sup. L. Valerio Pudente, Vasto (Ch)
Rosanna D'Agostino, Istituto Comprensivo D'Annunzio, San Vito Chietino (Ch)
Rosanna Genni, Ist. Superiore Europa, Pomigliano d'Arco (NA)
Rosanna Zazzarelli, Istituto Superiore Falcone, Roma
Rosaria Di Lullo, Scuola Media Vincenzo Bellini, Roma
Rosario Salamone, Liceo Classico Visconti, Roma
Ruggiero Dipace, Istituto Tecnico Carrara, Lucca
Sabatino D'Alessandro, Liceo Scientifico Carlo Cattaneo, Torino
Salvatore Consolo, Istituto Compr. Augusto Righi, Varese
Salvatore D'Agostino, Lic. Scie. Ignazio Vian, Bracciano (Rm)
Salvatore Vizzini, Istituto Superiore Mottura, Caltanissetta
Sandra Di Gregorio, Terzo Circolo Didattico, Lanciano (Ch)
Saverio Mongelli, Liceo Leonardo Da Vinci, Bisceglie (Bt)
Serafina Genova, Scuola Media Esopo, Roma
Severino Loiero, Scuola Media Garibaldi-Matteucci, Campi Bisenzio (Fi)
Silvana Quadrino, 87° Circolo Didattico, Napoli
Silvia Parigi, VIII Istituto Magistrale, Napoli
Sonia Salsi, Istituto Comprensivo Oltrarno, Firenze.
Stefano Stefanel, Scuola Media Manzoni & Fermi, Udine
Stella Fioccola, 7° Circolo Didattico, Latina
Teresa A. Goffredo, Istituto Omnicomprensivo di Pizzo (Vv)
Teresa Guazzelli, Istituto Compr. Salvo D'acquisto, Gaggio Montano (Bo)
Ubaldo Scanu, Istituto Superiore, Asproni, Iglesias (CI)
Valerio Vagnoli, Istituto Superiore Vasari, Figline Vald. (Fi)
Valter Laudadio, Istituto Comprensivo di Cupra Marittima (Ap)
Vinicio Grimaldi, Istituto Tecnico Mattiussi, Pordenone
Walter Pierotti, Istituto Superiore Fermi, Bibbiena (Ar)
DOCENTI
Adele Maria Formicola, Liceo Scientifico Alberti, Minturno (Lt)Adriana Dall'Oco, Scuola Media Parenzo, Rovigo
Alberto De Gregorio, Liceo scientifico Kennedy, Roma
Aldo Cusmà Piccione Cadetto, Ist. Tec. Garibaldi, Cesena (Fc)
Alessandra Carraro, Istituto Tecnico Severi, Padova
Alessandra Falasca, Ist. tecnico Alessandrini, Montesilvano (Pe)
Alessandra Fanchin, Istituto comprensivo Fusinato, Schio (Vi)
Alessandra Ferrari Bardile, Sc. Media Robecchi, Vigevano (Pv)
Alessandra Terranova, Istituto Superiore Enriques Agnoletti, Sesto Fiorentino (Fi).
Alessandro Bellini, Istituto Tecnico Meucci, Firenze
Alessandro Nencioni, Istituto Superiore Fermi, Empoli
Alessandro Raimondi, Istituto Professionale Cellini, Firenze
Alfonsa Armeli, Scuola Media Calderari, Vicenza
Alfonso Napolitano, Istituto Tecnico Pareto, Pozzuoli (NA)
Alfredo Battarelli Martini Istituto Sup. Caravaggio. Roma
Andrea Brocchieri, Liceo Classico Prati, Trento
Andrea Cittadini Bellini, Istit. Compr. Acquasanta Terme (AP)
Andrea Florit, Istituto Professionale Marconi, Cavarzere (Ve)
Andrea Napolitano, Ist. Tec. Majorana, Somma Vesuviana (Na)
Andrea Perruccio, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
Andrea Pini, Istituto tecnico statale "LB Alberti" - Roma
Andrea Ragazzini, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
Angela Crea, Ist. Tecnico Giuseppe Di Vittorio, Roma
Angela Fiorenzani, Istituto Super. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
Angela Moro, Liceo Class. Vittorio Emanuele II, Lanciano (Ch)
Angelo Bisceglia, Istituto Tecnico Falco, Capua (Ce)
Angelo Porcaro, Liceo Colombo, Marigliano (Na)
Anita Manfrini, Istituto Tecnico Bolisani, Villafranca, (Vr)
Anna Ceresa, Istituto Tecnico “Romagnosi”, Piacenza.
Anna Colaianni, Ist. Super. Tommaso Fiore, Modugno (Ba)
Anna Lionello, Liceo Scientifico Benedetti, Venezia
Anna Maria Logoteta, Liceo Scientifico Pasteur, Roma
Anna Maria Orlandi, Istituto Superiore Malignani, Udine
Anna Montini, Liceo Scientifico, Aselli, Cremona
Anna Rita Toscano, Istituto Compr. Barone, Baranello (Cb)
Anna Salvagno, Liceo Foscarini, Venezia
Anna Torcé, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
Annamaria Ussi, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
Antonella Baldini, Scuola media di Volterra
Antonella Foscarini, Ist. Compr. di San Piero a Sieve e Vaglia (Fi)
Antonella Pingiori, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
Antonello Murgia, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
Antonello Tinti, Istituto Tecnico Giorgio Asproni, Iglesias
Antonio Dellepiane, Liceo Martin Luther King, Genova
Antonio Lastella, Istituto Tec. De Viti De Marco, Triggiano (BA)
Antonio Loru, Liceo Classico e Linguistico Piga, Villacidro (VS).
Antonio Mazziotti, Istituto Professionale Sassetti-Peruzzi, Firenze
Arnaldo Florio, Istituto Tecnico Pascal, Roma
Augusto Cipriani, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
Augusto Cosentino, Ist. Sup. Luigi Nostro,Villa S. Giovanni (RC)
Augusto Di Benedetto, Liceo Classico Cassini, Sanremo (Im).
Barbara Betti Schiavone, Liceo Scientifico Majorana, Roma
Beatrice Colombi, IstitutoTecnico Cerboni, Portoferraio (Li)
Beatrice Naldi, Istituto Professionale Cellini-Tornabuoni, Firenze
Benedetta Nanni, Liceo Galvani, Bologna
Benedetta Pescini, Liceo Scient. Leonardo da Vinci, Firenze
Bianca Trupiano, Liceo scient. Giordano Bruno, Arzano, (Na)
Carla Muletto, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
Carla Simonitto, Liceo Caterina Percoto, Udine
Carlo Baccetti, docente universitario e presidente di commissione all’Istituto Tecnico Ferraris, Empoli
Carlo Cerioni, Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, Jesi (An)
Carlo Illuminati, Liceo Classico Visconti, Roma
Carlo Lomater, Liceo Classico D’Azeglio, Torino.
Carmela Lello, Liceo Meucci, Aprilia (Lt)
Carmen Russo, Istituto Superiore Vittorini, Grugliasco (To)
Caroline Miln, Liceo Scientifico Francesco Severi, Frosinone
Caterina Lorenzoni, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
Caterina Restaino, liceo class. Quinto Orazio Flacco, Venosa (Pz)
Chiara Carletti, Istituto Superiore Galileo Galilei, Firenze
Chiara Livide, Istituto Superiore Roncalli, Poggibonsi (Si)
Cinzia Quattrocchi, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena (Ca)
Cinzia Ristori, Liceo Classico Galileo, Firenze
Claudia Umani, Liceo Seneca, Roma
Claudio Baldoni, Liceo Artistico Giorgio De Chirico, Roma
Claudio Flamigni, Scuola Media Rolandino-Pepoli, Bologna
Claudio Giuggioli, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
Cosima De Blasi, Liceo Montessori, Roma
Costanza Parronchi, Istituto Profess. Sassetti-Peruzzi, Firenze
Costanzo Di Giovanni, Liceo Artistico Via di Ripetta, Roma
Cristiana Salvagno,, Istituto Tecnico Enrico Fermi, Roma
Cristina Cazzola, Liceo Scientifico Alvise Cornaro, Padova
Cristina Orsini, Liceo Petrocchi, Pistoia
Cristina Poncato, Istituto Comprensivo Villaverla, Vicenza
Cristina Saccardo , Istituto Comprensivo Goldoni, Villaverla (Vi)
Cynthia Beccari, Liceo Classico Petrarca, Trieste
Daniela Alivernini, Ist. Tecnico Colomba Antonietti, Roma
Daniela Sabatello, Istituto Superiore Federico Caffè, Roma
Daniela Silvestri, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma.
Daniele Alderighi, Istituto Sup. Russell-Newton, Scandicci (Fi)
Dario Favini, Istituto Superiore Bodoni-Paravia, Torino
Denio De Cian, Liceo Scientifico Quadri, Vicenza
Diego Filotto, Istituto Tecnico Kennedy, Pordenone
Domenica Sottilotta, Lic. Scient. Leonardo Da Vinci, Reggio Calabria
Domenico Bufalino, Istituto Tecnico Galilei, Livorno
Donatella Purger, Liceo scientifico John Kennedy, Roma
Elena Agostini, Istituto Tecnico Renato Serra, Cesena
Elena Iess, Istituto Superiore Cossar - da Vinci, Gorizia
Elena Maffei, Liceo Petrarca, Trieste
Elena Petroni, Istituto Professionale Giorgi, Lucca.
Elena Santini, Liceo classico Goffredo Mameli, Roma
Eliana Vianello, Liceo Artistico Modigliani, Padova
Elio Bertini, Istituto Superiore Civitali, Lucca
Eliodoro Miranda, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
Elisabetta Capuani, Ist. Tecnico Colomba Antonietti, Roma
Elisabetta Carnelli, Liceo Virgilio, Empoli (Fi)
Elisabetta Tenducci, Istituto D’arte Di Sesto Fiorentino (Fi)
Emanuela Scopigno, Liceo Classico Varrone, Rieti
Emanuele Bruschi, commiss. ester. presso ist. prof. Verne, Roma
Emanuele Iemmolo, Istituto Tecnico Alessandrini, Vittuone (Mi)
Emilia Di Tanna, Istituto Superiore Mortati, Amantea (Cz)
Enrico Robaldo Istituto Professionale Garelli, Mondovì (Cn)
Enrico Tombelli, Istituto Professionale Cellini, Firenze
Enrico Ercolani, Liceo Scientifico Galilei, Perugia
Ermanno Menarello, Istituto Superiore Einaudi, Alba (Cn)
Ersilia Sada, Liceo classico Massimo D'Azeglio, Torino
Fabio Barina, Istituto Comprensivo Dante Alighieri, Venezia.
Fabrizio Puca, Liceo classico Casardi, Barletta
Federico Aliprandi, Istituto Tecncico Primo Levi, Bollate (Mi)
Federico Buratti, Istituto Tecnico Majorana, Grugliasco (To)
Ferdinando Giovinazzo, Istituto Tecnico Carlo Grassi, Torino
Filippa Zappalà, Istituto Tecnico Ferraris, Acireale (Ct)
Filippo Cintolesi, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
Filippo Russo, Istituto Tecnico Majorana, Milazzo (Me)
Francesca Lascialfari, Istituto Superiore Vasari, Figline Vald. (Fi)
Francesca Romana Poleggi, Ist. Sup. Paolo Baffi, Fregene (Rm)
Francesco Ademollo, Liceo Classico Galileo, Firenze
Francesco Capaldo, Istituto Superiore Martini, Trento
Francesco Clemente, Istituto Professionale Mattei, Vieste (Fg)
Francesco Contini, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
Francesco d’Afflisio, Istituto Superiore Sbordone, Napoli
Francesco Giovannini, Liceo Scientifico Cassini, Genova
Francesco Minervini, Liceo Classico Socrate, Bari
Francesco Palo, Liceo Scientifico Gallotta, Eboli (Sa)
Francesco Paolo Molica, Liceo scientifico Malpighi, Roma
Francesco Parma, Istituto Superiore Galilei, Bolzano
Fulvia Di Salvo, Liceo Scientifico Vittorio Veneto, Milano
Gabriele Seleri, Istituto Tecnico Feltrinelli, Milano
Gabriella Buonpadre, Lic. Scien. Marie Curie, Giulianova (Te)
Gabriella Salerno, Istituto Tecnico Cattaneo, San Miniato (Pi)
Gabriella Tommasi, Liceo scientifico Galileo Galilei, Poppi (Ar)
Geisy Silva Sepúlveda, Liceo Classico Petrarca Trieste
Gennaro Lubrano Di Diego, Istituto Sup. Antonio Serra, Napoli
Gerardo Gallo, Istituto Professionale Miano, Napoli
Gerardo Zenga, Istituto Tecnico Jannuzzi, Andria (BT)
Giacomo Bailetti, Istituto Superiore Primo Levi, Sarezzo (Bs)
Gianfranco Giusta, Liceo Scientifico Galilei, Cirié (To)
Gianfranco Marini, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
Gianfranco Rosas, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena, (Ca)
Gianluigi Dotti, Istituto Superiore Lunardi, Brescia
Gianna Caroti, Istituto Professionale Saffi, Firenze
Giano Artico, Istituto Superiore Giovanni Valle, Padova
Gigi Monello, Liceo Scientifico Pacinotti, Cagliari
Gilberta Natale, Liceo Scientifico Azzarita, Roma
Giorgio Montalbano, Ist. Prof. De Franceschi, Pistoia
Giovanna Correddu, Istituto Tec. Elsa Morante, Limbiate (Mi)
Giovanna Gurrieri, Liceo classico Umberto I, Ragusa
Giovanna La Grasta, Liceo Ginnasio Foscarini, Venezia
Giovanni Bartolone, Istituto Professionale Pietro Piazza, Palermo
Giovanni Corbelli, Liceo Scientifico, Antonio Roiti, Ferrara
Giovanni Dursi, Istituto Superiore Laura Bassi, Bologna
Giovanni Ruggiero, Istituto Tecnico Einaudi, Chiusi (Si)
Giulia Mannarelli, Liceo Classico Europeo - Convitto Nazionale, Roma
Giuliana Pesca, Istituto Tecnico Laparelli, Cortona (Ar)
Giuseppe Burgaretta, Liceo Scientifico Archimede, Rosolini (Sr)
Giuseppe Chiadini, Ist. Sup. De Gasperi, Borgo Valsugana (TN)
Giuseppe De Francesco, Coord. reg. Uil P.A. Friuli Venezia G.
Giuseppe Lagani, Liceo Scientifico Alessi, Perugia
Giuseppe Luciano Cimadoro, Istituto Tec. Fermi, Vibo Valentia
Giuseppe Maravolo, Istituto Superiore Carlo Levi, Portici (Na)
Giuseppe Pallanti, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
Giuseppe Pastena, Istituto Tecnico Guido Dorso, Avellino
Giuseppe Pinto, Istituto Sup. Zenale e Butinone, Treviglio (Bg)
Giuseppe Ragazzoni, Ist. Sup. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
Giuseppe Riparbelli, Istituto Superiore Boselli, Savona
Giuseppe Ruffa, Liceo Artistico Alberti, Firenze
Giuseppe Sau Zanichelli, Liceo Classico Lagrangia, Vercelli
Giuseppe Simonetta, Istituto Superione Peano, Torino
Giuseppina Esposito, Liceo Scientifico Castelnuovo, Firenze
Giuseppina Guidetti, Ist. Tec. per il Turismo Marco Polo, Firenze
Giustina Mannelli, Liceo classico Michelangiolo, Firenze
Glauco Miranda, Liceo Galvani, Bologna.
Gloria Melandri, Istituto Tecnico Cestari, Chioggia (Ve)
Gloria Tomassetti, Istituto Tecnico Vallauri, Roma
Guglielmo Lattanzi, Liceo Classico Machiavelli, Firenze
Guia Passerini, Istituto Comprensivo Pieraccini, Firenze
Guido Barbato, Liceo Scientifico Pascal, Pomezia (Rm)
Guido Billwiller, Liceo Scientifico Salvemini, Sorrento (Na)
Gustavo Matassa, Liceo Scientifico Colombo, Marigliano (Na)
Incoronata Nigro, Liceo Classico Colletta, Avellino
Irene Saracino, Istit. Sup. Tommaso Fiore, Grumo Appula (Ba)
Irma Quintavalle, Scuola Media Loru-Satta, Villacidro (VS)
Isabella Pera, Liceo Classico Carducci, Viareggio
Ivan Cervesato, Liceo Scientifico Einstein, Milano
Ivana Da Ponte , Liceo Classico Prati, Trento
Lamberto Natale, Istituto Tecnico Pacinotti, Taranto
Laura Nanni, Liceo classico Pascal, Pomezia (Rm)
Laura Natale, Liceo Classico Galvani, Bologna
Laura Parenti, Istituto Professionale Enrico Fermi, Verona
Letizia Bausi, Istituto Tecnico Ginori Conti, Firenze
Linda Bianco, Istituto Superiore Leon Battista Alberti, Roma
Lucia Bartolotti, Liceo Petrarca, Trieste
Lucia Galli, Liceo Classico Machiavelli, Lucca
Lucia Losavio, Liceo Artistico Martini, Schio (Vi)
Lucia Parigi, Lic. Scient. Giotto Ulivi, Borgo S. Lorenzo (Fi)
Luciano Paccini, Istituto Comprensivo Botticelli, Firenze
Luigi Peduto, Istituto Superiore Enzo Ferrari, Battipaglia (Sa).
Luigi Puccini, Istituto Tecnico Marconi, Pontedera (Pi)
Luigina Giorgi, Liceo Scientifico Marconi, San Miniato (Pi)
Luisa Pellegrini, Istituto Superiore Galileo Galilei, Firenze
M. Giovanna Missaggia, Liceo Scientifico Ulisse Dini, Pisa
M. Rita Murru, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
Mara Bettini, Liceo Scientifico Calini, Brescia
Marcella Bellini, Liceo scientifico Volterra, Ciampino (Rm).
Marcello Landi, Liceo Giorgio Spezia, Domodossola (Vb)
Marco Di Paolo, Liceo Classico Albertelli, Roma
Marco Pagliari, Ist. Prof. Borsellino e Falcone, Palestrina (Rm)
Marco Radaelli, Liceo scientifico Teresio Olivelli, Pavia.
Maria Alessandra Lucioli, Liceo scient. Einstein, Milano
Maria Antonietta Gargiulo, Istituto Comprensivo Bozzaotra, Massa Lubrense (Na)
Maria Coviello, Istituto Tecnico Alberti, Roma
Maria Cristina Pettorini, Istituto Superiore Civitali, Lucca
Maria Grazia Teodori, Istituto Tecnico Colonna, Roma
Maria Grazia Vitale, Istituto Superiore Avogadro, Abbadia S. Salvatore (Si)
Maria Grazia Zotti, Istituto Tecnico San Benedetto, Latina
Maria Laura Bentivegna, Scuola Media Egidi, Viterbo
Maria Laura Pillosu, Istituto Comprensivo di Quartucciu (Ca)
Maria Lucia Ortu, Liceo Motzo, Quartu Sant’Elena, (Ca)
Maria Novella Alioto, Istituto Tecnico Agrario, Firenze
Maria Rita Branciforte, Istituto Tecnico Fermi, Pontedera (Fi)
Maria Rosa Giannalia, Liceo Brotzu, Quartu S. Elena (Ca)
Maria Rosaria Buono, Liceo Classico Carducci, Nola (Na)
Maria Teresa Seu, Polo Liceale Cecioni, Livorno
Mariangela Lanaro, Liceo Scientifico Messedaglia, Verona
Mariano Mandalà, Istituto Professionale Ascione, Palermo
Mariapia Lionello, Liceo Majorana Corner, Miranao (Ve)
Mariella Pieri, Istituto Sup. Curie, Savignano sul Rubicone (FC)
Marilena Deiana, Scuola Media Amat, Sinnai (Ca)
Marina Delle Piane, Liceo Martin Luther King, Genova
Marina Longinotti, Sc. Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
Marina Mangianti, Istituto Profess. Cavazza, Pomezia (Rm)
Mario Amato, Istituto Tecnico Industriale di Montesilvano (Pe)
Mario Bianchi, Istituto Profess. Sismondi-Pacinotti, Pescia (Pt)
Mario Garau, Liceo Classico Dettori, Cagliari
Mario R. Storchi, Ist. Super. Luca Pacioli, Sant’Anastasia (NA)
Marisa Scapuzzi, Istituto Compr. Montagnola-Gramsci, Firenze
Marta Franceschi, Liceo Laura Bassi, Bologna
Marta Guastaldi, liceo scientifico Aselli, Cremona.
Martino Sacchi, Liceo Giordano Bruno, Melzo (Milano)
Marzia Simona Gazzani, Liceo classico Pico, Mirandola (Mo)
Massimiliano Barontini, Liceo Classico Legnani, Saronno
Massimo Masini, Istituto Superiore Vasari, Figline Valdarno (Fi)
Massimo Maurizio, Liceo scientifico Morin, Mestre (Ve)
Massimo Paoletti, Liceo Scientifico Marconi, Carrara (Ms)
Massimo Rossi, Liceo Classico Poliziano, Montepulciano (Si)
Maurizio Feo, Istituto Professionale Alberghiero, Capaccio (Sa)
Maurizio Gavazza, Liceo Classico Mazzini, Genova
Mauro Di Lisa, Liceo Classico Visconti, Roma
Michela Napolitano, Istituto Comprensivo 16 agosto 1860, Corleto Perticara (Pz)
Michela Salvini, Liceo Classico Luigi Galvani, Bologna
Michele Brudaglio, Ist. Super. Tommaso Fiore, Modugno (Ba)
Michele Celenza, Istituto Tecncico Palizzi, Vasto (Ch)
Milena Tanca , Liceo Ginnasio annesso al Convitto Nazionale Canopoleno, Sassari
Milvia Tumiati, Liceo Classico Ariosto, Ferrara
Mirella Albano, Liceo Scientifico Avogadro, Roma
Monica Lederer, Scuola Media Vittorino da Feltre, Abano Terme (Pd)
Monica Lo Scalzo, Liceo Artistico di Sesto Fiorentino (Fi)
Monica Menesini, Liceo Scientifico Vallisneri, Lucca
Monica Raffaele Addamo, Liceo Scientifico Dalla Chiesa, Sesto Calende (Va)
Morena Cono, Istituto Professionale Ferraris-Pacinotti, Milano
Natalia Scalisi, Istit. Sup. Don Giovanni Colletto, Corleone (Pa)
Natalia Fratticci, Liceo Classico Benedetto da Norcia, Roma
Nazareno Boncompagni, Liceo Classico Varrone, Rieti
Nicola Gialanella, Istituto Superiore Paolo Baffi, Fiumicino (Rm)
Nicoletta Colletti, Istituto Tecnico Delai, Bolzano
Nicoletta Marini, Liceo Classico Mazzini, Genova
Nicolò Gallo, Istituto Tecnico Pareto, Arcofelice-Pozzuoli (Na)
Nobile Silvana Annunziata, Istituto compr. Capozzi, Roma
Oreste Massarelli, Ist. Tec. Leonardo Da Vinci, Giugliano in Campania (Na)
Orietta Ronchetti, Istituto Tecnico Einaudi, Chiari (Bs)
Paola Capaccioli, Liceo Scientifico Mascheroni, Bergamo
Paola Cavallari, Liceo Copernico, Bologna
Paola Cinti, Liceo Artistico Alberti, Firenze
Paola Fattori, Liceo Scientifico Galilei, Verona
Paola Lippi, Scuola Media Andrea Guardi, Piombino (Lu)
Paola Lupi, Istituto Superiore Ferraris-Brunelleschi, Empoli (Fi)
Paola Mastellaro, Liceo Scientifico Bottoni, Milano
Paola Miranda, Liceo Vittorio Imbriani, Pomigliano D'Arco, Na
Paola Pollacci, Istituto Tecnico Laparelli, Cortona (Ar)
Paolino Bussone, Istituto Profess. Carmine Russo, Cicciano (Na)
Paolo Aziani, Liceo classico Parini, Milano
Paolo Bertini, Liceo classico Costa, La Spezia.
Paolo Cotroneo, Liceo Scientifico Fermi, Bologna.
Paolo Dall'Aglio, Scuola Media Nannei, Collegio Dimesse, (Ud)
Paolo De Sabbata, Liceo Marconi Di Pesaro
Patrizia Alessandri, Ist. Compr. Enrico Mattei, Acqualagna (PU)
Patrizia Bottino, Istituto Tecnico Gastaldi-Abba, Genova
Patrizia Farsetti, Ist. Sup. Simoni, Castelnuovo Garfagnana (Lu)
Patrizia Natale, Istituto Superiore Vittorio Gassman, Roma
Patrizia Pepè, Scuola Media Guicciardini-Poliziano, Firenze
Patrizia Soriani, Scuola Media Rodari-Jussi, San Lazzaro di Savena (Bo)
Patrizia Troncon, Liceo scientifico Leonardo da Vinci, Treviso
Paula Melillo, Liceo Classico Seneca, Roma
Pierangela Scarnato, Istituto Professionale Marconi, Prato
Pierangelo Savarese, Istituto Superiore Civitali, Lucca
Pierluigi Carofano, Liceo Artistico Russoli, Pisa-Cascina
Piero Cipriani, Liceo Classico Europeo Maria Luigia, Parma
Piero Morpurgo, Istituto Ceccato, Montecchio Maggiore (Vi)
Pietro Crimi, Istituto Tecnico Alessandro Volta, Palermo
Pietro Janho, Istituto Superiore Via Caposperone, Ostia (Rm)
Pietro Serfustini, Istituto Superiore Pertini, Ladispoli (Rm)
Pompeo Mecarelli, Liceo Scientifico Alessi, Perugia
Raffaele Vincenzo Micelotta, Ist. Tec. Calabretta, Soverato (Cz)
Raffaella Argentieri, Ist. Superiore Marconi-Belluzzi, Brindisi
Raffaella D'Onofrio, Ist. Super. Europa, Pomigliano d'Arco (Na)
Renzo Amato, Istituto Tecnico Sciascia, Erice (Tp)
Renzo Stefanel, Istituto Superiore Pietro Scalcerle, Padova
Renzo Venturi, Istituto Superioe Pesenti, Cascina (Pi)
Rita Agresti, Istituto Tecnico Libero de Libero, Fondi (Lt)
Rita Angioni, Scuola Media Luigi Amat, Sinnai (Ca)
Rita Lorenzini, Liceo Scientifico Calini, Brescia
Rita Notturno, Liceo Socio-psico-pedagogico, Latina
Rita Posabella, Istituto Tecnico Rosselli, Genova
Roberta Garau, Liceo Gobetti, Genova
Roberta Riguzzi, Istituto Superiore Giordano Bruno, Budrio (Bo)
Roberto Martini, Istituto Superiore Balducci, Pontassieve (Fi)
Roberto Riviello, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
Romano Firmani, Liceo Scientifico Orsini, Ascoli Piceno.
Rosa Alba Romeo, Istituto Sup. Vasari, Figline Valdarno (Fi)
Rosa Lucia Fanchin, Liceo Classico Zanella, Schio (Vi)
Rosanna Presti, Liceo Classico Marco Minghetti, Bologna
Rosanna Rizzo, Liceo Artistico Alberti, Firenze
Rosaria Vatteroni, Liceo Scientifico Marconi, Carrara
Rossana Cetta, Lic. scie. Aeclanum, Mirabella Eclano (Av).
Rossella D'Alfonso, Liceo Galvani, Bologna
Rossella Nutini, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
Salerno Raffaela, Ist. Sup. L. da Vinci, Poggiomarino (Na)
Salvatore Ciro Nappo, Ist. Sup. L. da Vinci, Poggiomarino (Na)
Salvatore Pirozzi, Istituto Professionale Caselli, Napoli
Sandra Lubrano, Liceo Classico Mameli, Roma
Sandra Orrù, Istituto Comprensivo Pieraccini, Firenze
Sandra Tosello, Istituto Comprensivo di Saonara (Pd)
Sara Bemporad, Scuola Media Cavalcanti, Sesto Fiorentino (Fi)
Serena Baroncini, Istituto Profess. Pacinotti, Pescia (Pt)
Sergio Palazzi, Istituto Superiore Paolo Carcano, Como
Sergio Torcinovich, Istituto Tecnico Sarpi, Venezia
Silvana Boccara, Scuola Media L. da Vinci - Lastra a Signa (Fi)
Silvia Bisi, Liceo Classico Galvani, Bologna
Simona Barucco, Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II, Napoli
Simona Elena Cannas, Liceo classico scientif. Euclide, Cagliari
Simona Nocentini, Ist. Tec. Calamandrei, Sesto Fiorentino (Fi)
Simone Amati, Istituto prof. Colonna-Gatti, Anzio-Nettuno (Rm)
Simone Mereu, Istituto Tecnico Leonardo da Vinci, Cagliari
Stefania Chiarulli, Istituto Sup. Norberto Bobbio, Carignano (To)
Stefania Coradeschi, Istituto Professionale Buontalenti, Firenze
Stefania Lepreti, commiss. esterno presso Ist. Tec. Donati, Fossombrone (PU)
Stefania Lorenzoni, Istituto Tecnico Fossombroni, Grosseto
Stefania Romio, Istituto Superiore Almerico da Schio, Vicenza
Stefano Di Brazzano, Liceo Classico Petrarca, Trieste
Stefano Marconato, Ist. Sup. Newton Camposampiero (Pd)
Stefano Romano, Istituto Superiore Viganò, Merate (Lc)
Stella Pugliese, Liceo Scientifico Augusto Righi, Roma
Susanna Cavallini, Istituto Tecnico Cappellini, Livorno
Tiberio Luigi Giacomo Bottacin, Istituto Superiore Newton, Camposampiero ( Pd )
Tiziana Aleandri, Istituto d'Istruzione Rosselli, Aprilia (Lt)
Tiziana Littamè, Liceo Cavalleri, Canegrate, (Mi)
Ughetta Frangini, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
Ugo Barbieri, Ist. Compr. Goldoni", Villaverla (Vi)
Umberto Del Buono, Istituto Tecnico Buonarroti, Arezzo
Valentina Ferone, Istituto Superiore Antonio Serra, Napoli
Valeria Alberti, Liceo Artistico di Sesto Fiorentino (Fi)
Valeria Scota, Liceo classico Luigi Galvani, Bologna
Valerio Tanini, Scuola Media Guicciardini, Poliziano, Firenze
Vania Pampaloni, Liceo Classico Socrate, Roma
Vanna Pellegrini, Liceo Classico Poliziano, Montepulciano (Si)
Vera Barbagli, Liceo Classico Michelangiolo, Firenze
Villa Maurizio, Istituto Tecnico Firpo-Buonarroti, Genova
Vincenza Lupo, Istituto Professionale Alberghiero di Erice (Tp)
Vincenzo Accurso, Istituto Superiore Nicola Pizi, Palmi (Rc)
Vincenzo Gabriele, Istituto Tecnico Luigi di Savoia, Chieti
Vincenzo Guerrieri, Is. Tec. Fioritto, S.Nicandro Garganico (Fg)
Vincenzo Somma, Istituto Comprensivo Palizzi, Casoria (Na)
Vincenzo Viola, Liceo Classico Carducci, Milano
martedì 12 aprile 2011
DELLA LOGGIA E LE GENERAZIONI PERDUTE
A rendere ancora più drammatica la situazione rispetto al passato, si può dire che oggi hanno iniziato a fuggire, oltre ai geni e alle eccellenze, anche i bravi. Segno evidente che, malgrado il precipitare della crisi (nel senso più ampio del termine) il nostro sistema d’istruzione, e fa bene Della Loggia a evidenziarlo, “...pur con i centomila difetti che sappiamo”, è “ancora capace di produrre una formazione di eccellenza”.
Rimane il dominio della gerontocrazia, sia nei consigli di amministrazione che nel mondo politico. Poiché i giovani e i ragazzi in generale acquisiscono la loro formazione anche dagli esempi, sarebbe opportuno che qualcuno di quelli che contano, cominciasse a darglieli. Sarebbe veramente un bel segnale vedere i politici tornare al loro lavoro di provenienza, se mai vi è stato, dopo un’esperienza politica non più infinita, come spesso accade, ma giustamente limitata nel tempo. Oppure, sarebbe altrettanto auspicabile che i politici
non più eletti, anziché andare ad occupare poltrone in municipalizzate e
dintorni, si rimettessero in gioco seguendo le regole di coloro, la stragrande maggioranza dei cittadini, che non possono contare su alcun tipo di privilegi. Allo stesso modo sarebbe un bel segnale l’abolizione degli albi professionali o la riforma dei centri per l’occupazione che possa renderli più trasparenti, davvero “pubblici” ed in grado di gestire i curricula di chi cerca occupazione. Ed infine, senza timore di essere tacciato di facile moralismo, credo sia necessario che i nostri discorsi tornino ad occuparsi dell’onesto e retto “ conversar cittadino” se non vogliamo rischiare il precipizio morale.
Solo chi lavora con i giovani riesce a percepire la drammaticità del loro silenzio che può tuttavia diventare in ogni momento esplosivo. Questo, solo questo, mi sentirei di aggiungere all’interessante analisi di Galli della Loggia.
Valerio Vagnoli
giovedì 7 aprile 2011
FORMAZIONE PROFESSIONALE: RIUSCIRÀ LA TOSCANA A LIBERARSI DAL DIRIGISMO?
Non piccolo errore fanno que’ padri di famiglia
che non lasciano fare nella fanciullezza il corso della natura
agl’ingegni dei figlioli e che non lasciano esercitarli
in quelle facultà che più sono secondo il gusto loro.
Perocché il voler volgerli a quello che non va loro per l’animo
è un cercar manifestamente che non siano mai eccellenti in cosa nessuna;
essendo che si vede quasi sempre
che coloro che non operano secondo la voglia loro
non fanno molto profitto in qualsivoglia esercizio.(Giorgio Vasari)
Stando all’intervento di Patrizio Bianchi, assessore alla scuola dell’Emilia Romagna, sembra che quel governo regionale stia facendo passi avanti “non puramente marginali” per superare, come ha scritto Marco Lepore, “l’ideologia che vuole costringere i ragazzi a sedere dietro un banco di scuola superiore a dispetto di qualsiasi attitudine o capacità”.
In questi giorni anche in Toscana si sta mettendo a punto, fra riunioni e consultazioni di dirigenti, la configurazione dei trienni di IeFP. Per valutare gli eventuali progressi, va premesso che è proprio in Toscana che si è espressa nel modo forse più radicale la linea politico-culturale avversa alla pari dignità della formazione professionale come modalità di assolvimento dell’obbligo. Per rendersene conto, basta leggere Le linee guida sull’attuazione dell’obbligo di istruzione in Toscana dell’agosto 2007, che con grande chiarezza si pronunciano sull’obbligo di istruzione:
“L’obbligo di istruzione in Toscana sarà obbligo scolastico. La Regione Toscana non si avvarrà della possibilità prevista dalla Finanziaria per l’anno 2007 di fare convenzioni con il Ministero della Pubblica Istruzione per percorsi alternativi alla scuola fino ai 16 anni.
La scelta di far assolvere nella scuola, ai ragazzi toscani, l’obbligo d’istruzione fino a 16 anni, è dettata dalla profonda convinzione che è all’interno della scuola che si devono acquisire le competenze di base.
L’obiettivo di fondo è portare quanti più ragazzi e ragazze possibile al diploma di maturità; per questo ci dobbiamo impegnare per creare, per tutti, le condizioni migliori per stare bene a scuola, con profitto”.
L’obbiettivo finale era la maturità per tutti. Per il momento ci si accontentava di un biennio delle superiori. La chiave di volta per far funzionare il “modello toscano” veniva individuata nell’innovazione metodologica e soprattutto nella “didattica laboratoriale”, a cui molti sembrano affidare un compito quasi taumaturgico. Per gli allievi in grave difficoltà e per chi abbandonava, si prevedevano “interventi di presa in carico, orientamento e tutoraggio.”. Chi resisteva, poteva finalmente approdare esausto a un terzo anno professionalizzante, che ha poi avuto regolarmente inizio con molti mesi di ritardo, riuscendo peraltro a soddisfare solo una piccola parte delle domande.
Intanto l’elevatissimo numero di bocciature e di abbandoni nei professionali e nei tecnici, nonché il continuo aumento delle classi ingovernabili perché frequentate da ragazzi frustrati nelle loro attitudini, fanno sì che nella primavera dello scorso anno, in occasione delle elezioni regionali, ben 85 presidi toscani firmino una Lettera aperta ai partiti e ai candidati, promossa dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità, in cui chiedono al futuro governo toscano di cambiare decisamente rotta, affermando tra l’altro di non avere dubbi sul fatto che la formazione professionale “sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani”.
L’iniziativa mette a nudo l’insuccesso del modello toscano, fino a quel momento ufficialmente indiscusso, modello che pochi mesi dopo deve subire anche la bocciatura della Corte Costituzionale (Sentenza 02.11.2010, n. 309). Diventa obbligatorio cambiare strada, complice anche l’accordo Stato-Regioni.
Dei lavori in corso per il varo dei percorsi triennali in Toscana, per il momento si sa che ci si baserà sul cosiddetto “regime surrogatorio A”, che affida alle scuole il compito di strutturarli utilizzando i margini di flessibilità e autonomia a loro disposizione. Fra il primo e il secondo anno sembra che si prevedano 900 ore di materie dell’area professionale e altre 900 in terza. La Regione interverrebbe a sostegno delle scuole per un impegno economico di circa tre milioni di euro annui: anche qui un passo avanti, ma senza dubbio ancora insufficiente. C’è comunque ancora molta strada da fare, anche in assenza di possibili tentazioni gattopardesche.
Ma per voltare davvero pagina e allinearsi con le esperienze che stanno drasticamente abbassando i tassi di dispersione e offrono a tanti ragazzi la possibilità di far fruttare i loro talenti, è indispensabile abbandonare i luoghi comuni che in Toscana hanno sorretto la damnatio della formazione professionale. Il più resistente è che quest’ultima non consenta di formarsi sufficienti basi culturali, mentre è vero che tutte le esperienze più avanzate comprendono un adeguato - e a volte anche notevole - numero di ore di cultura generale. Ed è altrettanto vero che avvicinarsi e appassionarsi a un mestiere, mediante una concreta esperienza su cui riflettere, discutere, acquisire delle conoscenze, è certamente formativo anche sul piano culturale.
Si dice poi che a quattordici anni è troppo presto per una scelta che condizionerà tutta la vita; ma non si tratta per niente di una scelta irreversibile. Ormai viene data ovunque la possibilità di rimediare a decisioni rivelatesi insoddisfacenti e di reinserirsi nei percorsi di istruzione. Dove la formazione professionale ha avuto un adeguato sviluppo ed è supportata dai necessari investimenti, inoltre, è prevista una progressione verso l’alto che può portare all’alta formazione professionale e anche all’università.
Va infine sottolineato il ruolo che in questa partita potrebbero giocare molte imprese, con l’assumersi responsabilità maggiori rispetto a quanto spesso fatto fino a oggi, investendo ad esempio nella formazione dei tutor destinati a seguire all’interno delle aziende i ragazzi impegnati nell’alternanza scuola-lavoro.
Giorgio Ragazzini
domenica 27 febbraio 2011
LETTERA APERTA DI UN PRESIDE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Tuttavia non rinuncio a scriverLe. Così è fatto il genere umano, almeno certo genere umano: si legge un libro o si vede un film e ci si illude, pur sapendo quasi sempre vero il contrario, che ciò che si vede non sia frutto della fantasia, ma rappresenti la vita e la realtà. Allo stesso modo sono fatti i cittadini: non rinunciano a credere che in democrazia - e in democrazia ci troviamo senz’altro - qualche volta i governanti pensino con rispetto a loro che li hanno eletti (o che li hanno dovuti sopportare o subire) e che si preoccupino di loro. Ma trovarsi davanti ad un Presidente del Consiglio dei ministri che esprime disprezzo per un’istituzione come la scuola pubblica, che peraltro il suo governo ha contribuito a riformare e anche in parte a migliorare, è, mi creda, davvero troppo. Capisco che Ella conosca poco la pubblica istruzione: da quel che mi risulta Lei stesso ha studiato in una scuola privata e la medesima cosa hanno fatto i Suoi figlioli. Dubito che tra i Suoi interessi vi sia quello per i problemi che agitano il mondo giovanile e della formazione, e prendo atto che forse non si è mai occupato di leggere e interiorizzare quei grandi autori della destra liberale che tanto hanno contribuito a rendere più tollerante parte non indifferente del genere umano in quanto nemici acerrimi delle generalizzazioni che a Lei, in particolare in questi ultimi tempi, sembrano essere invece assai care.Se agli esponenti delle scuole parificate religiose avesse voluto fare un grande omaggio, da liberale come Ella si professa, avrebbe dovuto dire che la scuola pubblica è una grande opportunità anche per quella privata, perché rappresenta uno stimolo costante a far meglio e a migliorarsi, così come viceversa. Evidentemente Lei sapeva, e gli applausi dei Suoi interlocutori sembrano dargliene conferma, che la platea mirava ai finanziamenti e che della libera concorrenza, in fatto di formazione e istruzione, anche ieri tra quella gente non interessava a nessuno. Ovviamente Lei ha già smentito molte delle pessime cose dette ieri, a conferma di quello che un grande autore come Ennio Flaiano, in questi ultimi tempi finalmente ristampato, scrisse. E cioè che la situazione, purtroppo, è grave, ma non seria! So che non me ne vorrà, anche perché non mi leggerà senz’altro.
LA CRITICA DEL PRESIDE: «SOLTANTO DA NOI MESCOLANZA DI CULTURE»
ROMA — «Ricordo al Tasso, anni fa, l'ora di religione di padre Gualberto Giachi, un gesuita dalla mente finissima. La seguivano tutti: credenti, non credenti, comunisti, chi veniva da altre fedi come gli ebrei. Altro che valori diversi o uguali rispetto a quelli della famiglia: una mescolanza del genere è una ricchezza che i ragazzi possono trovare solo nella scuola pubblica». Una vita in cattedra, professore di storia e filosofia sia nelle private che nelle pubbliche, «cattolico praticante», Rosario Salamone è preside del Visconti, liceo statale nel centro di Roma. Dice di essere «molto amareggiato» per le parole di Silvio Berlusconi ed è forse solo la sua gentilezza di modi ad impedirgli di usare espressioni più forti. «Nessuno vuole negare l'utilità della scuola privata — premette — che nel nostro Paese svolge un ruolo importantissimo. Pensate solo agli asili ed agli asili nido, che senza il privato quasi non esisterebbero. Ma dipingere la scuola pubblica in questo modo non corrisponde al vero, ed è molto grave». La scuola, come la storia, è fatta di uomini e quindi bisognerebbe distinguere caso per caso. «Ma semmai sono le private a correre qualche rischio di più, perché per definizione più autoreferenziali e meno propense ad ascoltare altre voci. Nella mia carriera di insegnante nella scuola pubblica ho spiegato di tutto, dalle Confessioni di Sant'Agostino alle teorie di Marx e nessuno ha mai pensato di censurarmi». Il punto è capire cosa sia successo in questi anni, come sia cambiato il ruolo degli insegnanti rispetto alle famiglie. «Sicuramente alla scuola sono stati trasferiti compiti e responsabilità che prima non aveva. Le famiglie hanno meno tempo da dedicare ai figli, anche la Chiesa, per dire, si occupa meno della formazione cristiana dei ragazzi, che non può essere certo delegata all'ora di religione. Ma questo vale sia per le pubbliche sia per le private».
Anche il preside Salamone considera molto importante che le parole di Berlusconi siano le stesse pronunciate nel 1994, al momento del suo ingresso in politica. In questi anni di tagli all'istruzione, il governo ha detto che era necessario razionalizzare la spesa e ridurre gli sprechi. Una frase del genere, ripetuta a distanza di quasi 20 anni, le fa pensare che invece l'intenzione sia quella di ridurre lo spazio per la scuola pubblica a favore di quella privata? «Spero di no e credo di no. Una società ha il dovere di raccogliersi intorno alle proprie istituzioni. In questo le scuole sono come gli ospedali, come le caserme della polizia e dei carabinieri. Se vengono attaccate e svilite così da un'altra istituzione ci sono dei contraccolpi che poi è difficile recuperare. È la società stessa che rischia di andare in frantumi».
Lorenzo Salvia
venerdì 18 febbraio 2011
COPIARE È COLPA GRAVE (IN GERMANIA)
Certamente nel caso di plagio di cui è accusato il ministro zu Guttenberg — che, si sostiene, avrebbe copiato di sana pianta una parte della sua tesi di dottorato — a colpire è il fatto che esso riguardi uno dei politici tedeschi di maggiore successo presso l'opinione pubblica. Ma l'episodio, almeno osservato dall'Italia, colpisce forse ancora di più per l'enorme risalto che alla vicenda sta dedicando la stampa tedesca, la quale ritiene l'aver copiato (cioè, a chiamare le cose col loro nome, il furto delle idee e del lavoro intellettuale altrui) una colpa grave.
Un analogo rilievo sarebbe difficilmente immaginabile nel nostro Paese, dove episodi del genere non hanno mai innescato uno scandalo paragonabile a quello in cui si trova coinvolto il ministro della Difesa tedesco. Questo perché, come sappiamo tutti, in Italia è abbastanza diffusa l'idea che copiare sia in fondo una colpa lieve, che anzi per molti si configura come un comportamento lecito. Secondo la gerarchia dei valori e dei disvalori che abita nel profondo la nostra cultura, copiare rappresenta tutt'al più un peccato veniale, che dunque non occorre riceva l'unica vera sanzione che può indirizzare i comportamenti di una collettività, la disapprovazione sociale. Solo in Italia, credo, è potuto accadere che nel giugno scorso, alla vigilia delle prove di maturità, il Tg1 trasmettesse un ammiccante servizio su tutte le tecniche disponibili per copiare. Solo nel nostro Paese è potuto accadere che l'Invalsi, l'organismo che si occupa delle prove di valutazione nelle scuole, un paio d'anni fa si sia trovato costretto a denunciare il fatto che non pochi insegnanti lasciano tranquillamente copiare i loro alunni durante le prove. Appropriarsi del libro di qualcun altro, dunque il plagio in senso stretto del quale è accusato il ministro tedesco, è cosa evidentemente più grave del copiare a scuola per ottenere in modo scorretto un voto che non si merita. Ma anche quando nel nostro Paese un episodio di plagio viene reso noto, suscita in genere le reazioni timide e impacciate di chi anzitutto dovrebbe esprimere una censura, i colleghi dello stesso campo di studi. Stando così le cose, essendo questo il sentire comune o comunque largamente esteso, ho la sensazione che l'Italia di oggi sia uno dei massimi centri della copiatura per quel che attiene alle tesi di laurea: lavoro complesso e impegnativo se fatto seriamente e da soli; facile, anzi facilissimo, se ci si rivolge a centri e istituti appositi oppure, senza neanche sborsare un euro, a quell'immenso serbatoio di testi e tesi altrui che è rappresentato da Internet. Ma c'è forse un'ulteriore questione che ciò che sta avvenendo in Germania solleva, se visto dall'Italia. Almeno a prima vista, il fatto che nel nostro Paese i casi di plagio ricevano una scarsa attenzione sembra contraddire quella esigenza di moralizzazione, quel bisogno di comportamenti eticamente più adeguati che, con alterne vicende, anima l'opinione pubblica italiana da vent'anni in qua, dai tempi almeno di Tangentopoli. Perché, in sostanza, ci scandalizziamo di fronte ai casi di corruzione politica o a comportamenti come quelli, privati ma censurabilissimi, del presidente del Consiglio, e nessuno si scandalizzerebbe davvero — temo — per un ministro che ha copiato la sua tesi di dottorato? Credo che questo abbia a che fare con l'idea che l'esigenza di moralizzazione riscalda veramente i cuori, mobilita i sentimenti dell'opinione pubblica italiana o d'una sua ampia parte solo se diventa movimento collettivo, disegno politico o parapolitico di «pulizia etica» (per riprendere un'espressione usata da Ostellino su questo giornale). Come se, intendo dire, l'etica abbia bisogno di individuare un nemico e insieme una dimensione politica di massa. Rimaniamo invece un po' tutti poco sensibili a un'etica intesa anzitutto come responsabilità individuale delle proprie azioni private (qual è quella che appunto coinvolge il copiare o meno), in cui non ci sono vantaggi o obiettivi politici da perseguire, in cui il vero nemico è semmai la parte buia e oscura, la tentazione del male, che si nasconde in ognuno di noi.
(Dal "Corriere della Sera" di venerdì 18 febbraio 2011)
martedì 21 dicembre 2010
LA TIGRE E LA NEVE
di Valerio Vagnoli
(Segue dal blog principale) Finalmente si rivedono i ragazzi “in frotta” tornare a divertirsi a loro agio in mezzo alle strade e alle piazze, che per il resto dell’anno appartengono ad altri e, soprattutto, alle macchine. Mi è capitato, di ritorno a piedi da una cena presso amici che abitano dall’altra parte della città, d’incontrare bande di ragazze e ragazzi dalla voce da campana fessa tipica dei preadolescenti, anche in un’ora abbastanza tarda, intenti a tirarsi addosso la neve e a divertirsi con quel poco di cui è talvolta fatto il vero divertimento dei ragazzi. Evidentemente una città senza macchine è un’altra città, più sicura e affidabile e certamente in grado di tranquillizzare i genitori nel concedere ai loro figli libertà solitamente impensabili.I marciapiedi tornano ad essere decenti e a portata di bambini: gli escrementi dei cani riappariranno non appena il bianco della neve diventerà poltiglia, quando anche i marciapiedi ritorneranno ad essere quei percorsi ad ostacoli che conosciamo (come sappiamo, in molte nostre città un cane gode di maggior libertà rispetto ad un qualsiasi bambino). Anche le piste ciclabili sono vuote e libere dai ciclisti, senza il timore così di vedersi sfrecciare accanto pistard idioti che rendono a molti, e soprattutto ai bambini, anche il camminare sui marciapiedi una nevrotica e titubante avventura! Già, le piste ciclabili, proprio quelle che nel pensiero di certi amministratori avrebbero dovuto rappresentare il modello di un’altra città, più umana e vivibile, sono invece diventate il simbolo stesso della sconfitta di un simile modello di vita. Anziché essere costruite togliendo spazio alle auto, le si sono relegate sui marciapiedi a togliere spazio ai pedoni, mentre le auto, nelle loro corsie ancora privilegiate, prepotentemente sfrecciano con il loro senso d’impunità accanto a quei temerari o sprovveduti ciclisti che si avventurano in quella sorta di girone della morte che sono le strade cittadine.Non diciamo ovviamente niente di nuovo nel sottolineare come queste città siano nemiche dei bambini e dei ragazzi, vere e proprie tigri e non di cartapesta, purtroppo. Le stesse piccole piazzette di quartiere, soprattutto se ristrutturate di recente da qualche architetto in cerca di originalità ma non dell’uomo (come sarebbe invece giusto nella città culla dell’Umanesimo e del Rinascimento) non sono più per i bambini né per essere vissute, in generale, dalle persone. Talvolta bande di ragazzi le occupano per organizzarvi partitelle di calcetto che richiederebbero ben altri spazi che, ovviamente, non esistono. Forse è venuto il momento che i politici e gli amministratori avvertano l’urgenza di quanto sia fondamentale che le città tornino ad essere a misura dei bambini e dei ragazzi. Le piazze, le strade, i viali stessi, ove da ragazzi giocavamo a calcio, oramai non appartengono più a nessuno se non alle macchine: la vita sociale della città non passa più, per i giovani, da questi luoghi né dalle parrocchie o dai circoli ricreativi che non esistono più e se esistono sono in funzione del tempo libero dei pensionati. Così, di fronte a questa sorta di espulsione dei ragazzi dalla vita quotidiana delle città, i politici hanno pensato bene di delegare alle scuole il compito di sostituire il vuoto lasciato dalla scomparsa dei vecchi e tradizionali centri di aggregazione, compresi i cortili dei palazzi. Le scuole, così, hanno finito per ricoprire altri ruoli rispetto al loro compito fondamentale e i politici non hanno pensato più ai giovani; casomai, come certi genitori, non hanno lesinato critiche alla scuola ogniqualvolta il disagio giovanile esplodeva ritenendo che del disagio se ne dovesse occupare, appunto, solo la scuola. I giovani hanno necessità di spazi aperti, veramente liberi, sicuri e al di fuori del controllo diretto di qualsiasi autorità, purché esista una società che li senta come esseri preziosi e di cui aver cura. La loro dedizione ai videogiochi, a facebook e al computer in genere, non è solo legata alla forza di attrazione che queste nuove tecnologie hanno nei loro confronti. Viene il sospetto che la loro vita davanti al computer sia obbligata, anche perché non hanno altre possibilità di trovarsi con le amiche e gli amici in altri luoghi e in altri spazi che non ci sono e che nessuno ha pensato loro di dare. Non può essere solo la neve, ogni tanto, a farli incontrare e divertire in mezzo alla strada, in quell’età difficile e cruciale che va dalla preadolescenza all’adolescenza vera e propria. Ci deve pur essere un’altra soluzione alla loro esigenza di aggregazione che non sia internet, l’intervallo della scuola e qualche ora di neve fresca!
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giovedì 26 agosto 2010
DON MILANI: PER FORTUNA NON FU L'UNICO MAESTRO
di Valerio Vagnoli
Fu un prete ultratradizionalista e mai e poi mai avrebbe sostenuto, come abbiamo visto nella citazione, una contrapposizione con la Chiesa fino al punto da esserne cacciato, perché alla fine era l’unica istituzione che gli permettesse di stare tra i poveri avendo nei loro confronti un ruolo doppiamente egemone: quello di pastore e quello di educatore, ruoli che trovavano una sintesi essenziale in quello di guida di una comunità come la minuscola Barbiana. Anzi, come notò a suo tempo Pier Paolo Pasolini, la curia fiorentina non avrebbe potuto fargli dono di una parrocchia a lui più consona. Anche perché, questo è però un mio pensiero, quella gente di montagna corrispondeva in pieno a quello che per lui era il testo chiave del suo cristianesimo. Un testo che si contestualizzava, guarda caso, proprio in un’altra montagna: quella delle beatitudini.
Inoltre, a uno come lui, dal carattere intrattabile e spesso isterico e violento (non solo nel linguaggio), prepotente e sprezzante con chi non rientrasse nelle sue grazie, per niente incline a misurarsi con umiltà nei confronti di chiunque, neanche con i poveri, la Chiesa offriva quello che nessun’ altra esperienza gli avrebbe potuto garantire: una sponda in grado di permettergli una personale “gestione” di profondi sensi di colpa che egli si portava dietro e che senz’altro trovavano uno dei riferimenti essenziali nelle proprie radici familiari. Sugli aspetti del suo carattere non possiamo prescindere, tra le tante altre testimonianze, dalla bellissima lettera che il 25 gennaio del 1966 gli indirizzò l’arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit, insigne biblista e, ironia del destino, figlio di un minatore e fratello di contadini, uno dei quali morto sul lavoro. Scrive, tra le altre cose, Florit: “Tu potrai magari scuotere le coscienze, ma resta vero che l’aceto converte pochi, e una goccia di miele ogni tanto attirerebbe forse più anime a Dio...Tu, don Milani, sei per natura un assolutista, e rischi di produrre, specialmente tra i più sprovveduti di cultura e di fede, dei veri classisti, di destra o di sinistra non importa... Il fatto poi che sei rimasto per anni parroco di Barbiana, credo che sia dipeso da questo: i tuoi superiori hanno creduto di non riconoscere in te la necessaria disposizione alla carità pastorale, ma piuttosto lo zelo fustigatore che ti fa apparire dominatore delle coscienze prima ancora che padre.”
L’ingresso nella Chiesa gli permise di riconoscersi costantemente e direi quasi esclusivamente nei Vangeli (soprattutto e non a caso quello di Matteo), nei quali avrebbe ritrovato riferimenti pressoché esclusivi per la sua esperienza pastorale “dalla parte degli ultimi”, tesa a riscattarli culturalmente e cristianamente (in lui i due termini finivano per coincidere) dal fardello dell’umiliazione storica e umana in cui erano relegati. Infatti, alla cancellazione delle sue origini ebraiche si accompagnò in lui quella, pressoché totale, del Vecchio Testamento.
Riconobbe essenzialmente nello Stato il maggior responsabile dell’abbrutimento in cui si trovavano i contadini e gli operai. Quando si trattò di attaccare la scuola, attaccò con forza e disprezzo quella statale e non quella religiosa, che allora più di oggi prosperava attraverso strutture floride e solide. Mi spiego meglio: se don Milani fosse stato interessato alla promozione scolastica dei suoi ragazzi, li avrebbe potuti mandare in qualche scuola privata di religiosi, come gli Scolopi fiorentini, ove operava un altro uomo di chiesa, padre Balducci. Il quale, anche se impegnato nella formazione religiosa e sociale dei rampolli della borghesia democristiana fiorentina e per questo poco stimato da don Milani, aveva tuttavia la giusta sensibilità per valorizzare il retroterra culturale di ragazzi che magari sapevano come figliavano i “coniglioli”, ma ignoravano del tutto, per esempio, “i parenti di Enea”, identificando il prete di Barbiana in questa definizione una cultura classica inutile, mnemonica, priva di senso e soprattutto di attinenza col presente. No, a don Milani non interessava solo la promozione dei suoi figlioli, né si preoccupava abbastanza delle frustrazioni a cui li sottoponeva mandandoli agli esami con evidenti lacune nei programmi statali, comuni, allora più di oggi, a tutti gli studenti italiani. A don Lorenzo Milani interessava anche far scoppiare lo scandalo legato alla distanza che lo Stato manteneva nei confronti delle “barbiane” italiane e dei loro abitanti. Obiettivo nobile e condivisibile, allora come oggi, ma di cui non erano certamente responsabili i docenti e i dirigenti di quelle scuole (definiti da lui poco cristianamente “bestie e boia”) in cui andavano a dare gli esami, bocciando, i suoi “figlioli”.
Questi docenti, malgrado la violenta polemica del prete fiorentino, non promuovendo gli studenti di Barbiana perché impreparati, invece di trattarli in modo diverso dagli altri, non facevano altro che il loro dovere e rispettavano la deontologia essenziale che uno Stato laico richiede ai suoi dipendenti. Erano studenti realmente svantaggiati socialmente e culturalmente, ma assolutamente inadeguati, in virtù della preparazione che la scuola di don Lorenzo aveva dato loro, a superare gli esami che servivano per diventare maestri.
Ma a don Milani questo non interessava: anzi, la sua idiosincrasia nei confronti della scuola di Stato era tale che finiva col prendersela, e in modo davvero pretestuoso e pretenzioso, anche con i giovanissimi docenti precari dei vari doposcuola mugellani, in primis quelli di Vicchio, perché secondo lui, impreparati e scioccamente portati a far giocare e divertire i bambini dei doposcuola, facendoli così diventare - secondo lui - poco più che dei cretini. Dietro tanto astio, verrebbe da pensare che vi fosse in lui il risentimento per una carriera scolastica non proprio brillante prima dell’entrata in seminario.
Bersaglio delle sue polemiche diventavano anche le stesse supplenti che il primo giorno di nomina arrivavano in ritardo nelle scuole di montagna, oltre a stigmatizzare in generale, il fatto che i docenti, anziché rimanere celibi e nubili, si sposavano, togliendo così tempo alla scuola alla quale avrebbero dovuto invece votarsi completamente; come, questo però era solo sottinteso, aveva fatto lui e soltanto lui!
No, per don Milani la scuola di Stato era in mano a maestri irresponsabili e viziati, anche perché piccolo-borghesi e geneticamente vicini alla classe dominante e neghittosamente distanti dai poveri e dagli ultimi, destinati dalla scuola statale a subire, in linea di massima, solo umiliazioni. Vale invece la pena di ricordare come, negli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, la scuola statale italiana diventò finalmente di massa raggiungendo per la prima volta e spesso con risultati straordinari, i bambini di tutte le barbiane italiane. Proprio negli anni in cui don Milani tuonava contro i docenti italiani, migliaia e migliaia di maestre e maestri passavano gli inverni, talvolta senza neanche tornare a casa per il fine settimana, in camere di fortuna dei molti paesini italiani in cui avevano avuto la sede di insegnamento; di solito in affitto dal parroco o dal bottegaio, quando nei borghi sperduti delle montagne e delle campagne vi era traccia di una bottega, oppure in casa di contadini. Tutto ciò accadeva anche nel suo Mugello, come ancora possono testimoniare le persone che sono vissute in quegli anni in certi borghi mugellani oggi quasi scomparsi e allora, al pari di Barbiana, dimenticati da dio e dagli uomini.
Don Lorenzo aveva mille ragioni nel condannare le ingiustizie e le disuguaglianze a svantaggio dei poveri, soprattutto della campagna. Ma sulla visione del mondo cittadino, don Milani nutriva, in generale, le diffidenze tipiche di certo populismo e pauperismo cattolico e non solo cattolico, che incontriamo in personalità distantissime che vanno, per citare solo due nomi, dal Savonarola al Pascoli, entrambi portati a vedere la città come luogo di perdizione e di egoismo. Ma credo fermamente sia da respingere in toto il ruolo che egli affidò alla “sua” scuola affinché si potessero, tramite essa, superare tali prepotenti e inammissibili condizioni di arretratezza.
In generale egli pensava che la scuola dovesse, giustamente, essere aperta a tutti, rispettando le diversità culturali che i ragazzi si portavano dietro, perché un ragazzo figlio di contadini, solitamente, aveva minori opportunità di riuscire negli studi rispetto al figlio di un medico o di un insegnante. Ma la soluzione che egli propose, una scuola, cioè, che dovesse abbassarsi alla mediocrità culturale dei più svantaggiati, avrebbe finito col creare delle ulteriori profonde ingiustizie. Ed è andata proprio così, in virtù del largo seguito che certe istanze donmilaniane hanno avuto tra i docenti, tra i pedagogisti e financo tra uomini e donne di primissimo piano della politica italiana, soprattutto di quell’area che, tanto per intenderci, chiameremo catto-comunista; area, quest’ultima, che sul piano della didattica ha, in questo Paese, assolutamente un ruolo ampiamente egemonico da almeno quattro decenni.
C’è, onestamente, dell’imbarazzo, nel dover constatare che è stata presa sul serio la “pedagogia” di un maestro che riteneva, per esempio, “nemico dei poveri” un intellettuale come Ugo Foscolo (e che intellettuale! Uno dei pochi tra i nostri, sovente piaggiatori, cortigiani e questuanti, che ebbe il coraggio di affrontare la miseria e l’esilio piuttosto che venire a compromessi, anche minimi, col potere); e questo perché, come affermò il priore di Barbiana con totale convinzione, se li avesse amati avrebbe scritto in modo più chiaro e tale da essere compreso anche da loro. Insomma, don Lorenzo, paradossalmente, finiva col nutrire scarsissima fiducia nelle capacità dei poveri. Li riteneva, in qualche misura, incapaci di confrontarsi con una cultura (peraltro la sua, della sua famiglia, della Chiesa e della classe dirigente in generale) diciamo così, alta, e comunque ineludibile se si vuol aspirare a diventare, come invece aveva evidenziato Antonio Gramsci, classe dirigente.
Per inciso, vale la pena di ricordare che don Lorenzo non parlò mai della scuola come mezzo (forse anche oggi l’unico, ovviamente fra quelli leciti, se vi si applicasse però il principio del merito) per poter permettere, anche ai poveri, un’ascesa sociale. A dire il vero, il priore di Barbiana, come accenno ancora più avanti, non auspicò mai un riscatto sociale ed economico per i poveri. Pensò ad essi esclusivamente come poveri, ai quali era stato negato il diritto di vedersi riconosciuta la loro dignità e la loro cultura; e quest’ultima andava assolutamente salvaguardata e valorizzata prima che quella borghese, “americana” e consumistica la cancellasse del tutto, impedendogli così di sapere, con orgogliosa consapevolezza, che il vangelo era dalla loro parte e che a differenza dei ricchi e dei crapuloni si sarebbero salvati: “Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno d’un sacerdote di Cristo: «Pipetta hai torto. Beati i poveri perché il Regno dei Cieli è loro»".
Anche se don Milani non riuscì a vedere, e forse fu per lui una fortuna, la profonda rivoluzione economica e sociale che di lì a poco avrebbe completamente svuotato le montagne e le campagne, non fu minimamente sfiorato dal dubbio che solo col benessere anche i poveri avrebbero avuto maggiori possibilità di veder cambiato, in meglio, il proprio destino. Certo, a scapito della perdita della loro cultura e della loro “innocenza”, diciamo così, antropologica.
Chissà cosa sarebbe accaduto se il destino gli avesse permesso di vivere a lungo e di assistere allo sfacelo di quei valori, anche evangelici, a cui aveva dedicato metà della sua vita. Chissà quali approdi gli avrebbe riservato il futuro, e fra questi non è da escludere che avrebbe potuto proseguire la sua missione pastorale, al pari di alcuni suoi amici di seminario, nel Terzo mondo e da lì, probabilmente, avrebbe fatto in tempo ad assistere ad un’altra fuga, di altri poveri, verso una città ancora più grande delle “temute “Prato e Firenze. Una città corrispondente ad interi continenti, ove quei poveri sarebbero andati alla ricerca, come i suoi vecchi parrocchiani di un tempo, di una vita più dignitosa e più giusta, anche a costo di perdere la loro “purezza”, la loro cultura, il loro passato e, troppo sovente, la loro stessa vita.
Ma tornando brevemente al Foscolo, non posso tacere sulla profonda emozione che provocò in tutti noi studenti di prima media (sez. E, anno 1964, scuola Leonardo da Vinci di Lastra a Signa, quasi tutti figli di operai e contadini e quasi tutti provenienti da alcune tra le tante barbiane della Toscana e dell’Italia di allora), l’analisi che del Foscolo ci venne proposta da parte della nostra bravissima insegnante, che ci fece alla fine imparare a memoria alcuni fra i suoi sonetti più belli e più vicini all’animo preadolescenziale di noi ragazzi. Personalmente devo a quei sonetti una parte importante nella formazione della mia anima civile e culturale, di cui peraltro vado ancora oggi assai fiero, tanto per usare un termine foscoliano. E ringrazio quei docenti, soprattutto delle elementari e delle medie, che non rimasero ammaliati dal nostro “primitivismo” e pensarono bene di metterci di fronte ad una cultura alta, impegnativa, senza sconti e decisamente in grado di darci uno spessore critico, a dodici anni, oggi assolutamente impensabile anche in classi terminali di ordini di scuola superiori. Avevamo un passato fin troppo antico alle nostre spalle per non essere attratti dal futuro che si apriva davanti ai nostri occhi, non solo con la televisione, ma anche attraverso l’incontro con “ i parenti di Enea”, l’orgoglio di Dante, la pazzia di Orlando, i capricci del Barone di Rondò e con tutti gli altri antichi miti e cavalieri che ci aiutavano a sognare un mondo migliore e più giusto, lontano però dalle nostre montagne, proprio come stava facendo Ulisse, di cui leggevamo le avventure accompagnandolo nel suo viaggio quasi come se si stesse ancora svolgendo.
Altro che nemico dei poveri, povero Foscolo! Nemico dei poveri è colui che, ai poveri, preconfeziona una scuola misurata essenzialmente sulla contemporaneità, su una visione del sapere basato quasi esclusivamente sulla concretezza e sul criterio, insomma, che pur di non bocciare debba rinunciare ad essere “difficile”, perché una scuola che boccia è una scuola classista, secondo quanto propugnava don Milani e secondo quanto propugnano i suoi numerosi seguaci. Seguaci che spesso tra i meriti, gli riconoscono anche quello di esser stato il primo a sperimentare una didattica, diciamo così, circolare, ove ognuno avesse da insegnare e da imparare dagli altri.
Don Milani, almeno su questo aspetto didattico, non fu un innovatore e su questa struttura circolare della didattica, Firenze aveva sperimentato ben prima e con ben altri maestri quello che alcuni seguaci di don Milani gli riconoscono, invece, come modello didattico esclusivo. Casomai c’è da dire che la didattica “partecipata e collettiva” nella scuola di Barbiana, per dirla con Sebastiano Vassalli, poteva spesso diventare, anche a suon di scapaccioni e ceffoni, vero e proprio indottrinamento.
Che don Milani amasse visceralmente la propria scuola è scontato, e la amava con tanta consapevolezza da essere lui stesso convinto che il suo modello non poteva essere esportato, tantomeno nella scuola statale; tutt’al più, sosteneva, poteva essere fatto proprio da qualche altro prete, si badi bene, di montagna, poiché era evidente che il mondo delle campagne stava già scivolando, inesorabilmente, verso le città, e scomparivano quelle lucciole che si sarebbero portate via secoli di pura miseria e di spaventosa medievale soggezione, che non sarebbe stata certo salvaguardata da qualche scuola di montagna improntata ai valori di testimonianza e fede evangelica.
C’è tuttavia in lui, come era pur presente in un altro dei maggiori tra i nostri intellettuali, Pasolini, anch’egli assai vicino al Vangelo di Matteo ed anch’egli incline ad una visione dei poveri di stampo populista[1], un atteggiamento decisamente illuminista che si ritrova innanzitutto nella splendida prosa dei suoi pamphlet; sebbene il parroco di Barbiana ci voglia far costantemente credere che essi fossero il frutto di quel lavoro circolare e collettivo che si sperimentava (anche) nella sua scuola. Per inciso, così fosse stato, avremmo probabilmente avuto, dopo la sua morte, altri scritti di tanta straordinaria bellezza, anche espositiva, che invece non ci sono stati.
Ma torniamo all’anima illuminista che egli ebbe e che si agitò anch’essa dentro di lui in maniera contraddittoria e conflittuale, fino ad essere, ovviamente, cancellata dal “sacerdote-maestro”. Prendiamo a titolo estremamente esemplificativo quanto egli scrive ad un amico informandolo delle dinamiche che delineano i rapporti tra i suoi “studenti” di San Donato: “Di comune hanno poco... fuorché un bel progresso che han fatto nel cercare di rispettare la persona dell’avversario, di capire che il male e il bene non sono tutti da una parte, che non bisogna mai credere né ai comunisti né ai preti, che bisogna andar sempre controcorrente...”.
Insomma, una linea culturale e didattica senz’altro di chiaro stampo illuminista; che tuttavia quasi sempre scompare ogniqualvolta predomina il maestro autoritario e dogmatico che - non ebbe neanche lui stesso difficoltà ad ammetterlo - in fondo egli fu. Scrive in una lettera del ’59: “Non so se è un errore il fatto di piacere a Malagodi, ma è un fatto che quando si parla di scuola le persone che meglio mi intendono sono i liberali, quelli liberali davvero però... Eppure il presupposto da cui prendiamo il via è diametralmente opposto: io parto sapendo già la Verità, loro partono in quarta contro quelli che sanno già la verità. Ma la maniera di concepire la scuola è identica: un’assoluta indifferenza per i dogmi. Loro non li rammentano mai perché non ci credono. Io non li rammento mai perché ci credo”.
Quello che don Milani scriveva, e pensava, era assolutamente vero: un certo modo di concepire la scuola era lo stesso dei liberali: libera in ogni senso dal monopolio dello Stato per entrambi, ma decisamente distante nei fini. Da una parte una scuola che si propone di formare delle coscienze quanto più possibile libere, autentiche e animate dal dubbio, dall’altra il prevalere delle verità assolute e incontrovertibili. Nella scuola di Barbiana, infatti, conta “solo l’opinione del maestro e chi non è d’accordo se ne va”, scrive don Lorenzo in una delle sue lettere, finendo così per rappresentarla alla stregua di quella conchiglia che sembra godere di una autonomia e di una vivacità motoria non riscontrabile in nessun’ altra, salvo poi scoprire che ad agitarla e a darle vita è il crostaceo che vi abita dentro.
Egli fu un maestro che senza vincoli e laccioli creò una scuola che rispondeva, come già detto, ad un fine ben delineato e ad un contesto irripetibile e destinato a non lasciare, malgrado i suoi sforzi, altri veri maestri; come ben sa un accorto studente di prima liceo, la storia è destinata, come gli individui, a non ripetersi.
Il problema è che a non saperlo sono molti tra coloro che dai pellegrinaggi a Barbiana si portano dietro, insieme alla struggente suggestione di un mondo che pur palpitò con forza e passione anche da quei monti (e questo palpito don Lorenzo Milani ebbe il grande e innegabile pregio di testimoniarlo ai coetanei e ai posteri), la certezza che quell’esperienza didattica debba diventare, o continuare ad essere, una sorta di esempio da perpetuare soprattutto nelle scuole che si rivolgono agli umili e agli ultimi con dei risultati a volte esilaranti, se non avessero per oggetto dei bambini, per lo più svantaggiati - non certo gratificati - dall’essere poveri. Si può portare a esempio una puntata dell’Infedele del marzo 2007 proprio dedicata a don Milani. La trasmissione ruotava intorno alla tesi per cui i nuovi poveri di Barbiana sono i figli degli immigrati. Per le maestre presenti in studio e per lo stesso conduttore, era fuori discussione che una classe scolastica composta in gran maggioranza da ragazzi extra-comunitari costituiva una ricchezza per tutti, sia per i ragazzi stranieri che per quelli italiani. A niente erano valse le analisi critiche dell’allora ministro dell’Istruzione Fioroni, che ricordava come una situazione del genere finisse, invece, col penalizzare tutti gli studenti. Ma la trasmissione era stata evidentemente preconfezionata secondo un cliché molto milaniano e di fronte ai rilievi del ministro scattò più volte la risentita affermazione del conduttore, Gad Lerner, secondo la quale in studio era presente il meglio della scuola italiana. Insomma, la trasmissione sanciva ancora una volta come sia stata fatta acriticamente propria da certa cultura, anche politica, l’esperienza scolastica che negli anni cinquanta e sessanta si realizzò intorno ad un maestro difficile, autoritario, dogmatico, ma decisamente carismatico come don Milani .
Don Lorenzo non amava i ricchi e i potenti, malgrado li utilizzasse, quando occorreva, perché aiutassero i suoi ragazzi, che raccomandava a qualcuno di loro ogniqualvolta poteva essere utile. Un privilegio, questo, non da poco, se si pensa che quasi tutti gli interlocutori di don Lorenzo Milani erano ben disponibili a farsi carico delle richieste del sacerdote e ben inseriti anche nel potere politico democristiano che, almeno a parole, egli dichiarava di amare pochissimo.
Si dice che quando veniva a Firenze nella borghesissima casa della madre in via Masaccio, anziché dormire in camera preferisse riposare su una brandina collocata in cantina. Quando fu invece ricoverato, alla fine dei suoi giorni, in ospedale, accettò il ricovero nel reparto paganti, ove ebbe riservate ben tre stanze, una delle quali serviva da anticamera in cui alcuni dei suoi fedelissimi selezionavano i visitatori.
Don Lorenzo non morì a Barbiana; passò i suoi ultimi giorni a casa della mamma, ma non in cantina, a conferma che anche nell’intransigente prete di Barbiana vi fu posto per quelle umane contraddizioni che alla fine rendono i santi ancora più umani e forse proprio per questo più santi. Tuttavia egli fu sinceramente e innegabilmente, anche se a suo modo, vicino ai “suoi” poveri. Ma, come dicevo all’inizio, pur odiando i ricchi e i potenti (vale la pena ribadire che egli proveniva da una delle famiglie più ricche e potenti della Firenze dei primi decenni del secolo scorso), non mise mai in discussione la struttura della società, pur essendo un convinto nemico della civiltà industriale (si veda Esperienze pastorali) e della società del benessere.
Mise invece in discussione la scuola che umiliava i poveri escludendoli, non tanto dall’ascesa sociale, dato che don Milani non auspicava in questo campo, come già detto, alcuna rivoluzione, ma da una cultura che desse loro dignità. Egli riteneva che si dovesse valorizzare il mondo contadino riconoscendo a quel mondo una forte autorevolezza culturale, finendo così per identificare il concetto di cultura con quello più specifico di antropologia culturale.
Perciò la scuola pubblica aveva, per lui, il dovere di accogliere questa cultura per valorizzarla e valorizzare contemporaneamente i suoi ragazzi, ma la cultura tradizionalista della scuola di Stato non contemplava tra i suoi interessi l’esaltazione di quella cultura e, pertanto, non poteva che essere da spazzar via perché nemica dei poveri.
Come ho già detto, don Lorenzo Milani non metteva in discussione il concetto di povertà, forse perché era consapevole che in una società “americana” sarebbe venuto meno il ruolo stesso del prete e della Chiesa, ma riteneva che in questa condizione si trovasse rispecchiata l’umanità più cara e vicina a Cristo. Egli voleva che i montanari e i poveri in generale fossero in grado di misurarsi con i padroni senza alcuna forma di soggezione; dovevano, insomma, imparare ad essere orgogliosi delle loro condizioni e a non essere dei vinti figli di vinti e padri di vinti, salvo non cadessero nella trappola dell’ambizione e della rincorsa ai modelli del benessere, come pure era accaduto a “Bruno... di preferire di fare lo schiavo, anzi il caporeparto, calpestando... il mio lavoro di sedici anni per insuperbirlo”.
Ma, ribadisco, quando don Milani indica come si dovesse costruire questa strada, il disastro didattico è senza ritorno, perché la soluzione che egli propone è essenzialmente quella di una scuola che si abbassi alla concretezza di chi è più svantaggiato, sottomettendolo, in barba ai più elementari principi pedagogici, ad una scuola priva di vacanze, aperta anche la domenica e dalla durata giornaliera di almeno una decina di ore senza alcun intervallo e senza alcun divertimento, fosse pure la ricreazione, come nelle scuole dei più rigidi regimi.
A tale proposito si avverte, leggendo i suoi scritti, che le fughe da parte dei bambini dalla “sua” scuola, non erano infrequenti. E si avverte altresì il paziente lavoro di mediazione che la sua perpetua era costretta a fare con quei genitori che rivendicavano dei risultati e delle aspettative migliori per i propri ragazzi e, forse, anche una maggiore comprensione da parte del loro parroco che accampava sui loro figli una sostanziale egemonia , non solo educativa.
Egli riteneva - e la sua non era certamente una novità, soprattutto nel panorama cattolico fiorentino di allora - che l’unica salvezza fosse nella povertà e che dovessero essere i valori cristiani a dover finalmente creare un’alternativa all’immoralità di una società che si stava irrimediabilmente perdendo. E questa alternativa poteva nascere solo se quel mondo, le barbiane, appunto, d’Italia, fosse stato in grado di resistere alla corruzione di quei modelli che anche attraverso la nuova cultura di massa, la nuova “fiera delle vanità”, si stavano sempre più imponendo. Questa resistenza passava attraverso un percorso scolastico nuovo che avrebbe dovuto formare maestri del tutto diversi, provenienti proprio da quel retroterra col fine di rappresentarlo, di dargli dignità e, malgrado tutto, immobilità.
Egli era fermamente convinto che per diventare buoni maestri occorresse conoscere la montagna con i suoi secoli di oppressione e di sofferenza, scrivere in modo scarno e senza fantasia, avere preparazione sindacale, essere intraprendenti e aver avuto il coraggio d’andare all’estero per imparare le lingue, saper leggere il giornale, sapere come figliano gli animali e così via. Insomma, nuovi maestri formati ad un modello scolastico che, partendo dalla valorizzazione di ciò che è vicino al ragazzo povero, rimanga poi costantemente legato ad una cultura ove l’astrazione lasci il posto all’esperienza diretta e il passato alla contemporaneità.
Eppure, come ho scritto più sopra, molte maestre e maestri di quegli anni contribuirono a cambiare il volto di questo nostro Paese, sapendo calare le loro istanze pedagogiche nelle tante realtà sociali ed economiche che allora più di oggi differenziavano l’Italia. Ogni frazione, ogni Barbiana ebbe la sua scuola (si stringe il cuore alla vista di borghi di montagna abbandonati con le loro chiese sconsacrate e con i ruderi di vecchie aule ancora riconoscibili) e nelle scuole serali centinaia e centinaia di migliaia di contadini, pastori, operaie e operai, braccianti, massaie e ragazze andavano o tornavano a scuola, nei dopocena, ad imparare a leggere e a scrivere e a conoscere meglio quel nuovo mondo che si stava affermando e col quale volevano misurarsi con dignità e consapevolezza. Ed erano le maestre e i maestri a presentar loro quella nuova realtà; maestre e maestri spesso poco più che ragazzi che per raggiungere, di notte, quei borghi e quei paesi, erano sottoposti a sacrifici a cui un Paese veramente interessato al proprio passato dovrebbe rendere più di un tributo.
Mi corre, invece, l’obbligo di sottolineare come il disprezzo che don Milani manifestò nei confronti dei docenti della scuola di Stato contribuì, oltre a far nascere nell’opinione pubblica una mentalità ancora oggi assai ostile nei loro confronti, a far passare in secondo piano, o forse a cancellare del tutto, il lavoro grandioso che la scuola italiana portò avanti, quasi sempre con risultati straordinari, negli anni a cui facevo sopra riferimento.
Manca, insomma una ricostruzione storica precisa di quello che accadde negli anni Cinquanta e Sessanta nella scuola elementare e media, quest’ultima nel frattempo diventata unica e obbligatoria, a testimoniare come la crescita civile di questo Paese trovasse proprio nella scuola l’elemento cruciale affinché si passasse da un medioevo diffuso ad un Paese moderno, meno povero e anche per questo meno umile rispetto ai poteri di ogni risma che fino ad allora avevano dominato. Di sicuro dovremmo non perdere l’occasione per raccogliere, finché siamo in tempo, le testimonianze di quei docenti che, oggi ancora in vita, vissero quella sorta di epopea che ritroviamo, per esempio, in certe pagine di Zanotti Bianco e nella struggente, e oramai introvabile, testimonianza di Maria Giacobbe, maestra ad Orgosolo negli anni Cinquanta, impegnata ad aprire a quelle bambine e a quei bambini della Barbagia l’anima lebia de sos nostros piseddos, come ebbe a dire di lei un vecchio del luogo.
Leggendo quelle pagine ci si potrà rendere conto di quanto ci siamo permessi di liquidare a proposito della storia sociale e culturale del nostro recente passato. Da quel che mi risulta in nessuna dichiarazione o relazione che parli di scuola fatta da uno dei tanti politici e pedagogisti che in questi decenni sono andati a rendere omaggio e a trovare foscolianamente ispirazione sulla tomba di don Lorenzo Milani, a Barbiana, vi è un pur minimo accenno a quel mondo e a quel contesto di cui parlavo poco sopra. E chissà quali altri frutti potevano scaturire da quelle scuole e da quei maestri, se essi avessero avuto a disposizione i mezzi e le conoscenze del parroco di Barbiana: egli aveva, lo ripeto, dei referenti politici di primo piano e tutti quanti legati ad una corrente della Democrazia cristiana assai potente e ben radicata, in particolare, nel contesto fiorentino.
Altro che riconoscimenti al contributo che i docenti, in particolar modo quelli delle elementari e della media unica, hanno portato allo sviluppo culturale e civile di un Paese distrutto dalla guerra e da secoli di arretratezza e sfruttamento! Il più delle volte gli estimatori del priore esaltano la sua figura e la sua opera in chiave polemica con la scuola statale e i docenti, rei, questi ultimi, di non prendersi, o di non essersi presi adeguatamente a cuore i problemi dei ragazzi come invece aveva fatto il parroco di Barbiana. Senza contare, ovviamente, che alcuni di questi estimatori hanno avuto e continuano ad avere ruoli di primo piano nella politica nazionale, e in virtù di questi loro ruoli hanno fatto di tutto, per fortuna riuscendovi solo in parte, per fare della scuola italiana, in dispregio a quanto don Milani pensava, una sorta di grande e squalificato doposcuola!
È innegabile che il “mito” del priore di Barbiana abbia le sue radici anche nel movimento degli studenti italiani che, alla fine degli anni Sessanta videro in lui, giustamente dal loro punto di vista, il precursore della contestazione del modello scolastico tradizionale e il vero grande propugnatore di una scuola che avrebbe dovuto garantire, a tutti, quello che qualche decennio più tardi sarà orribilmente definito il successo formativo.
Forse altri, e dal loro punto di vista anch’essi giustamente, videro in lui il modello di leader autoritario e autorevole che avrebbe avuto tanta fortuna nei movimenti rivoluzionari di quegli anni, ed altri ancora vi possono anche aver visto un fautore della lotta di classe che gli studenti invocavano davanti alle fabbriche ove gli operai, più che sentirsi gratificati da tanto sostegno, sognavano per i loro figli un futuro da studenti.
Penso, infine, che uno dei motivi per cui la figura del prete di Barbiana abbia avuto e continui ad avere un così largo credito in quella particolare componente politico-culturale definita di matrice catto-comunista, sia legato anche alla necessità che alcuni hanno di riconoscersi in guide autoritarie e dogmatiche in grado di dargli certezze, al punto di permettergli di coniugare tranquillamente e di far coabitare dentro di sé e nella propria visione del mondo l’anima, diciamo così, infantile e cattolica con quella iniziatica e giovanile del comunismo. Comunque sia, è assai singolare come molti trovino nell’opera e negli scritti di don Milani uno degli esempi più alti di educazione agli ideali di libertà, senza rendersi conto che essi eventualmente sono trasmessi da un maestro tra i più autoritari e manichei che la scuola ricordi.
È noto l’episodio della piccola piscina ancora oggi visibile, costruita a Barbiana dai ragazzi più grandi, e che doveva servire esclusivamente ad imparare a nuotare. Uno dei primi giorni in cui la “piscina” era già diventata praticabile, alcuni bambini (il priore si era distratto a parlare con un altro prete già suo compagno di seminario che era andato a trovarlo e che qualche anno più tardi avrebbe raccontato l’episodio ai suoi studenti della magistrali, tra i quali c’ero anch’io) si erano messi a sguazzare divertendosi come si può divertire un bambino che per la prima volta entra, insieme a dei compagni, in una pozza d’acqua. Il priore, l’episodio è accennato anche nei suoi scritti, ebbe uno dei suoi violenti scatti d’ira, perché in quella scuola, nella sua scuola, non ci si poteva permettere il divertimento, il perdere tempo e lo scimmiottamento dei ragazzini borghesi: la piscina doveva infatti servire esclusivamente ad imparare a nuotare!
Lo scatto d’ira del priore turbò non poco l’antico compagno di seminario, prete e docente assillato costantemente dal dubbio e animato dall’umano rispetto per i deboli animi di ciascuno di noi. Infatti non delineò a nessuno dei suoi studenti, come fanno i migliori tra i maestri, cammini e destini da compiere o comportamenti esemplari, ma ci insegnò la delicata arte del cercare di capire gli altri nei loro aspetti peggiori, l’equilibrio incerto della quotidianità e la conquista paziente di una felicità, anche attraverso il gioco e il divertimento, che rende più accettabile la vita. Ma tutto ciò non era contemplato nel programma educativo del priore di Barbiana.
Un’ ultima riflessione a proposito della rimozione pressoché totale che è stata fatta sia da certi politici che da tanti docenti a proposito dei numerosi elementi “pedagogici” assolutamente inaccettabili e pericolosi che pur animarono l’insegnamento di don Milani. Le rimozioni non rappresentano soltanto un bisogno di semplificazione, ma lasciano trasparire un animo infantile e superficiale tipicamente improntato al rifiuto di una realtà spiacevole. Il non voler vedere il peggio di quanto si cela nel pensiero e nelle azioni degli uomini e dei maestri che abbiamo preso a modello è quanto di più indicativo di come il “talento sia sottomesso troppo spesso alla passione”. D’altra parte molte persone amano visceralmente i loro “eroi” senza metterli in discussione, perché amando loro amano incondizionatamente e semplicemente anche se stessi. Altro discorso, come sottolineava il sacerdote compagno di seminario di don Lorenzo, è amare gli altri anche per gli aspetti meno belli e apprezzabili che possono essere presenti in chi si ama. Dote questa, che è assolutamente richiesta nell’amicizia e nella professione di maestro e che era spesso assente nel priore di Barbiana.
[1] Quando non lo fu, nel crudo romanzo postumo Petrolio, più o meno s’impone il silenzio da parte dei suoi antichi cultori, a conferma di quanto il populismo sia ben recepito da certa cultura progressista nazionale.
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martedì 6 aprile 2010
IMPARA L'ARTE...
"Impara l'arte e mettila da parte", era più di un proverbio per i nostri nonni e genitori che, indipendentemente dalle nostre attitudini, ci facevano capire che imparare un mestiere sarebbe stata una rendita assicurata in qualsiasi momento della nostra esistenza. Sapevano - pur ignorando la maggior parte di essi quanto i mestieri avessero contribuito alla nascita del Rinascimento e di tutta quella tradizione artigianale senza la quale sarebbe impensabile, tanto per fare un esempio, la stessa lingua di Galilei - che imparare un mestiere era, "a prescindere", un investimento. Perché nell'impararlo si "imparava ad imparare", si apprendevano saperi trasversali che avrebbero potuto permettere, durante il corso dell'esistenza, di cambiare professione con estrema facilità. Insomma, imparare un mestiere era una sorta di assicurazione preventiva che le famiglie, almeno quelle più accorte, proponevano ai propri ragazzi e alle proprie ragazze. Accadeva altresì - informarsi per crederlo - che anche i figli dei benestanti ai quali era assicurato il proseguimento degli studi oltre le elementari, fossero tenuti, nel pomeriggio, ad imparare un mestiere. Ed accadeva anche che qualunque artigiano non accettasse assolutamente che un proprio figliolo imparasse il mestiere nell'ambito famigliare. Era molto più formativo sistemarlo in altra bottega, affinché diventasse quanto più possibile autonomo e non condizionato da rapporti falsati, come potevano esserlo quelli tra padre e figlio o tra nonno e nipote. Quanta cultura passava in quelle botteghe! E quanta cultura femminista è passata nelle botteghe delle sarte, delle ricamatrici o delle cappellaie; si legga Gramsci, se occorre avere delle conferme! Oggi, ovviamente, non è pensabile ricreare quel mondo, né è auspicabile. Quello che mi preme sottolineare è ricordare quanto quella cultura abbia prodotto di buono anche sul piano intellettuale e formativo; e come, pensando a tutto ciò, non può che provocare tristezza l'assoluta mancanza di attenzione, da parte di molto mondo della politica e della cultura, verso questo passato il cui recupero si potrebbe decisamente coniugare con tutte le altre istanze, oggi per fortuna irrinunciabili, utili alla formazione dei giovani. La prima di queste istanze è rappresentata dalla scuola, che non può essere abbandonata definitivamente alla fine della terza media. La formazione scolastica, però, può benissimo coabitare con il contemporaneo, vero, inserimento dei ragazzi nel mondo delle professioni e dell'artigianato; un inserimento che possa così permettere di recuperare i mestieri da salvare ma, soprattutto, di recuperare quei ragazzi destinati a perdersi, perché, se costretti a crescere solo con la scuola e solo nella scuola, contro il loro volere e le loro stesse attese, è difficile, se non improbabile, che possano affacciarsi alla vita con fiducia nel prossimo e nelle loro capacità.
lunedì 29 marzo 2010
LETTERA APERTA AI PARTITI E AI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI
Ma è soprattutto l’esperienza sul campo ad averci convinto che la scuola deve offrire ai ragazzi che escono dalla scuola media un ventaglio di scelte ben più ampio di quello attuale, in modo che ciascuno possa imboccare la strada più confacente ai propri talenti. A questo scopo, riteniamo essenziale una rivalutazione della formazione professionale, che in altre regioni, e specialmente nelle province di Trento e di Bolzano, sta dando da anni risultati molto positivi. In Toscana, invece, attualmente l’obbligo si può assolvere solo nel canale dell’istruzione. Per i ragazzi in grave difficoltà è previsto un certo numero di ore di orientamento e di laboratori e, solo al termine del biennio, un anno “professionalizzante”, a cui può accedere un numero limitato di ragazzi. Bisogna fare molto di più.
Il fatto è che, nonostante le tante esperienze di alto livello in Italia e in Europa, ancora oggi molti pensano a questo canale formativo come puro addestramento al lavoro privo di contenuti culturali: insomma una scuola di serie B. Non abbiamo invece dubbi che essa sia scuola a tutti gli effetti e costituisca, se adeguatamente supportata e finanziata, una risorsa strategica per lo sviluppo e una preziosa possibilità di autorealizzazione per molti giovani.
Siamo consapevoli che si tratta di cambiamenti non realizzabili da un giorno all’altro, ma riteniamo indispensabile e urgente cominciare a muoversi in questa direzione. Proponiamo quindi che la Regione Toscana, in collaborazione con le amministrazioni provinciali, avvii quanto prima in tutte le province toscane, all’interno di un consistente numero di istituti professionali, la sperimentazione di percorsi triennali di formazione professionale a cui si possa accedere direttamente dopo l’esame di terza media - preservando comunque la possibilità di chiedere il passaggio all’istruzione superiore sia nel corso del triennio che dopo aver conseguito la qualifica.
I dirigenti scolastici (in ordine di adesione):
1. Valerio Vagnoli
Istituto superiore “Giorgio Vasari” di Figline Valdarno* (Fi)
2. Anna Maria Addabbo
Istituto d’Arte di Sesto Fiorentino e Montemurlo*
3. Anna Rita Borelli
Istituto superiore “Leopoldo II di Lorena” di Grosseto*
4. Ivan Gottlieb
Istituto superiore “Alessandro Volta” di Bagno a Ripoli
5. Fiorenza Giovannini
Scuola media “Giovanni della Casa” di Borgo San Lorenzo
6. Mario Sladojevich
Istituto tecnico Agrario e professionale per l’Agricoltura di Firenze*
7. Daniela Nuti
Istituto comprensivo di Reggello
8. Andrea Marchetti
Istituto superiore “Virgilio” di Empoli
9. Eda Bruni
Scuola media “Di Cambio-Angelico” di Firenze e I.C. di Calenzano
10. Tiziana Torri
Circolo didattico di Pontassieve
11. Giuliana Cinni
Istituto superiore “Enrico Fermi” di Empoli
12. Anna Maria Barbi
Liceo scientifico “Antonio Gramsci” di Firenze
13. Paola Mencarelli
Istituto superiore “Salvemini- D’Aosta” di Firenze
14. Giulio Mannucci
Istituto superiore “Ernesto Balducci “ di Pontassieve
15. Arnolfo Gengaroli
Istituto comprensivo “Ernesto Balducci” di Fiesole.
16. Massimo Primerano
Liceo classico “Michelangiolo” di Firenze
17. Giancarlo Fegatelli
Istituto superiore “Giuseppe Peano” di Firenze
18. Paolo Collini
Istituto superiore “Elsa Morante-Ginori Conti” di Firenze*
19. Anna Pezzati
Circolo didattico di Rignano sull’Arno
20. Barbara Zari
Scuola media “Bacci-Ridolfi” di Castelfiorentino
21. Valeria Bertusi
Istituto superiore “Giovanni Caselli” di Siena**
22. Maria Giovanna Lucchesi
Scuola media “Maria Maltoni” di Pontassieve
23. Andrea Menchetti
Istituto superiore “Matteo Civitali” di Lucca*
24. Giovanni Marrucchi
Istituto professionale “Luigi Einaudi” di Pistoia*
25. Aldo Piras
Istituto professionale “Antonio Pacinotti” di Pistoia*
26. Daniela Giovannini
Istituto Superiore “L. Da Vinci” Arcidosso, Grosseto
27. Michele Totaro
Circolo didattico 12 di Firenze
28. Marco Mori
Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Firenze
29. Maria Delle Rose
Istituto professionale “Cellini-Tornabuoni-De Medici” *
30. Alessandro Marinelli
Istituto superiore “Arturo Checchi” di Fucecchio*
31. Gino Artuso
Istituto superiore “Del Rosso-Alighieri” di Orbetello
32. Clara Pistolesi
Liceo scientifico “Piero Gobetti” di Firenze
33. Marco Parri
Istituto superiore “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa
34. Barbara Figliolìa
Istituto comprensivo 2 di Bagno a Ripoli
35. Fiorella Fambrini
Istituti superiori “Barsanti” di Massa e “Pacinotti” di Bagnone (Ms)*
36. Oliviero Appolloni
Istituto comprensivo “Cecco Angiolieri” di Siena
37. Anna Oragano
Scuola media unificata di Sansepolcro (Ar)
38. Fabrizio Poli
Istituto Superiore “ Guglielmo Marconi” San Giovanni Valdarno*
39. Santi Marroncini
Istituto tecnico commerciale “Aldo Capitini” di Agliana (Pt)
40. Sandro Marsibilio
Istituto comprensivo "Lorenzetti" di Sovicille (Si)
41. Lucia Capizzi
Istituto tecnico e scientifico “Galilei” di Viareggio
42. Cristina Grieco
Istituto tecnico commerciale “Amerigo Vespucci” di Livorno
43. Diana Marchini
Istituto comprensivo “Fossola-Gentili” di Carrara
44. Marta Paoli
Istituto tecnico commerciale “Sallustio Bandini” di Siena
45. Concetta Battaglia
Istituto comprensivo “Vincenzo Galilei” di Pisa
46. Andrea Simonetti
Istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Avenza Carrara (Ms)
47. Massimo Dal Poggetto
Istituto comprensivo “"Centro Migliarina Motto" di Viareggio
48. Loretta Borri
Istituto comprensivo di Roccastrada (Gr)
49. Marco Panti
Istituto comprensivo “Piero della Francesca” di Firenze
50. Enio Lucherini
Scuola media “Guido Cavalcanti” di Sesto Fiorentino
51. Luciano Tagliaferri
Istituto superiore “Giovagnoli” di Sansepolcro e Anghiari* e "Piero della Francesca" di Arezzo
52. Gianna Valente
2° Circolo didattico “Antonio Benci” di Livorno
53. Lida Sacconi
Ist. compr. “Gereschi” di Pontasserchio e San Giuliano Terme (Pi)
54. Eva Bianconi
Circolo Didattico di Cerreto Guidi (Fi)
55. Ruggiero Dipace
Istituto tecnico commerciale e per geometri “Toniolo” di Massa
56. Aldo Pampaloni
Ist. compr. “F. Mochi” di Levane-Montevarchi e ITI “Ferraris” di S.
57. Daniela Travi
Istituto comprensivo “Gandhi” di Pontedera (Pi)
58. Gino Cappè
Istituto superiore “Artemisia Gentileschi” di Carrara
59. Maria Cristina Calamai
Istituto comprensivo di Pelago (Fi)
60. Donatella Frilli
Istituto comprensivo “Manzoni- Baracca” di Firenze
61. Maria Josè Manfré
Istituto tecnico commerciale “Dagomari” di Prato
62. Maria Pina Cirillo
3° Circolo didattico di Carrara
63. Anna Rugani
Scuola media “Del Prete-De Nobili-Massei” (Lucca)
64. Maria Beatrice Capecchi
Scuola media “Giovanni Pascoli” di Montepulciano (Si)
65. Sandro Orsi
Istituto comprensivo di Pietrasanta 1 (Lu)
66. Simonetta Ferrini
Istituto comprensivo di Certaldo (Fi)
67. Vito Pace
Scuola media “Giusti- Gramsci” di Monsummano Terme (Pt)
68. Fabrizio Martinolli
Istituto superiore “Einaudi-Ceccherelli” di Piombino*
69. Ave Marchi
Istituto tecnico commerciale “Francesco Carrara” di Lucca
70. Rosa Celardo
Istituto comprensivo “Francesco Petrarca” di Montevarchi (Ar)
71. Giovanni Parente
Scuola media “Leonardo da Vinci” di Figline Valdarno
72. Cinzia Machetti
Istituto comprensivo di Civitella Paganico (Gr)
73. Milvia Gugnali
Istituto comprensivo “John Lennon” di Sinalunga (Si)
74. Maria Cristina Tundo
Scuola media “Masaccio-Calvino-Don Milani” di Firenze
75. Marco Coretti
Istituto comprensivo “O. Vannini” di Casteldelpiano (Gr)
76. Sonia Cirri
Scuola media “Botticelli-Puccini” di Firenze
77. Stefano Pagni Fedi
2° Circolo didattico di Firenze
78. Daniela Venturi
Istituto superiore “Sandro Pertini” di San Concordio (Lu)
79. Elisabetta Pastacaldi
Istituto d’Arte “Policarpo Petrocchi” di Pistoia
80. Giuseppina Cappellini
Istituto comprensivo “Mazzoni” di Prato
81. Patrizia D’Incalci
Istituto comprensivo “Ghiberti” di Firenze
82. Rolando Casamonti
Istituto superiore “Agnoletti” di Sesto Fiorentino
83. Eleonora Pagni
15° Circolo didattico di Firenze
84. Nicola Lofrese
Istituto tecnico commerciale e per il turismo "Carlo Piaggia" di Viareggio
85. Adelina Franci
Istituto comprensivo di Signa (Fi)
* Istituti professionali o comprendenti indirizzi professionali
martedì 23 marzo 2010
RISPOSTA AI FIRMATARI DELLE "RIFLESSIONI SULLA LETTERA APERTA DEI 61 DIRIGENTI SCOLASTICI DELLA TOSCANA"
La vostra prima obbiezione è che iniziare dopo la scuola media un corso di formazione professionale sarebbe una scelta “eccessivamente precoce”. Ma non comprendiamo per quale motivo a quattordici anni ci si possa iscrivere senza problemi a un istituto professionale per poi fare il cuoco o l’elettricista, mentre sarebbe troppo presto per chi vuole diventare, ad esempio, “operatore dell’abbigliamento” o “riparatore di autoveicoli”. Qualsiasi scelta del resto, anche quella di frequentare un liceo, è in qualche misura condizionante, specialmente se si rivela sbagliata. L’essenziale è che sia previsto, come ormai è ovunque, il modo di correggerla, “preservando la possibilità di chiedere il passaggio all’istruzione superiore”, dice appunto l’appello dei prèsidi. Ma soprattutto, cosa offriamo oggi in alternativa a tanti ragazzi? Una precoce, determinante e preclusiva espulsione dalla scuola; oppure, per pochi di loro e solo dopo aver accumulato frustrazioni e fallimenti, la possibilità di un terzo anno professionalizzante.
La proposta degli 81 prèsidi si colloca realisticamente nel contesto toscano e lascia agli istituti professionali la guida dei nuovi corsi. “L’alternativa suggerita” non è quella di Trento, che abbiamo voluto citare soprattutto per il drastico ridimensionamento della dispersione scolastica ottenuto negli ultimi anni con l’offerta di una qualificata formazione professionale, anche per l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Anche qui, però, dobbiamo rispondere a un’altra vostra obbiezione, secondo la quale “la formazione professionale fatta a Trento e Bolzano ha una ragion d’essere se non è in parallelo con l’istruzione professionale”, altrimenti rischia di trasformarsi in una sorta di ghetto; e che proprio per questo la provincia di Trento ha chiuso gli istituti professionali. Ma questi ultimi spariranno solo a partire dal prossimo anno scolastico, mentre la loro presenza non ha finora impedito lo straordinario successo della formazione professionale, a cui si iscrive già oggi il 20% della popolazione scolastica, con un tasso di dispersione sceso fino al 9%.
In tutta sincerità ci sembra infine da escludere che i problemi di cui parliamo possano essere affrontati in modo efficace solo con il cambiamento delle metodologie didattiche (che tra l’altro voi stessi, con onestà intellettuale, considerate “un processo lungo e laborioso”); ed è un po’ singolare che nell’auspicarlo facciate riferimento al Regolamento dei nuovi professionali, a nostro avviso la parte più debole della Riforma, che, mentre parla di didattica laboratoriale, riduce a livelli minimi le ore di laboratorio. Non illudiamoci: per i tanti ragazzi che fin dalle medie hanno un piede fuori dalla scuola non c’è metodologia che tenga. È necessario e urgente disegnare per loro un percorso scolastico che, riconsiderando i confini tra formazione e istruzione, preveda un elevato monte ore di attività laboratoriali, stage ecc., e che abbia quindi realmente la possibilità, come ha scritto Giorgio Allulli, “di rispondere alle necessità di coloro che apprendono secondo stili cognitivi diversi, partendo dalla pratica per arrivare alla conoscenza teorica attraverso la riflessione sulla pratica, e dunque attraverso un processo di apprendimento circolare”. Diversamente “il rischio è quello di perdere i giovani per strada, o di trattenerli fino a 16 anni dentro le aule scolastiche, pluriripetenti esausti e pronti alla fuga da qualsiasi ulteriore proposta formativa.” [1]
Noi e i firmatari della lettera siamo naturalmente disponibili a ulteriori momenti di confronto; nel frattempo vi mandiamo i nostri più cordiali saluti.
Sergio Casprini, Andrea Ragazzini, Giorgio Ragazzini, Valerio Vagnoli
[1] Giorgio Allulli, Risposta a Maurizio Tiriticco, da “Tuttoscuola.com”, 23 gennaio 2006
RIFLESSIONI SULLA LETTERA APERTA DEI 61 DIRIGENTI SCOLASTICI DELLA TOSCANA
Nei giorni scorsi un gruppo di 61 dirigenti scolastici della Toscana ha espresso, attraverso una “lettera aperta”, una proposta ai partiti ed ai candidati alle prossime elezioni regionali. Questa invita la prossima Amministrazione Regionale, in accordo con le Province, ad avviare in un “consistente numero di istituti professionali” la “sperimentazione di percorsi triennali di formazione professionale a cui si possa accedere dopo l’esame di terza media”.
La proposta nasce da considerazioni importanti e, indubbiamente, corrispondenti alla verità:
1. la difficoltà di una rilevante quantità di studenti ad adattarsi alle regole ed ai metodi di insegnamento/apprendimento della attuale scuola superiore, anche se “professionale”;
2. la conseguente difficile governabilità di alcune classi prime (ma anche, talora, seconde) degli Istituti Professionali con relativo “burn out” dei docenti;
3. l’altissima percentuale (oltre il 30%) di “non promozioni” nelle prime classi degli istituti superiori (ed in particolare degli Istituti Professionali) che produce un rilevante tasso di dispersione scolastica e un conseguente abbandono degli studi;
Pur condividendo questi punti di partenza riteniamo che la proposta fatta sia discutibile:
-> Essa parte dal presupposto che a 14 anni, in alternativa alla scuola, ci sia una “strada più confacente ai propri talenti”, mentre noi riteniamo che a quell’età difficilmente possano essere fatte scelte, che rischiano, in quanto eccessivamente precoci, di essere determinanti e preclusive rispetto a ciò che potrebbe essere individuato in età più adulta e consapevole
-> L’alternativa suggerita, ossia la formazione professionale fatta a Trento e Bolzano, ha una ragion d’essere se non è in parallelo con l’istruzione professionale, in caso contrario rischia di essere solo un contenitore funzionante da ricettacolo per coloro che, per motivi vari (dalle capacità alle motivazioni), scelgono volontariamente o meno, di lasciare il percorso scolastico.
Proprio per evitare questo pericolo, infatti, le Province di Trento e Bolzano hanno contemporaneamente provveduto alla chiusura degli istituti professionali di Stato e investito notevoli risorse (i docenti hanno una retribuzione maggiorata di circa il 30%) sulla qualità e la metodologia dell’insegnamento.
Sempre in questo ambito, visto che nella “lettera” si citano “esperienze di alto livello in Italia e in Europa” vale la pena di ricordare il caso della Germania (dove è in vigore un sistema scolastico simile a quello auspicato per l’Italia: un “gymnasium”, corrispondente al liceo, una “realschule” ed una “gesamtschule”, corrispondenti ai tecnici e professionali, e una “hauptschule”, ossia l’istruzione professionale. l’UNESCO, dopo i pessimi risultati tedeschi rilevati da PISA 2004, ha ingiunto alla Germania di rimediare al basso livello della “hauptschule” considerata un vero e proprio “ghetto per immigrati” (dalla relazione di Patroncini al Forum nazionale su scuola secondaria superiore: istruzione tecnica, istruzione professionale, Piacenza 11.01.2008).
Ma la nostra riflessione non tende a mettere la testa sotto la sabbia e fingere che i problemi citati nei tre punti iniziali non esistano, sappiamo bene che ci sono e che sono seri, perciò… come intervenire in modo incisivo?
Ritenendo che l’uscita dal percorso scolastico possa solo acuire i fenomeni di emarginazione, pensiamo ad una scuola qualitativamente diversa per gli studenti meno motivati verso gli studi basati sull’astrazione dei concetti. Pensiamo che la proposta vera sia puntare sulla metodologia dell’insegnamento, cosa che viene individuata anche nel recente decreto di riordino dell’Istruzione Professionale; in esso infatti si dice che i percorsi degli istituti professionali (art.5, punto 2, comma d) “si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su : la didattica di laboratorio, anche per valorizzare stili di apprendimento induttivi; l'orientamento progressivo, l'analisi e la soluzione dei problemi relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei prodotti e dei servizi attraverso l'uso delle tecnologie e del pensiero creativo; la gestione di processi in contesti organizzati e l'alternanza scuola lavoro”. Questo necessariamente deve prevedere un incremento dell’attività laboratoriale nel biennio dei professionali con anche, se non dei veri e propri stage, la possibilità di progetti guidati per attività nell’ambito lavorativo.
Si tratta quindi di intraprendere con coerenza, impegnando le risorse necessarie, la strada dell’innovazione didattica necessaria ad assicurare il maggior livello di apprendimento possibile ai giovani meno motivati allo studio, a quelli appartenenti agli strati sociali più marginali, agli studenti immigrati.
Certo la scuola non può essere sola a sostenere questo impegno, il cambiamento delle metodologie didattiche è un processo lungo e laborioso che non può essere fatto artigianalmente dalla singola istituzione scolastica o essere relegato a sperimentazioni sempre a rischio di adeguato finanziamento; deve essere frutto di una precisa volontà istituzionale e, gradualmente, portato a sistema.
Massimo Batoni - dirigente scolastico IIS “Leonardo da Vinci”, Firenze
Giacomo D’Agostino - dirigente scolastico IIS “F.Enriques”, Castelfiorentino
Daniela Borghesi - dirigente scolastico Liceo Scientifico “Il Pontormo”, Empoli
Doriano Bizzarri - dirigente scolastico dell’IC “Montagnola-Gramsci”, Firenze
Saverio Craparo - dirigente scolastico Istituto Professionale “Sassetti”, Firenze
Luciano Rutigliano - dirigente scolastico Istituto Professionale Alberghiero “Saffi”, Firenze
Laura Chirici - dirigente scolastico Scuola Media “Pascetti”, Sesto Fiorentino
Federico Marucelli - dirigente scolastico IC “Terzo comprensivo”, Scandicci
sabato 13 marzo 2010
"CAMBIAMO GLI ISTITUTI TECNICI" - 61 PRESIDI SCRIVONO AI CANDIDATI
Una lettera aperta firmata da sessantuno presidi toscani e indirizzata ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni regionali per chiedere trasformazioni radicali in ambito di formazione professionale. L´iniziativa, che sarà presentata domani al liceo Michelangelo, è del "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità", e vede l´adesione di dirigenti scolastici di elementari, medie e superiori fra i quali Valerio Vagnoli, preside dell´istituto "Vasari" di Figline, uno fra i più grandi del territorio, frequentato da circa 1,300 allievi provenienti dall´intero Valdarno. Punto di partenza del documento, che arriva in un momento di forte discussione intorno alla riforma dell´istruzione secondaria varata dal ministro Mariastella Gelmini (fra pochi giorni, il 26 marzo, scadranno le iscrizioni alle superiori, e finora l´attuazione delle nuove norme sulla semplificazione degli indirizzi è stata contrassegnata da confusione e incertezze), la constatazione del gran numero di bocciature e abbandoni scolastici soprattutto nei primi due anni: «Soltanto nel primo anno tre studenti su dieci vengono bocciati o si ritirano», spiegano nella lettera-appello i sessantuno presidi. Dati in linea con quelli diffusi lo scorso novembre dalla Provincia, secondo cui gli abbandoni fra il primo e il secondo anno riguarderebbero il 18 per cento degli studenti a Firenze e Provincia, il 20,5 per cento in tutta la Toscana. Da qui la denuncia dei dirigenti scolastici: «A questi ragazzi gli istituti professionali statali (anche quelli previsti dalla riforma Gelmini) non offrono, con il limitatissimo numero di ore di laboratorio, dei percorsi adeguati alle loro aspettative e ai loro talenti». Per questo motivo i firmatari del documento guardano ad esperienze diverse da quella toscana, prima fra tutte quella del Trentino Alto Adige, dove esiste la possibilità di assolvere agli ultimi due anni di obbligo scolastico attraverso percorsi professionalizzanti, dei veri e propri apprendistati che potrebbero sostituire le lezioni dal carattere eccessivamente teorico che caratterizzano la maggior parte dell´attività didattica anche negli istituti professionali. Anche perché, sottolineano i firmatari della lettera, «dove questo è possibile la percentuale degli insuccessi è molto più ridotta». ("La Repubblica", giovedì 11 marzo 2010)